Articoli marcati con tag ‘Narrativa’

Amedeo Romeo su D

La dura spina su Lankelot

Bella recensione di Gianfranco Franchi su Lankelot.

Seducente rappresaglia all’oltranzismo xenofilo, la collana Novecento Italiano (ISBN Edizioni, Milano) diretta dal professor Guido Davico Bonino, si propone di restituire alla loro sacrosanta centralità opere letterarie del secolo scorso, dimenticate o trascurate dagli editori e dalle ultime generazioni di lettori e scrittori italiani. Si tratta di una linea editoriale necessaria e nient’affatto romantica: va a stuzzicare la curiosità e l’orgoglio dei nostri letterati, scalfito ma non intaccato dalla prepotente presenza di narrativa straniera negli scaffali delle grandi librerie, e dimostra con intelligenza quanta grande cultura italiana potremmo e dovremmo ancora interiorizzare. Le prime uscite sono state spiazzanti e piene di personalità: si va dai racconti sperimentali di un giovanissimo Oreste Del Buono (“Facile da usare”) al divertissement para-futurista del grande Massimo Bontempelli (“La vita intensa”), dalla narrazione unica d’un campo di prigionia inglese ai piedi dell’Himalaya, pieno di nostri ufficiali, nel potente esordio d’antan di Sergio Antonielli (“Il Campo 29”), ai racconti partenopei d’un allora giovanissimo Domenico Rea (“Gesù, fate luce”). E adesso riscopriamo il secondo romanzo di uno degli ultimi, grandi letterati triestini: Renzo Rosso, morto pochi mesi fa nella Tivoli cara a Carlo Mazzantini, dimenticato dai grandi gruppi editoriali ma non dalla piccola editoria; tutte le sue ultime pubblicazioni, tendenzialmente autobiografiche, erano apparse infatti per la romanissima Azimut di Guido Farneti. Onore al merito.

Originariamente apparso per Feltrinelli nel 1963, nella “Biblioteca di Letteratura” diretta da Giorgio Bassani, “

La dura spina

” (titolo che omaggia versi di Saba) torna a disposizione a vent’anni esatti dall’ultima edizione (Garzanti, 1989) accompagnato da una notevole postfazione di Anco Marzio Mutterle. 1945. Ermanno Cornelis, pianista sessantenne, uomo pieno di donne, per dirla con Drieu, sta per tornare in Italia, dopo tanti anni passati a Vienna. È alto, asciutto, elegante; parla correttamente tedesco – come tanti triestini dell’epoca, restituiti all’Italia soltanto nel 1918 – e non sa bene cosa aspettarsi, al di là della rovina della città.

Liberaci dagli sbirri su Lankelot

Gianfranco Franchi, su sul portale letterario Lankelot, recensisce l’ultimo libro di narrativa italiana Isbn, "Liberaci dagli sbirri", di Gabriele Reggi.

Ventitre anni, giovane professore fresco di nomina, settentrionale. Una scuola sottoterra, dentro un precipizio, i pilastri come punte d’iceberg. Una scuola di paese, d’un paese che sembra vergognarsi che la scuola esista. Forse non è un caso che quella scuola sia sprofondata. E poi quella scuola è il viatico a una scuola peggiore, quella a cui il professore è stato assegnato, località San Francesco da Stimmate. Profondo sud – quello che le cronache si rifiutano di raccontare. [...] “Liberaci dagli sbirri”, opera prima di Gabriele Reggi, classe 1961, è un romanzo di (de)formazione d’un individuo, e d’una comunità; è una narrazione fredda, tinta di nero, della decadenza, della povertà, del disperato tentativo di alzare la testa e di cambiare la propria sorte, e quella di un’altra persona almeno, di un’altra persona soltanto. Tecnicamente, Reggi gioca su un periodare breve, fitto, spezzato; i dialoghi sono estremamente asciutti, in cerca d’una esattezza chirurgica.

Del Buono e Antonielli su Lankelot

Gianfranco Franchi, sul portale Lankelot.eu, ha recensito due libri della nostra collana Novecento ItalianoFacile da usare e Il Campo 29.

Su Del Buono: "Cinque racconti di Oreste Del Buono, pieni di sentimento, vitalità e intelligenza, espressione d’una sensibilità letteraria capace di dialoghi di grande credibilità e di monologhi interiori di vero fascino; cinque racconti d’amori perduti, spezzati, incompresi, interrotti, clandestini per gioco, comunque mai adulti. Cinque racconti ragazzini, d’un narratore adulto che sembra sospeso nell’antica linea d’ombra, e non sembra aver voglia di oltrepassarla mai. Compatti come un romanzo – come si dice quando si deve ammettere che il protagonista delle storie è sempre lo stesso, più o meno mascherato – originariamente apparsi per Feltrinelli nel 1962: oggi, finalmente, “Facile da usare” è nuovamente a disposizione del pubblico nella nuova edizione ISBN, 2009, completa di postfazione d’eccellenza: a firmarla è Ermanno Paccagnini".

Su Antonielli: "Storia d’un italiano prigioniero di guerra in un campo inglese in India; della disfatta del nostro esercito e del nostro popolo, e della dolorosa battaglia per la difesa dell’identità, della memoria e dell’essenza di ogni individuo; storia della contrapposizione viva tra chi allora riconosceva la patria nel fascismo, e chi invece nel suo rovescio logico, ossia la repubblica parlamentare; storia d’una vicenda oscura dei nostri soldati, altrimenti estranea alla letteratura. Questo è, in buona parte, “Il campo 29””, romanzo di Sergio Antonielli (1920-1982) scritto nel 1947 e originariamente pubblicato nel 1949; oggi nuovamente a disposizione del pubblico nella collana “Novecento italiano” delle ISBN di Milano, collana destinata a venire incontro ai gusti di un pubblico di italianisti e di letterati sempre entusiasta di apprezzare nuovi recuperi di qualità, incomprensibilmente trascurati dai grandi gruppi editoriali".

 

Musica di Plastica libro dell’anno per Rumore

Nella classifica che la rivista di musica Rumore ha realizzato per la fine del 2009, ci sono delle piacevoli sorprese che ci riguardano.
Musica di Plastica, di Hugh Barker e Yuval Taylor, è al primo posto.
In ottima posizione anche Boy A, di Jonathan Trigell, è al settimo posto.

isbnedizioni.it/isbnblog/files/2009/12/musicadiplastica-rumore.pdf

Altri Giorni, Altri Alberi, su Affari Italiani

Altri Giorni, Altri Alberi, su Affari Italiani.

"Qui gli Alberi di Natale si scontrano in vere e proprie battaglie. Da essi dipende la sopravvivenza, soprattutto spirituale, del quartiere che rappresentano. Il protagonista è il povero Vinicio, capogabbiotto  responsabile della preparazione di Gustavius, l’albero del quartiere Marassi che, malato e ormai stanco per le mille sfide, deve uscire indenne dallo scontro finale con lo spietato albero avversario, Mascherafuturo. Capite lo stupore per chi legge? Qui entra il gioco un cartone animato di culto, l’Uomo Tigre. Vinicio è infatti innamorato di Mirella, che si prende cura dei bambini di un orfanotrofio… Non aggiungiamo altro. Diciamo solo che è molto raro leggere pagine tanto sorprendenti, vibranti, ammalianti, a tratti drammaticissime, commoventi e sottilmente (auto)ironiche allo stesso tempo, sospese tra fiaba e fantascienza, dove più che la trama conta l’atmosfera, che definire irripetibile è troppo poco. Un piccolo bellissimo romanzo, "Altro giorni, altri alberi". E guai a parlare di postmoderno".

Uomini nello spazio su l’Unità

Marco Petrella recensisce Uomini nello spazio di Tom McCarthy su l’Unità.

 

 

L’eroe alternativo su La Voce

Paolo Quaglia recensisce L’eroe alternativo.

L’esordio letterario di Tim Thornton ci racconta passioni che cambiano il corso della vita

Sulla copertina del libro campeggia la scritta romanzo rock , l’esordio di Thornton appare essere molto di più che un semplice romanzo che parla di musica.Il rock è una componente fondamentale nella vita di ognuno di noi, ma con lo scorrere delle pagine si capisce come è l’appartenenza il motore che a volte permette alle persone di funzionare.

La scena si apre nei primi anni 90 dove troviamo il protagonista 15enne intento a superare i problemi propri di un adolescente (le ragazze, i genitori, i brufli sul viso, la scarsa fiducia i se stesso) la musica arriva in suo aiuto, ma per la prima volta Clive il nome del personaggio principale) si trova a dover fare una scelta precisa , che musica? Quale tra i tanti gruppi presenti sul mercato  diventerà una seconda religione per il ragazz, una sorta di idolo intoccabile che sopravvierà  a voti brutti , rifiuti d’amore, regali di natale scadenti e il lento procedere ferso il fallimento personale.

Non ha nessuna importanza se saranno gli U2  i Simple Mind o Bob Dylan, la cosa importante è che questa scelta diventerà di famiglia, a volte la famiglia stessa. Clive decide che Lance Webster leader dei Thieving Magpies avrà l’onore di entrare a far parte della sua vita , la più grade band del pianeta ,oscurata alla fine degli anni 90 finedo a gettare la spugna e far tornare i suoi componenti , Lance in primis, giù dall’olimpo con le persone comuni.

Ma quando il fan , vede l’ex idolo uscire da una lavanderia di Londra tutto ricomincia. Clive sente lo scoop e vuole approfondire." che cosa ha fatto si che Lance Webster abbia abbandonato la musica e si ritrovi a ritirare panni appena lavati in un sobborgo cittadino come un qualsiasi individuo?"
Per rispondere a questa domanda il protagonista dovrà ricorrere ad ogni mezzo ,perfino a travestirsi , ma sopratutto andare alla ricerca del tempo perduto in una città che ha smesso di essere vivibile , citando Lp , nomi dimenticati e sogni ormai disattesi  di quello che sarebbe potuto essere e non sarà mai più.

Il romanzo risulta essere uno spazio  quasi ai confini della realtà dove andare a cercare se stessi, carico di emozioni e di flashback riesce a costruire uno spaccato di vita che tutti gli uomini nati dal 1970 al 1976 conosco molto bene, un mondo dove gli Mp3 ancora non esistevano, la musica non si scaricava , ma si comprava. I supporti erano  a volte anacronistici ma  permettevano ancora ad un individuo di sentirsi parte di qualcosa, qualcosa che sarebbe arrivato al suo apice nei concerti live.

La descrizione del primo concerto a cui Clive partecipa ,solo , a 15 anni, dei suoi idoli ha commosso chi scrive , le dinamiche dei ricordi passati ci fanno capire che la ricerca dell’idolo è un semplice pretesto  del Clive adulto, di tornare a sentirsi parte di qualcosa.

Chiunque desidera ritrovare sè stesso e farsi cullare dolcemente da una percezione di malinconia, troverà in queste pagine una sorta di isola che non c è dove vivere ancora sentimenti passati.  Emil Cioran diceva "se non ci fosse la malinconia gli uccelli sugli alberi rutterebbero invece che cinguettare", per chiunque la pensi come lui.

 

 

Chi trova il nemico trova un tesoro - Domenico Valeriano Durante

Volgete lo sguardo alla fossa, imparate dai cadaveri l’ obbedienza
Il nemico - Emanuele Tonon

"Il nemico" è il romanzo d’esordio di Emanuele Tonon, scrittore friulano "non proprio di primo pelo" come lui stesso si è definito durante l’intervista a Radio 3 per la trasmissione Fahrenheit, teologo-operaio come è scritto sulla prima pagina del suo libro. Teologo-operaio, definizione che puntualmente riappare in ogni intervista sostenuta da Emanuele, per via della sua formazione: operaio già a quindici anni, frate francescano da diciannove a ventisei anni, e poi ancora operaio. La fabbrica e il seminario, nell’una il rumore nell’altro il silenzio, eppure è quasi un endiadi per indicare metaforicamente un luogo di obbedienza con tempi e spazi ben definiti. Data l’esperienza lavorativa di Tonon, visto il sottotitolo del libro (romanzo eretico) e considerato l’abbandono del seminario, verrebbe subito da pensare alla Teologia della Liberazione. Invece no: quale riferimento teologico principale Tonon cita il teologo giapponese Kazoh Kitamori e il suo libro Theology of the pain of God, a detta dello scrittore vertice di pensiero della Teologia del dolore di Dio, di cui fino a qualche settimana fa ignoravo l’esistenza. Nell’intervista a Radio 3 Tonon si dice scrittore tra virgolette cattolico e pone la sua fede al confine con l’eresia; eresia che nell’intervista per Culturapop definisce "feto nato morto da troppo amore" e ancora: "è eretico, sì, questo romanzo, ma lo è per troppo amore, non per troppo poco". Troppo amore, aspettando la resurrezione dei morti e la vita nel nuovo mondo che verrà ma niente amen, ché da troppo tempo la promessa dell’ Apocalisse è disattesa, Dio è muto e gli uomini sono stanchi di invocarlo inutilmente. "Dove gli uomini non riescono a vivere gli dèi non se la cavano certo meglio", e se sono riuscito a infilarci una citazione di Cormac McCarthy sento di aver fatto il mio porco dovere. Tonon si lamenta del silenzio della Chiesa sull’unica speranza dei cattolici, la Parusia, e del tormentoso discorrere attorno a questioni secondarie: "cosa fare dei propri organi genitali, è materia che schizza fuori, ingestibile, per esempio. Al cuore devastato di Cristo so che non interessa in quale buco infilo il mio cazzo, e ci mancherebbe". Diretto e coinciso e insospettabilmente in accordo con l’erotomane e ratzingeriano Camillo Langone, che sul Foglio temo sia stato poco accorto nel liquidare "Il nemico" come opera di poco valore prodotta da un "seminarista deluso alla Antonio Moresco" (!), quando nel suo articolo dedicato alla concupiscenza scrisse "è svilente, insultante pensare che Gesù si sia fatto inchiodare a una croce per impedirci di rubare la marmellata o di toccarci il pisello".
"Il nemico" è un romanzo spietato, senza speranza, respinge la luce e accoglie il buio quale acconto sulla morte tanto desiderata. Il romanzo parla dell’ amore che non c’è, affogato nel dolore per un figlio mai nato; parla di un padre che non c’è, morto soffocato per la segatura che aveva nei polmoni; parla di un figlio che non c’è e soprattutto di Dio che non c’è, ritirato in qualche recesso e sordo alle preghiere. Non c’è niente a parte la sofferenza degli uomini stramazzati, la quale si palesa ad ogni pagina, fedele, ammorbante. La Sacra Scrittura è mancata alle proprie promesse di salvezza ed ha mantenuto quelle di dannazione in Terra e allora il protagonista si appresta a compilarne una nuova, che sia vera, secondo l’esperienza che ha fatto della vita. Nuove parabole sbronze e tragiche per dire la morte in vita all’unico discepolo, la sposa muta.
Maria Saporito ha recensito questo romanzo su Il Domenicale scrivendo: "quelli tracciati ne “Il nemico” sono i confini spaventosi del regno sconsolato della spiritualità tradita che trova ristoro solo nel vino e nell’attesa spasmodica del silenzio finale. Non un delirio scomposto, piuttosto una preghiera incendiata, una bestemmia struggente che conduce alla considerazione finale: «Sarà Dio a doverci chiedere perdono, non noi scimmie casuali che siamo»."
Prendete e leggetene tutti.

Domenico Valeriano Durante

Tonon a Fahrenheit

Emanuele Tonon, con il suo romanzo "Il Nemico", è tra i candidati a libro del mese di Fahrenheit.
Qui l’audio dell’intervista.
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