Dall’1 al 31 gennaio, in libreria, sconti del 20% su tutto il catalogo Isbn.

Dall’1 al 31 gennaio, in libreria, sconti del 20% su tutto il catalogo Isbn.

Partiamo da un punto fermo: qui in redazione la maggior parte degli uomini tifa Milan. Ma forse appunto per questo abbiamo apprezzato ancora di più - e abbiamo pubblicato - il libro di Sandro Modeo, "L’alieno Mourinho". Un libro che non parla solo di calcio e non parla solo di Mourinho, scritto da una delle firme più brillanti del Corriere della Sera.
Ed è bello scoprire che, oltre alla stampa cartacea, il libro abbia avuto così tanti riscontri positivi anche in rete: ne ha parlato molto bene Aldo Grasso nella sua rubrica sul Corriere della Sera, ma anche tanti altri blog e siti web hanno pubblicato recensioni e segnalazioni molto interessanti sul volume.
Andrea Coccia su Booksblog ha scritto: "Utilizzando gli strumenti della psicologia, delle neuroscienze, della filosofia e della storia, Modeo cerca di indagare e di fare luce sugli angoli più oscuri del personaggio Mourinho, a partire da quella sua sete compulsiva di vittorie, che lo spinge ad una continua migrazione di squadra in squadra", mentre Luca La Viola sull’Ansa dice: "La faccia umana e quella demoniaca di José Mourinho vengono tratteggiate in un turbine organizzato di notazioni psicologiche, rimandi letterari, misteriose o concrete analogie con tecnici del passato, ma anche attraverso un’analisi dei metodi di preparazione e di allenamento del portoghese. Resi originali e tremendamente efficaci, visti i risultati, dall’applicazione delle neuroscienze".
Gianfranco Franchi su Lankelot, nonostante la fede romanista, ne parla con entusiasmo: "Insomma ‘L’alieno Mourinho’, nuova pubblicazione di quel magnifico editore di qualità e di personalità che è ISBN di Milano, è un libro-giocattolo per tutti gli intellettuali e per i tifosi dell’Inter; è un intelligente viatico all’interiorizzazione della parabola di Mourinho, per gli sportivi; è ragione d’ulcera per tifosi della Roma (e del Milan, sospetto) che non abbiano voglia di leggere la benedizione delle patrie lettere su quel tizio così ricco, così sopravvalutato, così burino e via dicendo. È una delle biografie più disorientanti e ricche d’inventiva pubblicate negli ultimi anni: sicuramente un grande libro di calcio, non soltanto un buon libro di saggistica creativa, emiscientifica emiludica eminostrana".
Affari Italiani ha segnalato il libro, mentre Giuseppe Granieri su FC Inter News ha analizzato il saggio "dalla parte dei tifosi": "Sono pagine che riconciliano con il calcio vero, fatte di tattica spiegata, di confronto con l’avversario (a volte aspro), dove spiccano anche le parole di Arrigo Sacchi in apertura e quelle di Irvine Welsh in chiusura. Pagine consigliate a chi voglia ripercorre i due anni non ancora mandati in archivio, con calma e con molta riflessione perché ‘chi sa solo di calcio non sa niente di calcio’”.
Virgilio Sport ha intervistato l’autore, mentre sulla community della Rai il libro è stato segnalato insieme a un’altra nostra uscita, il libro di Marco Giusti sugli 007 all’Italiana. Maurizio Crippa, sul blog del Foglio, ha segnalato il libro, promettendo di riparlarne.
Ovviamente il libro è stato segnalato dalla Gazzetta dello Sport e dal Corriere dello Sport, e anche quotidiani come Terra, L’Avanti e Il Giornale hanno apprezzato il volume ("un viaggio di ricognizione, nutrito di storia, scienza, arte e psicologia, senza rinunciare a evidenziarne le peculiari modalità di allenamento e gli schemi tattici", scrive Nicola Mirenzi di Terra).
Ne ha scritto Roberto Faben sul Messaggero, la postfazione di Irvine Welsh (tradotta dal nostro Mario Bonaldi) è stata pubblicata dal Corriere della Sera, Alberto Brambilla ha parlato del volume sul suo blog Fuori Campo. Il libro è piaciuto alla redazione di Albuonlibro e anche a Nero.
Questo per sottolineare, ancora una volta, che il libro in questione non è soltanto un libro su Mourinho, ma un libro sul calcio e non solo. E ora speriamo solo che lo Special non sia tornato a San Siro a far danni col suo Real.
Sandro Modeo, autore di L’alieno Mourinho, ha parlato del suo libro e della nostalgia di Mourinho su Radio24.

La postfazione di Irvine Welh a L’alieno Mourinho di Sandro Modeo sul Corriere della Sera (traduzione di Mario Bonaldi)
Ho fatto la conoscenza di José Mourinho durante un programma televisivo trasmesso prima della finale di Coppa Uefa 2003 a Siviglia. Mourinho aveva reso il Porto una squadra davvero competitiva, trasformando una compagine un po’ in ombra in una rispettata forza europea. La differenza di comportamento tra lo «Special One» e Martin O’Neill, allora allenatore della squadra avversaria, il Celtic, non avrebbe potuto essere più netta.
O’Neill, uno dei più loquaci e appassionati personaggi sportivi,appare in genere come un incrocio tra un prete gesuita e un avvocato (ha studiato per diventarlo), ed è solito dare giudizi ponderati ed equilibrati, spesso inclusi in una cornice filosofica, anche alla più trita domanda a proposito della prestazione dei giocatori. In breve era, ed è tuttora, una grande risorsa televisiva. A ogni modo, in quell’occasione fu messo in ombra dal giovane, bello e stiloso allenatore latino del Porto. I capelli di Mourinho non erano ancora bianchi allora, e sembrava più giovane di molti dei giocatori di entrambe le squadre. Con i suoi occhi d’acciaio vagamente sfuggenti e la bocca stretta in un malcelato sorrisetto, il suo sguardo in camera rivolto alla comunità calcistica globale diceva: «Sì, ora mi prenderò parte dei vostri stipendi e anche la verginità delle vostre figlie. Tutto quello che chiedo è la vostra eterna devozione». Capii che a Siviglia ci sarebbe stato un solo vincitore.
Cliccate sul link per l’intera postfazione.
È uscito da poco questo importante saggio, rititolato clashanamente (e con un po’ di furbizia) come la canzone omonima, rispetto al più puntuale originale, ovvero “Heavy Metal Islam, Rock, Resistance, and the Struggle for the Soul of Islam”. Si tratta di un saggio approfondito e rigoroso, dal punto di vista sia sociologico sia musicale. Mark LeVine, oltre a essere professore di Storia mediorientale alla University of California, è anche un ottimo chitarrista, che va spesso in Medio Oriente per tenere conferenze e incontrare musicisti, con cui a volte nascono grandiose jam interculturali.
Rock The Casbah su MilanoX. Recensione di Andrea Scarabelli.
Valerio Venturi su Liberazione scrive di Rock the Casbah!
Siamo proprio sicuri che «allo sceriffo non piace che si suoni il rock nella Casbah»? Quando Joe Strummer cantava l’indimenticabile Rock in The Casbah con i suoi The Clash, fotografava una realtà vivissima: la musica del demonio, infangata da messaggi satanici più o meno subliminali, ai giovani mediorientali piace un sacco.
E pazienza se allo sceriffo barbuto, integralista islamico o cristiano o ebreo, la cosa non piace. «La musica boogie che faceva degenerare il fedele», magari bandita, risuona anche dove non deve. Sempre dal brano dei Clash: «I Beduini hanno tirato fuori la batteria elettrica-cammello, il chitarrista locale ha il pollice da chitarrista (…) Sopra quel tempio hanno proprio fatto il pienone. La folla ha detto che è figo scavare questa cosa incantevole. (…) La folla si fa uno sniffo di questo pazzo ritmo Casbah».
Il teorema dei Clash è ora confermato da Mark LeVine, che pubblica il testo Rock the Casbah per isbn edizioni – quelli “cool” che mettono il codice a barre in copertina. Nelle 256 pagine del suo lavoro (19 euro) c’è di tutto; si parla dei diciottenni marocchini che adorano i Black Sabbath, degli ascoltatissimi rapper della striscia di Gaza, dei libanesi che citano Bob Marley e canneggiano, di giovani arrrabbiati appassionati di musica proibita: heavy metal, reggae, punk, hip-hop… Generi che nella società islamica sono spesso considerati immorali, a volte illegali.
Ma non era così anche da noi? Non lo è ancora un po’ adesso, considerando che l’ormai mansueto Marilyn Manson ha funzionato da Bau Bau pervertitore per anni e anni e che al Festival trionfano ancora rassicuranti buoni sentimenti? Una cosa è certa; l’amore per la musica irrequieta è segno di irrequietezza e presenta possibilità di cambiamento politiche: basti pensare al significato che ha assunto il concertone di Woodstock per i giovani degli anni della contestazione.
Benvenuta allora l’originale inchiesta di LeVine: ricca di interviste a musicisti e fan, è un viaggio che indaga i frutti e le contraddizioni dell’incontro tra influenze occidentali e cultura mediorientale. Rock the Casbah è la cronaca della battaglia epica tra libertà e tradizione, tra religione e desiderio di cambiamento; del fermento anche così manifestato che pervade quella parte di mondo in cui tutto è politica e movimento.
Chitarrista e studioso dell’Islam, LeVine conosce ciò che scrive. Dopo aver girato il mondo con artisti del calibro di Mick Jagger, Chuck D, Michael Franti, si è dedicato all’insegnamento; ora è professore di Storia mediorientale alla University of California, Irvine, e sorprende i suoi studenti con racconti imprevedibili e non stereotipati su un mondo lontano-vicino.
Il vizietto di soprendere con oggetti pop-giovanili ce l’hanno anche alla Isbn: i recidivi già avevano pubblicato dvd sui Clash e i Sex Pistols, nonché Heavy Metal a Bagdad, documentario prodotto da Spike Jonze e Vice che racconta la storia dell’unica band heavy metal irachena, gli Acrassicauda (nome latino per “scorpione nero”). Ma se Paganini ripete non è mica male.
Leggere Rock the Casbah, in attesa del mieloso pop del Festival di Sanremo, rappresenta una buona occasione per inquinarsi l’anima: LeVine invita a ricercare le note e le parole dei rocker mediorientali; invita a riassaggiare qualcosa di quello spirito adolescenziale - sano e sacrosanto - che lodeaddìo pervade i giovani e che fa anche un po’ di bene a tutti.
Sul sito di XL una anticipazione e alcuni video sul libro di Mark LeVine.
Su personalreport un bell’articolo di Pier Mauro su Gli Anni Zero:
Edito da ISBN Edizioni e curato dal direttore di Rolling Stone Carlo Antonelli, Gli anni zero — Almanacco del decennio condensato ha un’ambizione ambiziosa: raccontare l’ultimo decennio in 330 pagine di saggi, interviste e brevi contenuti a carattere più strettamente informativo/giornalistico. La missione non può ovviamente considerarsi interamente compiuta, ma è evidente come non fosse e non potesse essere questo l’obiettivo. L’obiettivo mirato e centrato è invece quello d’aver costruito un percorso — diviso in quattro parti: Armageddon, Risiko, Shopping, Storytelling — di letture (più o meno) interessanti, dense di spunti che riescono a portare il lettore a imparare e riflettere osservando da lontano fenomeni nebbiosi o frammentati come il decennio in cui hanno avuto luogo.
Se il Novecento è stato il Secolo Breve, questa raccolta definisce gli Anni Zero il Decennio Breve, fissandone l’inizio l’11 settembre 2001 e la fine il 4 novembre 2008, con l’elezione di Obama. Gli argomenti dei saggi, come potete immaginare, spaziano a tutto campo, dalla politica alla musica, dal calcio alla letteratura, e così via.
Io, appena avuto in mano il libro, mi sono fiondato sull’ultimo saggio della raccolta, un testo biografico su David Foster Wallace, lo scrittore che nella sua postfazione Massimo Coppola, il fondatore di ISBN, indica come l’unica cosa che vale genuinamente la pena di portarsi dietro negli Anni Dieci. In caso non condividiate la mia passione per Wallace, vi assicuro comunque come sia parecchio improbabile che non riusciate e trovare almeno cinque o più saggi che vi interessino. Più che citarveli tutti, ché sono tanti, la prossima volta che passate in libreria cercate il libro e sfogliatelo un po’, capirete da soli se è cosa fa per voi. Costa 19 euro, quindi parecchio, ma il lavoro di redazione non è stato poco. E le edizioni ISBN sono sempre un bell’oggetto.