Articoli marcati con tag ‘Narrativa’

I corpi neri su Rolling Stone

Veronica Raimo (Rolling Stone) su I corpi neri.

I corpi neri di Shannon Burke è stato spesso associato alla serie E.R. In realtà, Burke non ha la tv e gli è capitato solo una volta di vedere un episodio. "Irreprensibile da un punto di vista tecnico", commenta. "Dosaggi, trattamenti, tutto giusto… ma l’impatto non è niente in confronto a quello che ho provato a lavorare su un’ambulanza". Burke, come Ollie Cross, protagonista del suo romanzo e suo alter-ego, ha fatto il paramedico ad Harlem, a metà degli anni ‘90, prima che la "tolleranza zero" di Giuliani ripulisse il quartiere dalla criminalità. "Era un posto fuori dalla grazia di Dio. Lavorare per il pronto soccorso non deve essere facile da nessuna parte, ma a Harlem ci sentivamo in un territorio senza leggi e di conseguenza le nostre scelte diventavano estreme". Ollie, quando comincia la sua esperienza da paramedico, è un ragazzino idealista e sensibile, che si trova all’improvviso a fare i conti con una realtà dove violenza e disperazione sono all’ordine del giorno. I suoi solidi principi borghesi e la sua lucida aspirazione ad aiutare il prossimo si corrompono a poco a poco, fino a scivolare dietro una maschera di cinismo, l’unico modo per difendersi dall’atrocità quotidiana della morte. "Non si poteva fare altrimenti per sopravvivere, per non diventare pazzi. Per me, come per i miei colleghi, "fare i duri" era un tentativo di protezione". Per quanto I corpi neri sembri un libro senza speranza, e una dimostrazione quasi scientifica di come il contesto agisca sull’animo umano, per Burke esiste una forma di resistenza. "Se dentro di te non resta però almeno un briciolo di altruismo sei spacciato. Il tuo lavoro diventa intollerabile. Il cinismo è sempre una posa". Come è anche una posa il relativismo del bene e del male, l’idea che le due cose dipendano dalle circostanze: "In situazioni estreme le circostanze si appiattiscono e i conflitti della vita appaiono molto più chiari: sai cos’è il bene e sai cos’è il male". Scrivere questo libro è stata una specie di terapia, ammette Burke, con dei risvolti paradossali, perché era proprio la capacità di scrivere le scene più cruente e disturbanti a dargli un senso di soddisfazione euforica: "Credo che tutti noi abbiamo il bisogno di dire la verità, e quando ci riusciamo, anche se è una verità spietata, ci sentiamo bene".

Nuove copertina e nuova grafica - Collana Special Books

La prima uscita della nuova collana Isbn, I corpi neri di Shannon Burke.

Amedeo Romeo su Grazia

Rock the Casbah! su MilanoX

È uscito da poco questo importante saggio, rititolato clashanamente (e con un po’ di furbizia) come la canzone omonima, rispetto al più puntuale originale, ovvero “Heavy Metal Islam, Rock, Resistance, and the Struggle for the Soul of Islam”. Si tratta di un saggio approfondito e rigoroso, dal punto di vista sia sociologico sia musicale. Mark LeVine, oltre a essere professore di Storia mediorientale alla University of California, è anche un ottimo chitarrista, che va spesso in Medio Oriente per tenere conferenze e incontrare musicisti, con cui a volte nascono grandiose jam interculturali.

Rock The Casbah su MilanoX. Recensione di Andrea Scarabelli.

Amedeo Romeo su D

La dura spina su Lankelot

Bella recensione di Gianfranco Franchi su Lankelot.

Seducente rappresaglia all’oltranzismo xenofilo, la collana Novecento Italiano (ISBN Edizioni, Milano) diretta dal professor Guido Davico Bonino, si propone di restituire alla loro sacrosanta centralità opere letterarie del secolo scorso, dimenticate o trascurate dagli editori e dalle ultime generazioni di lettori e scrittori italiani. Si tratta di una linea editoriale necessaria e nient’affatto romantica: va a stuzzicare la curiosità e l’orgoglio dei nostri letterati, scalfito ma non intaccato dalla prepotente presenza di narrativa straniera negli scaffali delle grandi librerie, e dimostra con intelligenza quanta grande cultura italiana potremmo e dovremmo ancora interiorizzare. Le prime uscite sono state spiazzanti e piene di personalità: si va dai racconti sperimentali di un giovanissimo Oreste Del Buono (“Facile da usare”) al divertissement para-futurista del grande Massimo Bontempelli (“La vita intensa”), dalla narrazione unica d’un campo di prigionia inglese ai piedi dell’Himalaya, pieno di nostri ufficiali, nel potente esordio d’antan di Sergio Antonielli (“Il Campo 29”), ai racconti partenopei d’un allora giovanissimo Domenico Rea (“Gesù, fate luce”). E adesso riscopriamo il secondo romanzo di uno degli ultimi, grandi letterati triestini: Renzo Rosso, morto pochi mesi fa nella Tivoli cara a Carlo Mazzantini, dimenticato dai grandi gruppi editoriali ma non dalla piccola editoria; tutte le sue ultime pubblicazioni, tendenzialmente autobiografiche, erano apparse infatti per la romanissima Azimut di Guido Farneti. Onore al merito.

Originariamente apparso per Feltrinelli nel 1963, nella “Biblioteca di Letteratura” diretta da Giorgio Bassani, “

La dura spina

” (titolo che omaggia versi di Saba) torna a disposizione a vent’anni esatti dall’ultima edizione (Garzanti, 1989) accompagnato da una notevole postfazione di Anco Marzio Mutterle. 1945. Ermanno Cornelis, pianista sessantenne, uomo pieno di donne, per dirla con Drieu, sta per tornare in Italia, dopo tanti anni passati a Vienna. È alto, asciutto, elegante; parla correttamente tedesco – come tanti triestini dell’epoca, restituiti all’Italia soltanto nel 1918 – e non sa bene cosa aspettarsi, al di là della rovina della città.

Liberaci dagli sbirri su Lankelot

Gianfranco Franchi, su sul portale letterario Lankelot, recensisce l’ultimo libro di narrativa italiana Isbn, "Liberaci dagli sbirri", di Gabriele Reggi.

Ventitre anni, giovane professore fresco di nomina, settentrionale. Una scuola sottoterra, dentro un precipizio, i pilastri come punte d’iceberg. Una scuola di paese, d’un paese che sembra vergognarsi che la scuola esista. Forse non è un caso che quella scuola sia sprofondata. E poi quella scuola è il viatico a una scuola peggiore, quella a cui il professore è stato assegnato, località San Francesco da Stimmate. Profondo sud – quello che le cronache si rifiutano di raccontare. [...] “Liberaci dagli sbirri”, opera prima di Gabriele Reggi, classe 1961, è un romanzo di (de)formazione d’un individuo, e d’una comunità; è una narrazione fredda, tinta di nero, della decadenza, della povertà, del disperato tentativo di alzare la testa e di cambiare la propria sorte, e quella di un’altra persona almeno, di un’altra persona soltanto. Tecnicamente, Reggi gioca su un periodare breve, fitto, spezzato; i dialoghi sono estremamente asciutti, in cerca d’una esattezza chirurgica.

Del Buono e Antonielli su Lankelot

Gianfranco Franchi, sul portale Lankelot.eu, ha recensito due libri della nostra collana Novecento ItalianoFacile da usare e Il Campo 29.

Su Del Buono: "Cinque racconti di Oreste Del Buono, pieni di sentimento, vitalità e intelligenza, espressione d’una sensibilità letteraria capace di dialoghi di grande credibilità e di monologhi interiori di vero fascino; cinque racconti d’amori perduti, spezzati, incompresi, interrotti, clandestini per gioco, comunque mai adulti. Cinque racconti ragazzini, d’un narratore adulto che sembra sospeso nell’antica linea d’ombra, e non sembra aver voglia di oltrepassarla mai. Compatti come un romanzo – come si dice quando si deve ammettere che il protagonista delle storie è sempre lo stesso, più o meno mascherato – originariamente apparsi per Feltrinelli nel 1962: oggi, finalmente, “Facile da usare” è nuovamente a disposizione del pubblico nella nuova edizione ISBN, 2009, completa di postfazione d’eccellenza: a firmarla è Ermanno Paccagnini".

Su Antonielli: "Storia d’un italiano prigioniero di guerra in un campo inglese in India; della disfatta del nostro esercito e del nostro popolo, e della dolorosa battaglia per la difesa dell’identità, della memoria e dell’essenza di ogni individuo; storia della contrapposizione viva tra chi allora riconosceva la patria nel fascismo, e chi invece nel suo rovescio logico, ossia la repubblica parlamentare; storia d’una vicenda oscura dei nostri soldati, altrimenti estranea alla letteratura. Questo è, in buona parte, “Il campo 29””, romanzo di Sergio Antonielli (1920-1982) scritto nel 1947 e originariamente pubblicato nel 1949; oggi nuovamente a disposizione del pubblico nella collana “Novecento italiano” delle ISBN di Milano, collana destinata a venire incontro ai gusti di un pubblico di italianisti e di letterati sempre entusiasta di apprezzare nuovi recuperi di qualità, incomprensibilmente trascurati dai grandi gruppi editoriali".

 

Musica di Plastica libro dell’anno per Rumore

Nella classifica che la rivista di musica Rumore ha realizzato per la fine del 2009, ci sono delle piacevoli sorprese che ci riguardano.
Musica di Plastica, di Hugh Barker e Yuval Taylor, è al primo posto.
In ottima posizione anche Boy A, di Jonathan Trigell, è al settimo posto.

isbnedizioni.it/isbnblog/files/2009/12/musicadiplastica-rumore.pdf

Altri Giorni, Altri Alberi, su Affari Italiani

Altri Giorni, Altri Alberi, su Affari Italiani.

"Qui gli Alberi di Natale si scontrano in vere e proprie battaglie. Da essi dipende la sopravvivenza, soprattutto spirituale, del quartiere che rappresentano. Il protagonista è il povero Vinicio, capogabbiotto  responsabile della preparazione di Gustavius, l’albero del quartiere Marassi che, malato e ormai stanco per le mille sfide, deve uscire indenne dallo scontro finale con lo spietato albero avversario, Mascherafuturo. Capite lo stupore per chi legge? Qui entra il gioco un cartone animato di culto, l’Uomo Tigre. Vinicio è infatti innamorato di Mirella, che si prende cura dei bambini di un orfanotrofio… Non aggiungiamo altro. Diciamo solo che è molto raro leggere pagine tanto sorprendenti, vibranti, ammalianti, a tratti drammaticissime, commoventi e sottilmente (auto)ironiche allo stesso tempo, sospese tra fiaba e fantascienza, dove più che la trama conta l’atmosfera, che definire irripetibile è troppo poco. Un piccolo bellissimo romanzo, "Altro giorni, altri alberi". E guai a parlare di postmoderno".