Articoli marcati con tag ‘romanzo’

Recensioni: Cynan Jones - La lunga siccità

Gianfranco Franchi, su Lankelot, recensisce il libro di Cynan Jones.

"Lo stile è spezzettato, frammentato – come quando la poesia incontra la prosa, e ne deriva questo stravagante e seducente ibrido, intenso, fatto di scrittura levigata e scolpita, disossata. Il respiro è minimalista, umanissimo, gentile. La sensazione è che potrà derivarne, un giorno, un bel momento di cinema intimista e allegorico, con una fotografia tutta fondata sull’espressione della bellezza selvatica e scontrosa del Galles. Per adesso, teniamo per noi questo romanzo che va sorseggiato come un buon vino artigianale, scoperto in una cantina poco più che amatoriale, patrimonio – sino all’altroieri – di una ristretta cerchia di aficionado, gelosi della loro scoperta e sospettosi dei neofiti. Come sempre accade. “La lunga siccità” infine potrà terminare, come in un disco dei Cure, quando si comincia a pregare perché possa piovere".

La fortuna degli zingari

Ilja Mitrofanov (1948-1994), secondo alcuni, è uno degli ultimi grandi talenti della letteratura russa.
Sicuramente, è un gran narratore, ed è capace come pochi altri della sua generazione di parlarci della Russia e del suo popolo con uno stile che alterna facilmente delicatezza e violenza, estrema cupezza e incredibile solarità.
La fortuna degli zingari, è il secondo libro di Ilja Mitrofanov pubblicato da Isbn, dopo Il Testimone.
Racconta la storia di Sabina, una zingara dal cuore pieno d’amore per Bogdan, pittore dalle mani d’oro, ma incapace di riemergere dal baratro dell’alcol e della pazzia.
Nel 2010, Isbn pubblicherà anche il terzo libro di Mitrofanov, La fontana di Odessa.

Novecento Italiano su Fahrenheit

Oggi alle 17.30 su Radio Rai 3 a Fahrenheit Guido Davico Bonino e Marina Zancan presentano Novecento italiano, in particolare Nascita e morte della massaia di Paola Masino

http://www.radio.rai.it/RADIO3/fahrenheit/

Tornado Pratt - Paul Ableman

Tornado Pratt è forte, spavaldo, ama le donne. Nella sua vita ha avuto tutto ciò che voleva, trionfando in ogni campo.
Ora però è giunto al capolinea: sdraiato per terra in una stanza d’albergo, ha voglia di raccontare la sua vita, tutta donne, successo e  soldi.
La storia dell’ultimo tycoon americano, raccontata con un linguaggio avvincente e ricco di colpi di scena, per un  romanzo che tratteggia una figura che ricorda molto da vicino il Barney Panofsky di Mordecai Richler.
 

La scheda di Paul Ableman, l’autore, su Wikipedia.
Il necrologio di Ableman sul CulturaPop 3.

Il Nemico

 

 

Il libro di Emanuele Tonon, Il Nemico, uscirà il 10 settembre per Isbn. E’ il suo primo romanzo, un intenso e sconvolgente romanzo eretico.
Questo è l’incipit:

Arrivava zampettando, senza accorgersi nemmeno di essere vivo, arrivava tutto sbregato, tagliato dappertutto - le cicatrici partivano dallo stinco destro e salivano, aprendosi maestosamente come una piazza, sul petto, poi si ricongiungevano e, attraverso lo svuotamento sottomandibolare, andavano a raggiungere l’orecchio sinistro mozzato per via di un basalioma-, arrivava a raccontarmi il suo mondo con parole piccole, parole quasi inudibili, incespicando cadeva in terra, si sbregava ulteriormente, potava i fiori, concimava il suo piccolissimo giardino, faceva crescere una vita mentre stava morendo, piantava gelsomini, lui che era proprio una piccola anima di gelsomino, faceva crescere rose, faceva i conti del mese con una calcolatrice pagata tre euro al Mercatone, percepiva seicentoventitre euro il mese di pensione, spingeva i tasti della calcolatrice uno ad uno, con l’indice destro, era vivo e stava morendo pianissimo. Si era fatto trentaquattro anni in fabbrica di sedie, trentaquattro anni e cinque mesi di puro orrore.
Quell’orrore ha stabilito la sua santità, ha stabilito il nuovo, definitivo canone della santità. Quell’orrore non si presta ad essere raccontato. Nel cuore di questo nuovo, definitivo canone, lui è vissuto lasciandosi divorare i polpastrelli da nastro di carta vetrata su cui lui, per dieci ore il giorno, con una perizia di gesti che lo avvicinavano alla perfezione degli artisti, di un Michelangelo inconsapevole, un Michelangelo seriale, perfetto nella ripetizione del gesto, nello stessissima ripetizione del gesto di posare la gamba della sedia pre-lavorata sul nastro di carta vetrata, con un girare da maestro del polso destro, con un accompagnare da maestro della mano sinistra stretta ad anello
sulla stessa gamba, tutti questi movimenti ripetuti per trentaquattro anni, con la precisione di chi deve infilare cibo nella bocca di un qualche figlio avuto non si sa come ma avuto, ebbene tutto questo fa un canone. Tutta questa santità, questo estro da artista che si sveglia alle cinque del mattino e sale sopra di un Benelli col carburatore sporco e, in groppa a tale destriero, affronta i mostri della fabbrica, sostiene l’urlo della sirena per quattro volte il giorno, si cinge i polsi di nastro adesivo color diarrea, e con lo stesso nastro adesivo cerca di salvare qualche polpastrello completamente piallato dalla carta vetrata, sanguinate fino alla cessazione del sanguinamento, un tale uomo, santo per predestinazione, condannato di conseguenza al combattimento contro l’eterno con Dio, Lucifero, colui che bestemmia e tenta notte e giorno Dio, un tale uomo non può che morire soffocato, trovandosi i polmoni intasati di polvere di legno, quella stessa che ha inalato per trentaquattro anni.

Com’è Abdellah Taïa

Abdellah Taïa è un autore sorridente e disponibile.
Quando è arrivato in redazione, con i suoi modi delicati, gli occhi luminosi e un piccolo dono per ognuno di noi, ci ha immediatamente conquistato.
Durante il pranzo ha parlato a lungo, con tutti e di tutto.
Letteratura, arte, cinema, Parigi, Marocco. Aveva tanta voglia di comunicare le sue passioni, il suo amore per la cultura e per la vita.
Ha presentato il suo libro a Milano e a Torino, in due serate/dibattito che hanno raccolto numerosi fan, giornalisti e curiosi.
L’esercito della salvezza è il suo romanzo di formazione, la storia della sua infanzia in Marocco, l’adolescenza a Ginevra, il suo arrivo a Parigi. Una storia a tratti incredibilmente delicata, a tratti cruda e intensa.

Ecco l’incipit del suo libro.

Lei dormiva sempre insieme a noi, in mezzo a noi, tra mio fratello più piccolo Mustafà e mia sorella Rabiaa.
Si addormentava molto rapidamente e russando dava ritmo, notte dopo notte e in modo naturale, quasi armonioso, al suo sonno. All’inizio ci disturbava, ci impediva di entrare con tranquillità nei sogni. Nel tempo, quella musica notturna, per non dire quei rumori, era diventata un soffio benevolo che accompagnava le nostre notti e ci rassicurava perfino quando gli incubi s’impadronivano di noi lasciandoci esausti, stremati.
Per lungo tempo la nostra casa a Hay Salam, a Salé, è stataun pianterreno di tre stanze, una per mio padre, un’altra per mio fratello maggiore Abdelkébir e l’ultima per noi, il resto della famiglia: le mie sei sorelle, Mustafa, mia madre ed io. In quella stanza non c’erano letti, solo tre panchine che servivano di giorno come divani per la sala. Vivevamo uno sull’altro, sempre là dentro, con un vecchio armadio gigantesco, mostruoso: in quella stanza mangiavamo, preparavamo a volte il té alla menta, correggevamo i compiti, ricevevamo i vicini e ci raccontavamo storie che non finivano mai, e naturalmente litigavamo, con discrezione o violentemente, a seconda dei giorni, del nostro stato d’animo e soprattutto dal modo in cui mia madre reagiva.

L’esercito della salvezza, in libreria e sullo shop Isbn.