Senti questa
Jim Holt
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Adnkronos LIBRI: E’ DI UN BARBIERE LOQUACE LA BARZELLETTA PIU’ VECCHIA DEL MONDO SPINOZA RIDEVA DI DUE RAGNI CHE COMBATTEVANO, POGGIO AVEVA IN VATICANO IL CLUB DELLE BUGIE Roma, 6 mag. - (Adnkronos) - ”Come vuole che le tagli i capelli?”, chiese un barbiere loquace a un buontempone. ”In silenzio!”, fu la risposta. E’ la prima barzelletta della storia, raccolta nel ‘Philogelos’, o ‘amante della risata’, una raccolta in greco che fu probabilmente messa insieme nel IV o V secolo d.C.. A farcela riscoprire un divertente ma anche accurato saggio che fa sorridere e’ il giornalista Jim Holt, ‘Senti questa. Piccola storia e filosofia della battuta di spirito’ (Ibsn Edizioni, pp. 128, euro 12). Un viaggio che va da Palamede, l’eore greco della guerra di Troia, cui si attribuisce l’invenzione delle barzellette ma anche della colazione, pranzo e cena, fino ai nostri giorni. Passando per Poggio Bracciolini, che nel Rinascimento fece rinascere l’arte della barzelletta. Segretario papale e umanista, quando non era impegnato a fare figli con le sue numerose amanti, Poggio gestiva in Vaticano il ‘club delle bugie’. Dobbiamo a lui il ‘Liber Facetiarum’, chiamato ‘Facetiae’, il primo volume di questo genere a essere pubblicato in Europa, che vide le stampe nel 1451. In uno di questi racconti, di dice che a Tivoli predicava un frate non troppo prudente: se la prendeva aspramente con l’adulterio e disse tra le altre cose che questo peccato era tanto grave da fargli preferire l’amore con dieci vergini a quello con una sola donna maritata. E Poggio chiosa: ”Furono in parecchi tra i presenti ad acconsentire”. Cosi’, nelle pagine su Gershon Legman, che si vedeva come il guardiano del piu’ recondito scantinato nella Biblioteca di Alessandria, quello dei bostri desideri, con i suoi ‘epigrafi da pisciatoio’, si arriva a Scmulolowitz, instancabile sostenitore del potere delle barzellette, che definiva ”gli spiccioli della storia”, perche’ ‘’senza l’umorismo siamo tutti spacciati”. E se e’ vero che l’antico pittore greco Zeusi, in reazione a un ritratto di una megera che aveva appena terminato, fini’ addirittura per morirne, di sir Isaac Newton si dice che in tutta la vita non rise che una volta: quando qualcuno gli chiese cosa ci fosse di utile negli ‘Elementi’ di Euclide. Che dire di Baruch Spinoza? Rideva solo quando guardava due ragni che si affrontavano in una lotta mortale. Riecheggia in queste pagine anche la canonizzazione operata dal buon vecchio Nietzsche della risata quale cura per le aberrazioni della ragione pura. Perche’ in fondo ridere fa muovere in faccia meno muscoli di quando si e’ seri. Anche per economia, meglio sorridere. (Gkd/Pn/Adnkronos)
Senti questa
Quando lo storiografo olandese Johan Huizinga (nato nel 1872 morì, deportato dai nazisti, nel gennaio ‘45) pubblicò “Homo Ludens” nel 1939 – apparirà in Italia nel 1946 – la filosofia idealistica subì uno dei più duri colpi della sua storia. In quel libro, infatti, un principio consolidato ai nostri giorni, sembrò addirittura oltraggioso, perché s’affermò allora, come scrive Umberto Eco, “una nozione di cultura come complesso di fenomeni sociali di cui fan parte a pari titolo l’arte come lo sport, il diritto come i riti funerari”.
Fu smontata l’idea di cultura “alta” e di cultura “bassa”, fu chiaro che l’indagine sui comportamenti umani può essere condotta, con un metodo di ricerca interdisciplinare come Huizinga aveva fatto in ‘Homo Ludens’, anche osservando il gioco.
Molte opere di sociologia e d’antropologia sono debitrici da quel tempo all’impianto di studi di Huizinga, sicché oggi interpretiamo la società anche attraverso aspetti quali i programmi radiotv, la moda, il packaging, la pubblicità, le canzonette, rinvenendo tanti profili, tic e tabù degli umani.
A questo filone di ricerca appartiene Senti questa Piccola storia e filosofia della battuta di spirito titolo di un bel libro mandato in libreria da Isbn Edizioni; n’è autore Jim Holt che collabora da molti anni con il “New Yorker” e vive nel Greenwich Village.
“Senti questa” non è un libro di barzellette, anche se ne contiene molte, dall’antichità ai nostri giorni. L’autore, difatti, apre il suo lavoro con riflessioni sulla prima raccolta di brevi battute, il “Philogelos” - IV o V sec. d.C. - (ad esempio: “Come vuole che le tagli i capelli?” chiese un barbiere loquacissimo, “In silenzio” gli rispose un buontempone).
“Che cos’è che ci fa ridere? E perché si ride?” Si chiede Holt ed attraversa i tanti studi sull’argomento: da Hobbes a Bergson, da Schopenhauer a Kant, da Voltaire fino a Freud con “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio”.
Francamente sorprende, in tante ragionate e ben fatte citazioni, l’assenza di Pirandello col suo importante saggio “Sull’umorismo” che tanto fece imbufalire Benedetto Croce; vabbè, càpita anche nelle migliori famiglie qualche infortunio del genere.
Dopo una cavalcata attraverso varie epoche viste attraverso il loro modo di ridere, alla fine, Holt, conclude saggiamente ch’è impossibile arrivare ad una definizione univoca dell’umorismo perché “tentare di definire lo humour è già fare dell’umorismo”.
Dimentico niente… ah sì… c’è chi poi racconta barzellette vecchissime e trucibalde, pare che anche in Italia ce ne sia uno specialista, ma a lui ci ha già pensato il poeta newyorchese Richard Wilbur, due volte Premio Pulitzer per la poesia, che in “To a Comedian” fulmina un tipetto così con il verso: Sei il pagliaccio che nella risata infila il ribrezzo.
www.ansa.it
libro del giorno 27/04/2009
JIM HOLT, SENTI QUESTA, L’OCCIDENTE E LE BARZELLETTE
JIM HOLT
SENTI QUESTA
ISBN, PP. 126, 12 EURO
”Come vuole che le tagli i capelli?”, chiese un barbiere loquace a un buontempone. ”In silenzio!”. Freddo umorismo british? Fulminante spirito yiddish? Macche’, e’ una battuta del V secolo dopo Cristo, la prima barzelletta documentata della storia Occidentale giunta fino a noi grazie al Philogelos, 264 motti di spirito raccolti da Ierocle e Filagro con cui si apre la ‘piccola storia e filosofia della battuta’, come recita il sottotitolo, di Holt. In Occidente in realta’ si parla di barzellette fin dai tempi di Palamede, eroe di leggende greche, e nell’Atene di Demostene (IV secolo avanti Cristo) imperversava il Gruppo dei Sessanta, che non era un’avanguardia letteraria ma un club di comici che si riuniva nel tempio di Eracle per scambiarsi freddure. Ma la verita’ e’ che nessuna epoca e nessun luogo, compresa la Chiesa, hanno mai rinunciato a ridere anche, e soprattutto, di cose scabrose o teoricamente vietate a certi ambienti. Come dimostrano alcune delle Facetiae raccolte da Poggio Bracciolini, segretario di ben otto Papi, cui si deve nel 1451 una sistematizzazione capitale delle barzellette cui e’ debitore, come dimostra la citazione di Beatrice in Molto rumore per nulla, perfino il grande Shakespeare. Ma, per arrivare a tempi piu’ recenti, i numi tutelari di Holt sono altri, assai meno noti dei precedenti ma decisamente piu’ curiosi. Innanzituto l’immenso Gershom Legman (1917-1999), l’uomo che invento’ lo slogan ‘Fate l’amore, non la guerra’ e il vibratore, ebbe una relazione con Anais Nin, introdusse l’origami in Occidente, fuggi’ dagli Stati Uniti per riparare in Francia dove visse alla giornata ma soprattutto e’ l’autore di Rationale of the Dirty Joke (Logica della barzelletta volgare). Straordinario moralista (gia’ nel ‘40 aveva capito che la violenza sugli schermi era infinitamente piu’ pericolosa del sesso), passo’ tre decenni e mezzo collezionando barzellette e senza di lui molte delle 60 mila varianti raccolte sarebbero andate perse. Nel pantheon di Holt accanto a lui vanno messi Nat Schmulowitz, la cui Collezione di Spirito e Umorismo conservata nella biblioteca di San Francisco e’ forse la piu’ estesa al mondo, e Alan Dundes, docente a Berkeley, altro collezionista compulsivo, detto Professor Barzelletta e stroncato in aula da un infarto nel 2005 con l’ultima barzelletta ancora sulle labbra. Fin qui, la storia. Ma il sottotitolo del libro (filosofia della battuta di spirito) promette di piu’, ci fa sperare di poter capire perche’ ad un certo punto si mette in moto la contrazione di circa quindici muscoli facciali. In altre parole, perche’ si ride? Nonostante l’idea di Ludwig Wittgenstein, uno dei maggiori filosofi del Novecento, secondo cui era possibile scrivere un’opera filosofica seria consistente di sole barzellette, Holt avverte che, a dispetto dei celebri scritti di Henri Bergson e Sigmund Freud sul tema, una risposta definitiva e’ ben lungi dall’essere stata trovata. Forse perche’, come ha osservato Saul Steinberg, ”cercare di definire l’umorismo e’ una delle definizioni dell’umorismo”.


