La grande baldoria
Seth Freedman
Altri articoli di Seth Freedman (in inglese)
Ecco a voi una selezione di articoli pubblicati sul Guardian da Seth Freedman. Il giovane scrittore e giornalista britannico ha scritto molto della situazione nello stato di Israele, dove risiede, ma ha anche sviluppato alcuni dei temi presenti ne La grande baldoria.
Nel settembre del 2008 si avvertono i primi problemi del mercato azionario globale: Freedman ripensa a quello che è successo sette anni prima, e a come il crollo delle torri del World Trade Center, per qualcuno, non sia stato un evento negativo. Perché dovrebbe esserlo la crisi economica mondiale, si chiede in "A Great Day for Making Money"?
A great day for making money. Don’t be fooled by the cries of despair: the current financial meltdown is making some very rich people even richer.
(L’articolo è tradotto in Cultura Pop, il nostro free press.)
Nello stesso periodo si cerca un capro espiatorio, in particolare riguardo allo short selling, cioè la vendita di titoli non posseduti direttamente. Seth Freedman, in due articoli, "Caught Short" e "Short Circuit", ci spiega che però le cose non sono così semplici come sembrano.
Caught short. Instead of arbitrarily lashing out in response to short-selling, governments should hone coherent policy to apply to all players.
Short-circuit. Restricting short-selling is absurd – like shutting the stable door five along from the one out of which the horse actually bolted.
Agli inizi di ottobre 2008, quando tutta l’opinione pubblica inizia a conoscere nomi come quello della Lehman Brothers, l’attenzione dei media si focalizza su alcuni presunti responsabili di quello che sta accadendo nel mondo finanziario: Freedman, ancora una volta, va controcorrente e in "Casting the First Stone is Dangerous" afferma che il problema non sono gli operatori, gli amministratori delegati o i presidenti, ma il sistema.
Casting the first stone is dangerous. The much-maligned traders of Lehmans, Bear Stearns, et al were only doing their jobs: the real culprits may lie closer to home.
Nello stesso mese Freedman torna sulla questione dello short selling e sulla proibizione di questa pratica da parte del governo britannico. In "We’ve Been Sold Short", ci spiega il perché del fallimento di queste soluzioni.
We’ve been sold short. Thirty days on, the government’s ban on short-selling has failed to still the markets and increased volatility. It’s naive and shallow.
Alla fine di ottobre del 2008, prendendo spunto dalla crisi della Volkswagen, Freedman distrugge un altro luogo comune, che riguarda gli hedge funds, o fondi speculativi. L’articolo, "Leave the Short Sellers Alone", ovviamente ha a che fare anche con la vendita allo scoperto, argomento trattato più volte da Freedman.
Leave the short sellers alone. Delighting in the misfortune of hedge fund managers is pernicious and short-sighted.
Nel maggio del 2009 Freedman affronta uno degli argomenti più dibattuti, quello della cosiddetta "influenza suina". In "We’ve All Got Scapegoat Flu" racconta come sia inutile indicare nella City di Londra la sede delle speculazioni sulla pandemia, visto che la stessa City è uno dei "cuori" del sistema finanziario che, alla fine, fa andare avanti il mondo.
We’ve all got scapegoat flu. Accusing City types of profiteering from swine fever is futile: it’s just another face of capitalism.
L’ultimo articolo che vi segnaliamo è uscito nel giugno del 2009, e affronta uno dei sottotemi presenti ne La grande baldoria, quello della dipendenza psicologica da gioco, da scommessa. In questo caso, però, al centro della riflessione di Freedman, non ci sono broker, trader o dealer, ma degli adolescenti che, come viene spiegato in "Gambling with Teenage Lives", iniziano ad essere attratti da "gratta e vinci" con immagini di eroi dei film d’azione.
Gambling with teenage lives. Scratchcards featuring action heroes inevitably attract underage gamblers. Is the industry doing enough to protect the vulnerable?


