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Intervista a Emanuele Tonon su Blow-Up

 

Emanuele Tonon Premio della critica a Esor-dire

Emanuele Tonon, con Il Nemico, ha vinto il premio della critica a Esor-dire.
Un bel successo per il nostro scrittore, con il suo romanzo che è un feroce atto d’accusa di un uomo contro Dio: quel Dio assoluto e fallace che, se anche esistesse, dovrebbe rispondere del crimine odioso di consentire il dolore, la morte, il tradimento.
Vi ricordiamo anche che sul minisito del Nemico è possibile leggere gratis un capitolo del libro. Buona lettura.

Chi trova il nemico trova un tesoro - Domenico Valeriano Durante

Volgete lo sguardo alla fossa, imparate dai cadaveri l’ obbedienza
Il nemico - Emanuele Tonon

"Il nemico" è il romanzo d’esordio di Emanuele Tonon, scrittore friulano "non proprio di primo pelo" come lui stesso si è definito durante l’intervista a Radio 3 per la trasmissione Fahrenheit, teologo-operaio come è scritto sulla prima pagina del suo libro. Teologo-operaio, definizione che puntualmente riappare in ogni intervista sostenuta da Emanuele, per via della sua formazione: operaio già a quindici anni, frate francescano da diciannove a ventisei anni, e poi ancora operaio. La fabbrica e il seminario, nell’una il rumore nell’altro il silenzio, eppure è quasi un endiadi per indicare metaforicamente un luogo di obbedienza con tempi e spazi ben definiti. Data l’esperienza lavorativa di Tonon, visto il sottotitolo del libro (romanzo eretico) e considerato l’abbandono del seminario, verrebbe subito da pensare alla Teologia della Liberazione. Invece no: quale riferimento teologico principale Tonon cita il teologo giapponese Kazoh Kitamori e il suo libro Theology of the pain of God, a detta dello scrittore vertice di pensiero della Teologia del dolore di Dio, di cui fino a qualche settimana fa ignoravo l’esistenza. Nell’intervista a Radio 3 Tonon si dice scrittore tra virgolette cattolico e pone la sua fede al confine con l’eresia; eresia che nell’intervista per Culturapop definisce "feto nato morto da troppo amore" e ancora: "è eretico, sì, questo romanzo, ma lo è per troppo amore, non per troppo poco". Troppo amore, aspettando la resurrezione dei morti e la vita nel nuovo mondo che verrà ma niente amen, ché da troppo tempo la promessa dell’ Apocalisse è disattesa, Dio è muto e gli uomini sono stanchi di invocarlo inutilmente. "Dove gli uomini non riescono a vivere gli dèi non se la cavano certo meglio", e se sono riuscito a infilarci una citazione di Cormac McCarthy sento di aver fatto il mio porco dovere. Tonon si lamenta del silenzio della Chiesa sull’unica speranza dei cattolici, la Parusia, e del tormentoso discorrere attorno a questioni secondarie: "cosa fare dei propri organi genitali, è materia che schizza fuori, ingestibile, per esempio. Al cuore devastato di Cristo so che non interessa in quale buco infilo il mio cazzo, e ci mancherebbe". Diretto e coinciso e insospettabilmente in accordo con l’erotomane e ratzingeriano Camillo Langone, che sul Foglio temo sia stato poco accorto nel liquidare "Il nemico" come opera di poco valore prodotta da un "seminarista deluso alla Antonio Moresco" (!), quando nel suo articolo dedicato alla concupiscenza scrisse "è svilente, insultante pensare che Gesù si sia fatto inchiodare a una croce per impedirci di rubare la marmellata o di toccarci il pisello".
"Il nemico" è un romanzo spietato, senza speranza, respinge la luce e accoglie il buio quale acconto sulla morte tanto desiderata. Il romanzo parla dell’ amore che non c’è, affogato nel dolore per un figlio mai nato; parla di un padre che non c’è, morto soffocato per la segatura che aveva nei polmoni; parla di un figlio che non c’è e soprattutto di Dio che non c’è, ritirato in qualche recesso e sordo alle preghiere. Non c’è niente a parte la sofferenza degli uomini stramazzati, la quale si palesa ad ogni pagina, fedele, ammorbante. La Sacra Scrittura è mancata alle proprie promesse di salvezza ed ha mantenuto quelle di dannazione in Terra e allora il protagonista si appresta a compilarne una nuova, che sia vera, secondo l’esperienza che ha fatto della vita. Nuove parabole sbronze e tragiche per dire la morte in vita all’unico discepolo, la sposa muta.
Maria Saporito ha recensito questo romanzo su Il Domenicale scrivendo: "quelli tracciati ne “Il nemico” sono i confini spaventosi del regno sconsolato della spiritualità tradita che trova ristoro solo nel vino e nell’attesa spasmodica del silenzio finale. Non un delirio scomposto, piuttosto una preghiera incendiata, una bestemmia struggente che conduce alla considerazione finale: «Sarà Dio a doverci chiedere perdono, non noi scimmie casuali che siamo»."
Prendete e leggetene tutti.

Domenico Valeriano Durante

Tonon a Fahrenheit

Emanuele Tonon, con il suo romanzo "Il Nemico", è tra i candidati a libro del mese di Fahrenheit.
Qui l’audio dell’intervista.
Se vi è piaciuto, votatelo.

Il Nemico su XL

Filippo La Porta parla de Il Nemico di Emanuele Tonon su XL.

"Leggetevi Tonon, teologo operaio quarantenne, napoletano di nascita, friulano di adozione. Racconta il puro orrore della fabbrica e rivolge a Dio un grido blasfemo-amoroso di protesta"