La Corea del Nord e il peso di Kim Jong-iI
Grazie a tutti per aver partecipato!




Paolo Sortino, autore di Elisabeth, recensisce La luce prima di Emanuele Tonon
IL CUORE SACRO E INDICIBILE DI TONON

Recentemente è stata ripubblicata la kindle version del tuo primo libro, Blissed out. È buffo scoprire che già nell’87 parlavi di una specie di legame con il passato (continue riedizioni e revisioni, “un’altra biografia di Bob Dylan” e via dicendo). Quali sono le differenze fondamentali tra la “nuova” retromania e le “vecchie” retromanie?
La differenza principale sta nella scala, nell’intensità e nella dimensione del problema, che ha a che fare con la componente della cultura digitale della nostra epoca e con il dilagante fenomeno dell’archivismo della memoria pop su internet. È lì che si crea la “mania”.
Nel regno iper-statico della cultura digitale – in cui il tempo è orizzontale e quasi ogni suono creato nel passato può essere facilmente riascoltato e la possibilità del cambiamento lineare sta svanendo – ha ancora un senso l’idea del potere trasformativo della musica? È ancora possibile essere sorpresi da qualcosa?
Immagino che possiamo solo scoprire se qualcuno fa musica trasformativa, e capire se possiamo reagire alla sua sfida. Riguardo all’essere sorpresi, naturalmente spero di sì. Penso che potrebbe ancora succedermi di essere sorpreso. Sono pronto, volenteroso e in desideroso di esserlo!
L’immenso archivio di YouTube è un’enorme risorsa per gli ascoltatori. Scaricare – legalmente o meno – ci permette di avere molta più musica di quella che possiamo realisticamente ascoltare. Si possono ascoltare file mp3 di tutti i tipi, provenienti da tutto il mondo. Tutta questa musica potrebbe costituire un problema per la nostra limitata capacità di ascolto? Stiamo diventando musicalmente onnivori ma allo stesso tempo anche un po’ superficiali?
Sì. Questo è uno degli argomenti che tratto di più nel libro. Una delle mie preoccupazioni è l’assottigliarsi dell’esperienza musicale, una sorta di fruizione satura, distratta e dispersiva.
Cosa pensi della musica italiana? C’è qualche gruppo o cantante italiano che ti piace, contemporaneo o dei decenni scorsi?
Non so un granché della scena contemporanea, però ho visto una band di grande effetto all’Arca Puccini festival a Pistoia, si chiama Topsy the Great, è rock strumentale high energy intenso, tra l’hardcore, il metal e il math rock, con la batteria come strumento principale.
Il libro ha una forte connotazione autobiografica. È pieno di ricordi e storie personali: la caccia alle mappe degli autobus che ha assorbito tuo figlio e te a New York; strani incontri con maniaci del rétro durante gli anni universitari, la sensazione straniante di avere un figlio cresciuto in America con cui non puoi condividere l’atmosfera culturale in cui sei cresciuto tu. Retromania è un ritratto del critico musicale di mezz’età?
Tutti i miei libri sono personali, nel senso che non esisterebbero senza la mia passione e ossessivo interesse per la scena musicale e senza li mio coinvolgimento sul campo, come per i rave negli anni novanta o per il post-punk quand’ero ragazzo. Ma sicuramente in Retromania c’è più memoria emotiva e più aneddotica, pesca dalla mia storia personale più dei libri precedenti ed è inseparabile dal mio punto di vista, quello di chi c’era durante tutti i periodi di cui parlo. Perciò in quel senso è il libro di un uomo di mezza età. Credo che le mie considerazioni siano accessibili a lettori di tutte le età, ma non tutti le sentirebbero con la stessa di chi ha trenta, quaranta, cinquant’anni oggi: quelli che hanno vissuto negli anni sessanta o nell’epoca del post-punk, o in quella dei techno-rave dei novanta. Il libro ha un elemento immediato ed esperienziale che aggiunge un carico emozionale a Retromania sia per chi scrive che per chi legge.
Puoi anticiparci qualcosa sul tuo prossimo lavoro? Quale sarà l’argomento del libro?
Non dico nulla per scaramanzia perché il libro non è ancora stato ufficialmente proposto. Ma se il libro si farà, sarà un grande passo per me: parla sempre di musica, ma esplora aspetti che non ho mai esplorato prima. La mia speranza per i prossimi libri è riuscire a fare cose che mi mettano alla prova e mi portino in direzioni diverse ogni volta.

Se siete interessati al progetto, scaricate pure il pdf nel quale spieghiamo quello che stiamo cercando. E se avete bisogno di ulteriori informazioni, scrivete pure a redazione [at] isbnedizioni.it.

Il libro di Ben Brooks, Le nostre luci, sta conquistando i lettori con il suo stile e le sue storie di ragazzini un po’ sbandati e un po’ saggi. In molti hanno sottolineato la maturità dello stile dell’autore, paragonandolo a un Bret Easton Ellis di periferia e a un Holden Caulfield contemporaneo, e noi abbiamo sottolineato il fatto che questo libro rappresenta, sotto molti punti di vista, un perfetto manifesto degli adolescenti 2.0.
Isbn Edizioni lancia un concorso e mette in palio tre copie del libro di Ben Brooks. Partecipare è molto semplice:
1) Scrivete una nota su Facebook con il vostro MANIFESTO degli adolescenti 2.0 in 5 brevi punti, linkando questo post e taggando 10 persone;
2) Fate like sulla pagina dedicata al libro;
3) Pubblicate il manifesto e il link alla nota su Facebook e anche come commento al post sul blog.
Avete tempo fino al 15 novembre a mezzanotte per scrivere il vostro manifesto. Tutti quelli che avranno rispettato queste semplici regole parteciperanno all’estrazione finale di tre copie del libro, che avverrà attraverso il sito Random.org.
Partecipate numerosi!
***
Beviamo birra finché non decidiamo di essere abbastanza ubriachi, poi ci sediamo. Dopo un po’ Jonah si gira verso di me con un’espressione confusa.
«Jasper, che generazione siamo noi?» Mi chiede.
Alzo le spalle.
«Non lo so. Forse Z, tipo.»
«No, è Y» dice Ping.
«Credevo che eravamo la Generazione X.»
«No, deficiente» dico io. «La Generazione X erano i Van Halen e compagnia bella.»
«Credo che dovremmo essere la Generazione Culo.»
«Perché cazzo dovremmo essere la Generazione Culo?»
«Perché siamo la prima generazione che si è liberata dei pregiudizi negativi associati al sesso anale.»
«No, non è vero.»
«Infatti io non ho nessuna intenzione di avvicinarmi al culo di nessuno.»
«E va bene, allora siamo la Generazione Vulva.»
«Parla per te.»
«Qualsiasi generazione sia, non credo che ne facciamo granché parte.»
«Cosa dici? E come mai?»
«Che percentuale della popolazione mondiale credi rappresentino gli adolescenti bianchi borghesi?»
«Una generazione è sempre formata dai ragazzi ricchi, idiota, certo che ne facciamo parte.»
«Sì, altrimenti la Generazione X non avrebbe lo stesso nome di un gruppo punk. Si sarebbe chiamata Generazione Malaria, o qualcosa del genere.»
«La Generazione X non era ispirata al gruppo, era ispirata al titolo di quel libro.»
«No, non è vero, quel libro era una merda. Era ispirata al gruppo.»
«Mia madre dice che siamo la Generazione Facebook» dice Ping.
«Argh, quanto vorrei scoparmi tua madre.»
Ping mostra il dito medio.
Tutti ridono.
Da Le nostre luci, pp. 127-128