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Gli Anni Zero
Su personalreport un bell’articolo di Pier Mauro su Gli Anni Zero:
Edito da ISBN Edizioni e curato dal direttore di Rolling Stone Carlo Antonelli, Gli anni zero — Almanacco del decennio condensato ha un’ambizione ambiziosa: raccontare l’ultimo decennio in 330 pagine di saggi, interviste e brevi contenuti a carattere più strettamente informativo/giornalistico. La missione non può ovviamente considerarsi interamente compiuta, ma è evidente come non fosse e non potesse essere questo l’obiettivo. L’obiettivo mirato e centrato è invece quello d’aver costruito un percorso — diviso in quattro parti: Armageddon, Risiko, Shopping, Storytelling — di letture (più o meno) interessanti, dense di spunti che riescono a portare il lettore a imparare e riflettere osservando da lontano fenomeni nebbiosi o frammentati come il decennio in cui hanno avuto luogo.
Se il Novecento è stato il Secolo Breve, questa raccolta definisce gli Anni Zero il Decennio Breve, fissandone l’inizio l’11 settembre 2001 e la fine il 4 novembre 2008, con l’elezione di Obama. Gli argomenti dei saggi, come potete immaginare, spaziano a tutto campo, dalla politica alla musica, dal calcio alla letteratura, e così via.
Io, appena avuto in mano il libro, mi sono fiondato sull’ultimo saggio della raccolta, un testo biografico su David Foster Wallace, lo scrittore che nella sua postfazione Massimo Coppola, il fondatore di ISBN, indica come l’unica cosa che vale genuinamente la pena di portarsi dietro negli Anni Dieci. In caso non condividiate la mia passione per Wallace, vi assicuro comunque come sia parecchio improbabile che non riusciate e trovare almeno cinque o più saggi che vi interessino. Più che citarveli tutti, ché sono tanti, la prossima volta che passate in libreria cercate il libro e sfogliatelo un po’, capirete da soli se è cosa fa per voi. Costa 19 euro, quindi parecchio, ma il lavoro di redazione non è stato poco. E le edizioni ISBN sono sempre un bell’oggetto.
Del Buono e Antonielli su Lankelot
Gianfranco Franchi, sul portale Lankelot.eu, ha recensito due libri della nostra collana Novecento Italiano: Facile da usare e Il Campo 29.
Su Del Buono: "Cinque racconti di Oreste Del Buono, pieni di sentimento, vitalità e intelligenza, espressione d’una sensibilità letteraria capace di dialoghi di grande credibilità e di monologhi interiori di vero fascino; cinque racconti d’amori perduti, spezzati, incompresi, interrotti, clandestini per gioco, comunque mai adulti. Cinque racconti ragazzini, d’un narratore adulto che sembra sospeso nell’antica linea d’ombra, e non sembra aver voglia di oltrepassarla mai. Compatti come un romanzo – come si dice quando si deve ammettere che il protagonista delle storie è sempre lo stesso, più o meno mascherato – originariamente apparsi per Feltrinelli nel 1962: oggi, finalmente, “Facile da usare” è nuovamente a disposizione del pubblico nella nuova edizione ISBN, 2009, completa di postfazione d’eccellenza: a firmarla è Ermanno Paccagnini".
Su Antonielli: "Storia d’un italiano prigioniero di guerra in un campo inglese in India; della disfatta del nostro esercito e del nostro popolo, e della dolorosa battaglia per la difesa dell’identità, della memoria e dell’essenza di ogni individuo; storia della contrapposizione viva tra chi allora riconosceva la patria nel fascismo, e chi invece nel suo rovescio logico, ossia la repubblica parlamentare; storia d’una vicenda oscura dei nostri soldati, altrimenti estranea alla letteratura. Questo è, in buona parte, “Il campo 29””, romanzo di Sergio Antonielli (1920-1982) scritto nel 1947 e originariamente pubblicato nel 1949; oggi nuovamente a disposizione del pubblico nella collana “Novecento italiano” delle ISBN di Milano, collana destinata a venire incontro ai gusti di un pubblico di italianisti e di letterati sempre entusiasta di apprezzare nuovi recuperi di qualità, incomprensibilmente trascurati dai grandi gruppi editoriali".
Why Steve was Late su Sei di Moda
Alcune delle scuse di Steve, on line, sul sito Sei di Moda.
Qual è la vostra preferita?

L’eroe alternativo su La Voce
Paolo Quaglia recensisce L’eroe alternativo.
L’esordio letterario di Tim Thornton ci racconta passioni che cambiano il corso della vita
Sulla copertina del libro campeggia la scritta romanzo rock , l’esordio di Thornton appare essere molto di più che un semplice romanzo che parla di musica.Il rock è una componente fondamentale nella vita di ognuno di noi, ma con lo scorrere delle pagine si capisce come è l’appartenenza il motore che a volte permette alle persone di funzionare.
La scena si apre nei primi anni 90 dove troviamo il protagonista 15enne intento a superare i problemi propri di un adolescente (le ragazze, i genitori, i brufli sul viso, la scarsa fiducia i se stesso) la musica arriva in suo aiuto, ma per la prima volta Clive il nome del personaggio principale) si trova a dover fare una scelta precisa , che musica? Quale tra i tanti gruppi presenti sul mercato diventerà una seconda religione per il ragazz, una sorta di idolo intoccabile che sopravvierà a voti brutti , rifiuti d’amore, regali di natale scadenti e il lento procedere ferso il fallimento personale.
Non ha nessuna importanza se saranno gli U2 i Simple Mind o Bob Dylan, la cosa importante è che questa scelta diventerà di famiglia, a volte la famiglia stessa. Clive decide che Lance Webster leader dei Thieving Magpies avrà l’onore di entrare a far parte della sua vita , la più grade band del pianeta ,oscurata alla fine degli anni 90 finedo a gettare la spugna e far tornare i suoi componenti , Lance in primis, giù dall’olimpo con le persone comuni.
Ma quando il fan , vede l’ex idolo uscire da una lavanderia di Londra tutto ricomincia. Clive sente lo scoop e vuole approfondire." che cosa ha fatto si che Lance Webster abbia abbandonato la musica e si ritrovi a ritirare panni appena lavati in un sobborgo cittadino come un qualsiasi individuo?"
Per rispondere a questa domanda il protagonista dovrà ricorrere ad ogni mezzo ,perfino a travestirsi , ma sopratutto andare alla ricerca del tempo perduto in una città che ha smesso di essere vivibile , citando Lp , nomi dimenticati e sogni ormai disattesi di quello che sarebbe potuto essere e non sarà mai più.
Il romanzo risulta essere uno spazio quasi ai confini della realtà dove andare a cercare se stessi, carico di emozioni e di flashback riesce a costruire uno spaccato di vita che tutti gli uomini nati dal 1970 al 1976 conosco molto bene, un mondo dove gli Mp3 ancora non esistevano, la musica non si scaricava , ma si comprava. I supporti erano a volte anacronistici ma permettevano ancora ad un individuo di sentirsi parte di qualcosa, qualcosa che sarebbe arrivato al suo apice nei concerti live.
La descrizione del primo concerto a cui Clive partecipa ,solo , a 15 anni, dei suoi idoli ha commosso chi scrive , le dinamiche dei ricordi passati ci fanno capire che la ricerca dell’idolo è un semplice pretesto del Clive adulto, di tornare a sentirsi parte di qualcosa.
Chiunque desidera ritrovare sè stesso e farsi cullare dolcemente da una percezione di malinconia, troverà in queste pagine una sorta di isola che non c è dove vivere ancora sentimenti passati. Emil Cioran diceva "se non ci fosse la malinconia gli uccelli sugli alberi rutterebbero invece che cinguettare", per chiunque la pensi come lui.
La domenica degli italiani
La copertina dello scorso Venerdì di Repubblica dedicata alla Domenica degli italiani, libro di foto di Lori Sammartino.
All’interno reportage di Marco Cicala.





