Abbiamo fatto qualche domanda a Emanuele Tonon, autore per Isbn de Il Nemico e La luce prima
Abbiamo fatto qualche domanda a Emanuele Tonon, autore per Isbn de Il Nemico e La luce prima
Paolo Sortino, autore di Elisabeth, recensisce La luce prima di Emanuele Tonon
IL CUORE SACRO E INDICIBILE DI TONON

Caro Emanuele,
ho appena finito di leggere “La luce prima”, che mi ha completamente conquistato. Mi è stato chiesto se volevo scrivere qualcosa su questo tuo secondo libro. Lo faccio volentieri. Ma questa non è una recensione, è una lettera. Perché questo non è un libro che, a mio parere, si possa e si debba recensire. Non perché non abbia forza letteraria, perché anzi ne ha molta:
Ma questa è la mia lingua degli angeli, prima del silenzio in cui potrò ritrovarti e stringerti, eternamente. Io non so se c’è altra letteratura possibile e non mi interessa nemmeno più saperlo. Voglio soltanto una lingua di fuoco sulla testa, essere pieno di Spirito Santo come tu, quarant’anni fa, sei stata piena di me.
Ma perché - per quanto mi riguarda - sono altre le cose che, leggendo il tuo libro, mi hanno fatto insorgere. Immagino che un libro così, con tutto il suo carico di dolore e di sbilanciamento emotivo e di incontrollabilità confessionale, possa apparire imbarazzante ad alcuni dei suoi lettori, che possa sembrare troppo “esibito”, troppo “sdolcinato”, mentre altri -puoi starne certo- ne faranno un lacrimevole libro-melassa edificante, per portare acqua al proprio orribile mulino religioso istituzionale. Io non sono di questi. Ti dirò anzi che mi sembra superiore al tuo primo libro. Hai scritto quello che dovevi scrivere e non te ne è fregato niente di tutto il resto, che è poi l’unico modo di scrivere i libri che vale la pena di leggere, di qualunque tipo essi siano. Così, anche in queste mie poche righe, voglio andare subito all’osso, a un rapporto ravvicinato e stretto, e non parlerò di nient’altro. Come sai, nelle nostre vite ci sono cose che ci rendono fratelli. Ma -ora lo capisco bene- ce ne sono altre che ci proiettano lontano l’uno dall’altro. Una, soprattutto, che è il centro ustorio e il buco nero del tuo indimenticabile libro: la madre. Ecco, io di fronte a tutta questa tua dolcezza (che pure mi arriva completamente, che è tutta dentro di me) rimango muto, impietrito. Tu porti sulle tue spalle il fardello e il trauma di un’accettazione totale. Io porto sulle mie spalle il fardello e il trauma di un abbandono. Tu hai cercato di fuggire da questo terribile vincolo, da questo buco nero e da questo destino. Io non ne ho avuto bisogno perché sono stato scacciato e abbandonato nel bosco. Tu sei stato amato. Io no. Avrei preferito il contrario? Che cosa è meglio? Qual è la madre migliore? Quella infinitamente buona o quella folle e feroce? Forse, tra noi due, sono stato io ad avere il dono più grande.
Ho letto nelle righe di biografia che ci sono all’interno del libro che tu sei nato nel 1970. Che cosa strana e inconcepibile è questa illusione che abbiamo chiamato “il tempo”! ho pensato. Tu in quell’anno stavi venendo fuori a capofitto dalla pancia della tua madre Madonna e martire, io avevo 23 anni e mi spostavo da una città all’altra come un’esaltata anima in pena inseguendo cupe illusioni, dando quest’altra forma al mio dolore di essere al mondo. Io ero già fatto, la mia scatola nera era pronta, tu stavi venendo fuori con la tua scatolina nera appena formata in una mano, tutti e due su questo piano inclinato che abbiamo chiamato “tempo”, su cui non ci si incontra mai con chi ci si dovrebbe incontrare. Noi non vediamo niente, vediamo solo questo grandinare di proiettili di carne che vengono giù al buio e con gli occhi chiusi, da tutte le parti.
Che cosa farai d’ora in poi? Che libri scriverai? E’ da un anno che devo venire a trovarti e che non riesco a trovare i pochi giorni necessari per farlo, perché la mia vita è tutta attraversata da illusioni o pazzie che si mangiano tutto il mio tempo. Il nostro programma era che io arrivavo da te col treno, dormivo in casa tua e poi andavamo insieme a Trieste, che io -a quasi 64 anni- non ho ancora visto. Però è già un paio di volte che sono costretto a rimandare. Anche questa volta è così. Pensavo di poter venire proprio in questi giorni, invece sono ancora in balia di altre cose. Quando ci riuscirò? Questo autunno? Questo inverno? La primavera prossima? Chi lo sa! Però vedrai che, in un modo o nell’altro, prima di crepare ce la farò a venire da te.
Un forte abbraccio,
Antonio

Antonio Prudenzano recensisce La luce prima, nuovo romanzo di Emanuele Tonon, in libreria da domani. Un libro che farà sicuramente discutere, per uno scrittore che già con la sua prima prova, Il nemico, è diventato un caso letterario nel 2009.
Il suo romanzo d’esordio, l’eretico "Il nemico" (un testo diviso in due parti), pubblicato da Isbn edizioni nel 2009, ha fatto molto parlare. Emanuele Tonon, che ha esordito a 39 anni dopo aver vissuto esperienze molto dure (compresa quella monastica), torna con "La luce prima", un altro romanzo breve - un atto unico -, che anche questa volta "disturberà" e dividerà critica e lettori.
In attesa di chiudere la trilogia (che l’autore preferisce definire "trinità") iniziata con "Il nemico", in questo nuovo libro, un monologo stilisticamente meno sperimentale del primo, lo scrittore friulano ha scelto di raccontare senza mediazioni la morte improvvisa della propria madre. Un attraversamento privo di filtri della tragedia in cui l’io dello scrittore si contorce e piange mentre i ricordi più struggenti riaffiorano. Una lettera d’amore disperata, quella di Tonon, che ambisce all’universalità, anche se è difficile staccarsi dall’unicità della storia dolorosissima che racconta (di cui non risparmia i particolari più macabri).
In un’intervista pubblicata a maggio, Tonon a proposito del nuovo romanzo ci ha spiegato che "nelle intenzioni vorrebbe essere solo una dichiarazione d’amore definitiva, un’invocazione al fantasma di mia madre, una evocazione, un lamento dolcissimo e straziato. Non so cosa sia, ora. So solo che ho inteso stare fuori dalla letteratura per stare solo con ‘la mia mamma piccola’…". Se "Il nemico" era una bestemmia urlata, "La luce prima" ha più le sembianze della preghiera lacerante e ossessiva (a volte troppo). E mentre ne "Il nemico" la lingua era muriatica e delirante, qui si fa decisamente meno aspra. Ma il senso d’inquetudine resta. E va anche detto che "La luce prima" non mancano poi le riflessioni autobiografiche sulla letteratura: "Ero andato a firmare il contratto di edizione come il ragazzino che ero sempre stato, tutto farcito di paura. Mi tremavano le ginocchia, era una cosa troppo grande. Invece, non era niente, come tu ben sapevi. Il tuo primogenito stava diventando uno scrittore e te lo diceva. Ma la nostra vita non sarebbe cambiata in nulla, non per quel libro dove scrivevo del Padre e del Figlio, verso lo Spirito Santo che tu stai ora diventando, mentre ti scrivo. Tu sei la conclusione della mia trinità cattolica, sei tu lo Spirito Santo consolatore che non consola, vita mia. Quando, il giorno di Pentecoste, come è narrato negli Atti degli apostoli, lo Spirito Santo scese con un rombo dal cielo sugli apostoli impauriti e disperati per la morte di Gesù, essi cominciarono a parlare in lingue sconosciute e la gente, ascoltandoli, diceva: si sono ubriacati di mosto. Quello che ti sto scrivendo vorrebbe essere la lingua incomprensibile che però miracolosamente tutti capiscono, amore, vorrei che tutti capissero, ma so che alcuni diranno che sono ubriaco. Ma questa è la mia lingua degli angeli, prima del silenzio in cui potrò ritrovarti e stringerti, eternamente. Io non so se c’è altra letteratura possibile e non mi interessa nemmeno più saperlo. Voglio soltanto una lingua di fuoco sulla testa, essere pieno di Spirito Santo come tu, quarant’anni fa, sei stata piena di me", scrive Tonon nel finale.

Scrive Mario De Santis su Il Nemico: "Il libro di Emanuele Tonon è un libro davvero potente, di grande impatto stilistico che tuttavia non è dispositivo vuoto o meta referenziale (o nella “tradizione bellettrista italiana” scrive Giusepe Genna) ma è misura di un tormento e di una lotta semmai di svuotamento, di annientamento, intimo e autoriale. Accade di rado che le scelte linguistiche formali siano tenute dentro il cerchio della necessità, e qui lo sono. Sono effettivamente due parti (di una trilogia sacra dedicata alle figure della Trinità, qui solo del Padre e del Figlio) che stanno una contro l’altra, la prima è l’annullamento ma anche la causa, anzi: lo sbrego da cui fuorisesce la seconda."
Qui l’intera recensione.

Emanuele Tonon, con Il Nemico, ha vinto il premio della critica a Esor-dire.
Un bel successo per il nostro scrittore, con il suo romanzo che è un feroce atto d’accusa di un uomo contro Dio: quel Dio assoluto e fallace che, se anche esistesse, dovrebbe rispondere del crimine odioso di consentire il dolore, la morte, il tradimento.
Vi ricordiamo anche che sul minisito del Nemico è possibile leggere gratis un capitolo del libro. Buona lettura.
Volgete lo sguardo alla fossa, imparate dai cadaveri l’ obbedienza
Il nemico - Emanuele Tonon
"Il nemico" è il romanzo d’esordio di Emanuele Tonon, scrittore friulano "non proprio di primo pelo" come lui stesso si è definito durante l’intervista a Radio 3 per la trasmissione Fahrenheit, teologo-operaio come è scritto sulla prima pagina del suo libro. Teologo-operaio, definizione che puntualmente riappare in ogni intervista sostenuta da Emanuele, per via della sua formazione: operaio già a quindici anni, frate francescano da diciannove a ventisei anni, e poi ancora operaio. La fabbrica e il seminario, nell’una il rumore nell’altro il silenzio, eppure è quasi un endiadi per indicare metaforicamente un luogo di obbedienza con tempi e spazi ben definiti. Data l’esperienza lavorativa di Tonon, visto il sottotitolo del libro (romanzo eretico) e considerato l’abbandono del seminario, verrebbe subito da pensare alla Teologia della Liberazione. Invece no: quale riferimento teologico principale Tonon cita il teologo giapponese Kazoh Kitamori e il suo libro Theology of the pain of God, a detta dello scrittore vertice di pensiero della Teologia del dolore di Dio, di cui fino a qualche settimana fa ignoravo l’esistenza. Nell’intervista a Radio 3 Tonon si dice scrittore tra virgolette cattolico e pone la sua fede al confine con l’eresia; eresia che nell’intervista per Culturapop definisce "feto nato morto da troppo amore" e ancora: "è eretico, sì, questo romanzo, ma lo è per troppo amore, non per troppo poco". Troppo amore, aspettando la resurrezione dei morti e la vita nel nuovo mondo che verrà ma niente amen, ché da troppo tempo la promessa dell’ Apocalisse è disattesa, Dio è muto e gli uomini sono stanchi di invocarlo inutilmente. "Dove gli uomini non riescono a vivere gli dèi non se la cavano certo meglio", e se sono riuscito a infilarci una citazione di Cormac McCarthy sento di aver fatto il mio porco dovere. Tonon si lamenta del silenzio della Chiesa sull’unica speranza dei cattolici, la Parusia, e del tormentoso discorrere attorno a questioni secondarie: "cosa fare dei propri organi genitali, è materia che schizza fuori, ingestibile, per esempio. Al cuore devastato di Cristo so che non interessa in quale buco infilo il mio cazzo, e ci mancherebbe". Diretto e coinciso e insospettabilmente in accordo con l’erotomane e ratzingeriano Camillo Langone, che sul Foglio temo sia stato poco accorto nel liquidare "Il nemico" come opera di poco valore prodotta da un "seminarista deluso alla Antonio Moresco" (!), quando nel suo articolo dedicato alla concupiscenza scrisse "è svilente, insultante pensare che Gesù si sia fatto inchiodare a una croce per impedirci di rubare la marmellata o di toccarci il pisello".
"Il nemico" è un romanzo spietato, senza speranza, respinge la luce e accoglie il buio quale acconto sulla morte tanto desiderata. Il romanzo parla dell’ amore che non c’è, affogato nel dolore per un figlio mai nato; parla di un padre che non c’è, morto soffocato per la segatura che aveva nei polmoni; parla di un figlio che non c’è e soprattutto di Dio che non c’è, ritirato in qualche recesso e sordo alle preghiere. Non c’è niente a parte la sofferenza degli uomini stramazzati, la quale si palesa ad ogni pagina, fedele, ammorbante. La Sacra Scrittura è mancata alle proprie promesse di salvezza ed ha mantenuto quelle di dannazione in Terra e allora il protagonista si appresta a compilarne una nuova, che sia vera, secondo l’esperienza che ha fatto della vita. Nuove parabole sbronze e tragiche per dire la morte in vita all’unico discepolo, la sposa muta.
Maria Saporito ha recensito questo romanzo su Il Domenicale scrivendo: "quelli tracciati ne “Il nemico” sono i confini spaventosi del regno sconsolato della spiritualità tradita che trova ristoro solo nel vino e nell’attesa spasmodica del silenzio finale. Non un delirio scomposto, piuttosto una preghiera incendiata, una bestemmia struggente che conduce alla considerazione finale: «Sarà Dio a doverci chiedere perdono, non noi scimmie casuali che siamo»."
Prendete e leggetene tutti.
Domenico Valeriano Durante
Emanuele Tonon, con il suo romanzo "Il Nemico", è tra i candidati a libro del mese di Fahrenheit.
Qui l’audio dell’intervista.
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Filippo La Porta parla de Il Nemico di Emanuele Tonon su XL.
"Leggetevi Tonon, teologo operaio quarantenne, napoletano di nascita, friulano di adozione. Racconta il puro orrore della fabbrica e rivolge a Dio un grido blasfemo-amoroso di protesta"