Senti questa

Jim Holt

Altri saggi di Jim Holt (in inglese)

Ecco a voi una selezione di saggi e articoli pubblicati da Jim Holt.

Il primo non è altro che l’articolo che ha dato vita a Senti questa. Si intitola "Punch Line", traducibile più o meno come "battuta finale", ed è riportato per intero nella prima parte del volume. Se volete leggere quelle pagine in originale, l’articolo è stato pubblicato sul "New Yorker" nell’aprile del 2004.
Punch Line. The history of jokes and those who collect them

Si può davvero provare che Dio non esiste? E’ la domanda che si fa Holt in un articolo, "The Atheist Christmas Challenge", pubblicato su "Slate" nel dicembre del 2002. Mica facile scrivere di ateismo in una nazione, gli Stati Uniti, in cui solo 5 persone su 100 dicono di non credere in alcun dio (o simili)…
The Atheist Christmas Challenge. Can you prove God doesn’t exist?

Universi e multiversi. La finitezza del mondo. Le realtà parallele. Mica roba da ridere. Eppure Holt riesce a scrivere un bellissimo pezzo, apparso su "Slate" nell’agosto del 2003, proprio su questi argomenti. "My So-Called Universe",  il mio cosiddetto universo, mette a confronto due teorie. Quanti universi ci sono? Ma poi, ci interessa davvero saperlo?
My So-Called Universe. Our cozy world is probably much bigger—and stranger—than we know

"Bullshit", letteralmente "merda di toro", è traducibile in italiano come "stronzata". Un’espressione non proprio delicata, ma del resto è di questo che parla un articolo di Holt pubblicato sul "New Yorker" nell’agosto del 2003, "Say Anything". La colpa non è del nostro autore: lui si limita a riprendere non un libro, ma ben tre volumi editi nello stesso anno, tutti incentrati sull’uso e sull’origine di quella parola. Stronzate?
Say Anything. Three books find truth under cultural and conceptual assault

Evidentemente l’argomento "universo" interessa molto Jim Holt (e mica solo lui). Una delle domande universali, appunto, che l’uomo si è posto da sempre è "Come finirà tutto?". Holt parte da Woody Allen, continua parlando del concetto di "Grande Freddo" (nulla a che vedere con il film), sfiora "Star Trek", intervista alcuni cosmologi e poi si chiede, ancora una volta: ma ci interessa davvero conoscere la fine dell’Universo? Tutto questo in un lungo e bellissimo articolo in tre parti, "How Will the Universe End?", pubblicato su "Slate" nel marzo 2004.
How Will the Universe End? A cosmic detective story about the demise of the world, in three parts

Immaginate Albert Einstein, anche senza la lingua di fuori come nella famosa fotografia. Immaginatelo a Princeton, appena arrivato: forse si sentiva un po’ solo. Trova compagnia in un giovane matematico, Kurt Gödel, che diventerà uno dei più grandi logici di sempre. Holt si immagina che si dicessero i due tedeschi nelle loro lunghe passeggiate nella noiosissima cittadina statunitense. L’articolo si chiama "Time Bandits", i banditi del tempo, come un vecchio film di Terry Gilliam, ed è stato pubblicato sul "New Yorker" nel febbraio 2005.
Time Bandits. What were Einstein and Gödel talking about?

Mai sentito parlare di "teoria delle stringhe"? Beh, sappiate che esiste anche una "teoria delle superstringhe". Anche in questo caso Jim Holt parte da due libri per dire la sua: stiamo forse arrivando a una teoria del tutto o ci siamo ancora lontani? L’articolo è intitolato "Unstrung", ed è uscito in un numero del "New Yorker" dell’ottobre 2006.
Unstrung. In string theory, beauty is truth, truth beauty. Is that really all we need to know?

Richard Dawkins è un darwinista, nominato "umanista dell’anno" nel 2006, tra i divulgatori scientifici più noti del mondo. Insomma, uno che ne sa. Jim Holt lo intervista a proposito di un suo libro, Il racconto dell’antenato, uscito anche in Italia nel 2004. L’articolo, pubblicato su "Slate" nel dicembre di quell’anno, si intitola "The Man Behind the Meme".
The Man Behind the Meme. An interview with Richard Dawkins

 

Un Commento a “Altri saggi di Jim Holt (in inglese)”

  1. [...] questa è davvero una mente brillante e polimorfa. Per rendervene conto basta leggere gli articoli che ha pubblicato su Slate e sul New Yorker. Per avere un altro punto di vista sulla barzelletta, [...]