Il 9 febbraio in libreria arriva Voglia di vincere di Tom Bissell.
Secondo il New York Times "Il miglior racconto esistente su cosa significhi oggi giocare ai videogiochi".
Il 9 febbraio in libreria arriva Voglia di vincere di Tom Bissell.
Secondo il New York Times "Il miglior racconto esistente su cosa significhi oggi giocare ai videogiochi".
Recentemente è stata ripubblicata la kindle version del tuo primo libro, Blissed out. È buffo scoprire che già nell’87 parlavi di una specie di legame con il passato (continue riedizioni e revisioni, “un’altra biografia di Bob Dylan” e via dicendo). Quali sono le differenze fondamentali tra la “nuova” retromania e le “vecchie” retromanie?
La differenza principale sta nella scala, nell’intensità e nella dimensione del problema, che ha a che fare con la componente della cultura digitale della nostra epoca e con il dilagante fenomeno dell’archivismo della memoria pop su internet. È lì che si crea la “mania”.
Nel regno iper-statico della cultura digitale – in cui il tempo è orizzontale e quasi ogni suono creato nel passato può essere facilmente riascoltato e la possibilità del cambiamento lineare sta svanendo – ha ancora un senso l’idea del potere trasformativo della musica? È ancora possibile essere sorpresi da qualcosa?
Immagino che possiamo solo scoprire se qualcuno fa musica trasformativa, e capire se possiamo reagire alla sua sfida. Riguardo all’essere sorpresi, naturalmente spero di sì. Penso che potrebbe ancora succedermi di essere sorpreso. Sono pronto, volenteroso e in desideroso di esserlo!
L’immenso archivio di YouTube è un’enorme risorsa per gli ascoltatori. Scaricare – legalmente o meno – ci permette di avere molta più musica di quella che possiamo realisticamente ascoltare. Si possono ascoltare file mp3 di tutti i tipi, provenienti da tutto il mondo. Tutta questa musica potrebbe costituire un problema per la nostra limitata capacità di ascolto? Stiamo diventando musicalmente onnivori ma allo stesso tempo anche un po’ superficiali?
Sì. Questo è uno degli argomenti che tratto di più nel libro. Una delle mie preoccupazioni è l’assottigliarsi dell’esperienza musicale, una sorta di fruizione satura, distratta e dispersiva.
Cosa pensi della musica italiana? C’è qualche gruppo o cantante italiano che ti piace, contemporaneo o dei decenni scorsi?
Non so un granché della scena contemporanea, però ho visto una band di grande effetto all’Arca Puccini festival a Pistoia, si chiama Topsy the Great, è rock strumentale high energy intenso, tra l’hardcore, il metal e il math rock, con la batteria come strumento principale.
Il libro ha una forte connotazione autobiografica. È pieno di ricordi e storie personali: la caccia alle mappe degli autobus che ha assorbito tuo figlio e te a New York; strani incontri con maniaci del rétro durante gli anni universitari, la sensazione straniante di avere un figlio cresciuto in America con cui non puoi condividere l’atmosfera culturale in cui sei cresciuto tu. Retromania è un ritratto del critico musicale di mezz’età?
Tutti i miei libri sono personali, nel senso che non esisterebbero senza la mia passione e ossessivo interesse per la scena musicale e senza li mio coinvolgimento sul campo, come per i rave negli anni novanta o per il post-punk quand’ero ragazzo. Ma sicuramente in Retromania c’è più memoria emotiva e più aneddotica, pesca dalla mia storia personale più dei libri precedenti ed è inseparabile dal mio punto di vista, quello di chi c’era durante tutti i periodi di cui parlo. Perciò in quel senso è il libro di un uomo di mezza età. Credo che le mie considerazioni siano accessibili a lettori di tutte le età, ma non tutti le sentirebbero con la stessa di chi ha trenta, quaranta, cinquant’anni oggi: quelli che hanno vissuto negli anni sessanta o nell’epoca del post-punk, o in quella dei techno-rave dei novanta. Il libro ha un elemento immediato ed esperienziale che aggiunge un carico emozionale a Retromania sia per chi scrive che per chi legge.
Puoi anticiparci qualcosa sul tuo prossimo lavoro? Quale sarà l’argomento del libro?
Non dico nulla per scaramanzia perché il libro non è ancora stato ufficialmente proposto. Ma se il libro si farà, sarà un grande passo per me: parla sempre di musica, ma esplora aspetti che non ho mai esplorato prima. La mia speranza per i prossimi libri è riuscire a fare cose che mi mettano alla prova e mi portino in direzioni diverse ogni volta.
Il 15 settembre in libreria arriva il nuovo libro di Simon Reynolds, Retromania. Nell’attesa, abbiamo aperto il blog.

Stiamo lavorando sul nuovo libro di Simon Reynolds: Retromania, davvero incredibile. Leggere Reynolds è come fare uno straordinario tuffo - e successiva, rinvigorente nuotata - nella storia della musica, ma soprattutto riflettendo su come le varie epoche abbiano influenzato in modo unico quello che ascoltiamo oggi.
Ma c’è anche tanto altro nel nuovo libro di Reynolds: tendenze musicali dimenticate, cronologie gustosissime, aneddoti bellissimi, un interessante capitolo su come la fruizione della musica e la creazione della stessa sia irrimediabilmente cambiata nell’epoca di YouTube e degli mp3.
Intanto, un paio di segnalazioni: la recensione sul Guardian, l’intervista al traduttore italiano, Michele Piumini, e un blog, proprio su Reynolds e il suo nuovo libro.
Ovviamente, Isbn ha pubblicato anche Post-punk 1978-1984, Hip-hop-rock 1985-2008 e Totally Wired.
Da pochi giorni è nelle librerie (e sul nostro shop) la biografia di Marshall McLuhan scritta da Douglas Coupland. Una biografia sicuramente atipica per il sociologo nato cento anni fa - succede così, quando «l’autore che ha dato un nome e un volto alla Generazione X e poi alla Generazione A racconta uno dei maggiori sociologi del Novecento».
Un libro che svela molti retroscena e aneddoti di un mostro sacro della cultura dei media del Novecento, profeta del villaggio globale, che molto spesso viene citato soprattutto per un paio di frasi entrate a far parte dell’immaginario collettivo, come «il medium è il messaggio» o la «galassia Gutenberg». Eppure McLuhan era anche altro. Leggere questa biografia vi permetterà di scoprire anche un’altra faccia di un uomo che, senza dubbio, una parte della società così come la intendiamo e viviamo oggi l’aveva prevista.