South Park e la filosofia
Robert Arp (a cura di)
South Park in Italia: la stessa filosofia?
Luca Barra si occupa di media, di televisione, di adattamenti italiani e (talvolta) di cartoni animati. Ha scritto di Simpson e di doppiaggi, di fansubber e di critica tv. Ora sta facendo un dottorato in Culture della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano ed è redattore di Link. Idee per la televisione. Ha scritto questo saggio appositamente per questo sito web.
“We wish you a merry Christmas, and a happy new year!”. Difficile immaginare qualcosa di più tranquillo, rassicurante, per certi versi “normale”, di queste parole. Che però si dà il caso siano state – e pure così, in inglese – le battute iniziali del primo episodio di South Park mai trasmesso nel nostro paese. Era il 6 gennaio 2000, il giorno dell’Epifania, e quel giovedì sera Italia 1 ha mandato in onda, subito dopo il pilota di Futurama di Matt Groening, il decimo episodio della prima stagione della serie di Trey Parker e Matt Stone. Titolo italiano, Uno stronzo per amico. Neppure tanto tardi, alle 9 e mezza. Una scelta forse casuale, magari spiegabile con il caos nel posizionamento che (ancora) avvolgeva le serie tv (animate, per giunta), probabilmente dovuta alle feste natalizie che stavano per terminare e a cui la puntata si agganciava a meraviglia (pure con buone dosi di dissacrazione). Ma ci piace pensare che forse c’entri qualcosa il fatto che, più di dieci anni prima, anche il primo episodio assoluto dei Simpson, Un Natale da cani, era colmo di canti, presepi e regali.
Comunque. Questo primo episodio è stato una splendida eccezione. Perché Stan, Cartman, Kyle e Kenny, in Italia, non hanno mai avuto vita facile. Subito spostati in seconda serata, quando non in terza, a mezzanotte e dintorni. Penalizzati da un doppiaggio non piatto ma comunque edulcorato, impegnato a limare almeno alcune asperità di linguaggio. Colpiti dalle proteste di default di associazioni di genitori (o sedicenti tali). Censurati, con il “salto” strategico della messa in onda di alcuni episodi forti, centrati su temi scomodi (anche e soprattutto da noi) come la religione, la disabilità, la pedofilia. Su Italia 1 vanno in onda le prime quattro stagioni, in parte replicate in seguito. Poi c’è il grande salto. Il canale tematico Comedy Central, versione italiana del cable americano che da sempre trasmette South Park, comincia a mandare in onda su Sky la quinta stagione, ancora inedita, e poi le successive. Parte nel febbraio 2005. Ciò che più conta, con alcuni cambiamenti sostanziali. Cambia il doppiaggio. La sede si sposta da Roma a Torino. I professionisti coinvolti sono completamente altri, dai traduttori ai direttori, dagli assistenti alle singole voci. E la serie acquista così un nuovo tono, molto più vicino alle complessità e alle violenze verbali dell’originale, quasi letterale nel tradurre improperi e complicati riferimenti alla cultura, alla politica e allo spettacolo statunitensi.
L’operazione ha successo, lo zoccolo duro dei fan può affezionarsi senza più storcere il naso. Tanto che si arriva a una decisione estrema, tentata prima pochissime volte in Italia (perché costosa, perché non si fa). Le prime stagioni vengono ridoppiate, con una traduzione apposita e dialoghi ex novo: il “nuovo corso” investe così anche gli episodi già andati in onda, per cui viene realizzata una seconda versione italiana più “fedele”, in onda sempre su Comedy Central dal maggio 2006. La stessa puntata è declinata in due modi diversi, molto diversi. Tanto che cambiano persino le catchphrases (Screw you, guys!). Infine, visto che in tv tutto torna, le vicende di South Park fanno un secondo ingresso sulle reti in chiaro. Dal settembre 2007 è MTV, rete giovane e “alternativa” (almeno nelle intenzioni), a trasmettere gli episodi mai andati in onda su Italia 1. C’è il tempo per il formarsi di un nuovo piccolo “culto”, quasi un rito serale, mentre la violenza verbale ormai non spaventa più nessuno. Che sia per la collocazione comunque di nicchia. O perché, rispetto ai primi anni del decennio, in tv è passato ben altro…
Ma cosa c’entra tutto questo con South Park e la filosofia? C’entra, eccome. Ricostruire l’arrivo in Italia di una serie, sezionarne le modifiche testuali e contestuali, capirne la ricezione presso un pubblico molto diverso (non solo per la lingua parlata) è importante. Perché è inutile pensare che il “nostro” South Park sia esattamente lo stesso visto dagli autori del libro. O illudersi che queste oscillazioni locali, nel “corpo” di ogni singolo episodio così come nella più generale percezione della serie, non lascino tracce sulla “filosofia” della serie animata. Almeno così come la possiamo capire noi, con i nostri televisori alla periferia di un impero che – oltre a New York e Los Angeles – comprende anche una piccola cittadina immaginaria nel Colorado. E la sua scuola elementare.



[...] South Park in Italia: la stessa filosofia? [...]
Salve,
sono un utente dell’enciclopedia libera Wikipedia (Utente:Tanonero).
Vi scrivo, appellandomi alla vostra gentilezza, per chiedervi se siete in possesso di un elenco con le date di prima messa in onda di South Park sull’emittente Italia 1 (stagioni 1-4), informazione che, per quanto abbia cercato, non sono riuscito a rintracciare nel web (se non per pochissimi episodi) e che utilizzerei per la suddetta enciclopedia.
Se tale elenco fosse presente all’interno del libro “South Park e la filosofia” gradirei mi venisse comunicato, così da poter procedere al suo acquisto.
Ringranziandovi anticipatamente per l’eventuale risposta, vi porgo i miei più distinti saluti.