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	<title>ISBN Blog</title>
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	<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 10:21:16 +0000</pubDate>
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		<title>Voglia di vincere di Tom Bissell</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 10:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il  9 febbraio in libreria arriva Voglia di vincere di Tom Bissell.  
Secondo il New York Times &#34;Il miglior racconto esistente su cosa  significhi oggi giocare ai videogiochi&#34;.
&#160;

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il  9 febbraio in libreria arriva <strong><em>Voglia di vincere</em></strong> di Tom Bissell.  <br />
Secondo il New York Times &quot;Il miglior racconto esistente su cosa  significhi oggi giocare ai videogiochi&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object width="420" height="315"><param value="http://www.youtube.com/v/Fe6srxp1-9I?version=3&amp;hl=it_IT" name="movie" /><param value="true" name="allowFullScreen" /><param value="always" name="allowscriptaccess" /><embed width="420" height="315" allowfullscreen="true" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Fe6srxp1-9I?version=3&amp;hl=it_IT"></embed></object></p>
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		<title>Allegria!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ultimi due giorni per vincere un Atlante illustrato della tv, fatevi avanti.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimi due giorni per <a href="http://isbnedizioni.it/atlante-della-tv-80-94/vinci-atlante/"><strong>vincere un Atlante illustrato della tv</strong></a>, fatevi avanti.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://isbnedizioni.it/isbnblog/files/2012/01/mike-bongiorno-080909.jpg"><img width="300" height="230" class="alignnone size-full wp-image-843" alt="mike-bongiorno-080909" src="http://isbnedizioni.it/isbnblog/files/2012/01/mike-bongiorno-080909.jpg" /></a></p>
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		<title>Le ultime 5 ore - Douglas Coupland</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Luke accarezza il suo scotch e si domanda per quale motivo avere dei  soldi faccia sentire bene, cio&#232; bene in senso medico, scientifico,  clinico. Quali composti chimici rilascia nell&#8217;organismo? Quali neuroni  blocca? E come mai &#232; un dato di fatto assoluto che avere dei soldi, un  po&#8217; di soldi, una cifra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luke accarezza il suo scotch e si domanda per quale motivo avere dei  soldi faccia sentire bene, cio&egrave; bene in senso medico, scientifico,  clinico. Quali composti chimici rilascia nell&rsquo;organismo? Quali neuroni  blocca? E come mai &egrave; un dato di fatto assoluto che avere dei soldi, un  po&rsquo; di soldi, una cifra qualsiasi, fa invariabilmente sentire meglio che  non averne per niente? C&rsquo;era una citazione in calce all&rsquo;email  spocchiosa che gli hanno spedito ieri dal Comitato per l&rsquo;Infornata di  Beneficenza, uno di quegli aforismi che vengono allegati automaticamente  ai messaggi da qualche programma su internet, ed essendo una frase di  Oscar Wilde probabilmente il solerte membro del comitato non l&rsquo;aveva  neanche letta. Diceva: &laquo;Il guaio di essere poveri &egrave; che ti impegna per  tutta la giornata&raquo;. Quanto &egrave; vero. Ma Luke &egrave; il pastore di una chiesa  nota nel circondario come &laquo;Chiesa dell&rsquo;Uscita Autostradale&raquo; pi&ugrave; che con  la sua denominazione ufficiale, la Chiesa della Nuova Fede, e quindi ha  la propria interpretazione personale dei soldi. Sa che a rendere gli  esseri umani diversi da qualsiasi altra cosa sul pianeta, o da qualsiasi  altra cosa in tutto l&rsquo;universo, &egrave; il fatto che hanno la capacit&agrave; di  sperimentare lo scorrere del tempo e possiedono il libero arbitrio  necessario per usare al meglio quel tempo. I delfini e i corvi e i  labrador ci arrivano vicino, ma gli manca il tempo futuro nel cervello.  Comprendono i principi di causa ed effetto, ma non sono in grado di  procedere per sequenza. Vivono in un eterno presente, cosa che gli  esseri umani non sono in grado di fare, per quanto possano provarci. E  il motivo per cui Luke sta pensando al tempo e al libero arbitrio &egrave; che  secondo lui il denaro rappresenta il modo pi&ugrave; preciso in cui gli esseri  umani siano mai riusciti a cristallizzare tempo e libero arbitrio in una  forma fisica concreta. Il contante. Il contante &egrave; un cristallo  temporale. Il contante permette di moltiplicare la volont&agrave; e accelerare  il tempo. &Egrave; il contante a definirci in quanto specie. Nient&rsquo;altro in  tutto l&rsquo;universo <em>ha i soldi</em>.</p>
<p><em>Le ultime 5 ore</em>: Dopo il successo di <em>Generazione A</em>, Douglas Coupland torna con un romanzo catastrofico, profetico, ricco di azione.</p>
<p><img width="400" height="608" src="http://isbnedizioni.it/files/2012/01/5ore_800x600.jpg" alt="" /></p>
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		<title>Isbn Edizioni intervista Emanuele Tonon</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 10:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Abbiamo fatto qualche domanda a Emanuele Tonon, autore per Isbn de Il Nemico e La luce prima
&#160;
In La luce prima c&#8217;&#232; un senso di urgenza e di potenza travolgente della scrittura, che ancora di pi&#249; rispetto al tuo precedente lavoro sembra un fiume in piena, un romanzo scritto di getto. Quanto tempo hai impiegato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Abbiamo fatto qualche domanda a Emanuele Tonon, autore per Isbn de <a href="http://isbnedizioni.it/il-nemico/"><em>Il Nemico</em></a> e</strong><em><strong> <a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/la-luce-prima/">La luce prima</a></strong></em></p>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong><i>In La luce prima c&rsquo;&egrave; un senso di urgenza e di potenza travolgente della scrittura, che ancora di pi&ugrave; rispetto al tuo precedente lavoro sembra un fiume in piena, un romanzo scritto di getto. Quanto tempo hai impiegato per scrivere il libro</i><i>?</i></strong></div>
<div>Ho impiegato tredici mesi. L&rsquo;incipit (&rdquo;Mi hai chiamato, prima di continuare a morire&rdquo;) l&rsquo;ho appuntato sul taccuino il 23 giugno 2010, nella sala d&rsquo;attesa di un Pronto Soccorso. Ho continuato ad appuntare frasi per tutti i nove giorni in cui mia madre &egrave; rimasta in coma, a elargirmi il suo magistero di silenzio. Quegli appunti mi hanno tenuto in vita, ora posso dirlo. Poi ho passato circa un mese di mutismo. Non riuscivo a parlare, a scrivere. Tutto &egrave; esploso, infine. Ho buttato gi&ugrave;, a partire dagli appunti, il grosso del libro, dividendolo idealmente in tre parti: infanzia, adolescenza, maturit&agrave; e morte. Ho passato intere notti senza sonno. Mi sono ritrovato con un file di duecentoquarantadue pagine. Sono stato ospite in casa di amici per due settimane, nel dicembre 2010: l&igrave; ho rimosso le pagine di troppo. Ho dimezzato il libro, ho tolto il vomito, ho deciso di tacere alcune cose, ho addolcito verit&agrave; altrimenti troppo amare, in un testo cos&igrave;, senza filtri. Ho cercato di restare nella misura del salmo, dell&rsquo;epicedio, di &ldquo;raccontare&rdquo; il meno possibile. Son tornato a casa, ho passato il 31 dicembre 2010 da solo nella casa deserta, vociferando col fantasma di mia madre mentre scrivevo le ultime pagine, quelle dove il figlio invita la Madre a danzare. Nel mese di gennaio ho consegnato la prima stesura. Fino ad agosto 2011 &egrave; stato un continuo tornare sul testo, per sole minuzie, ripensamenti. Un tornare inesorabile, operato con implacabile determinazione. Sono arrivato a telefonare in casa editrice poche ore prima che il libro andasse in stampa, per far apportare l&rsquo;ultima modifica.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong><i>La tua storia, cos&igrave; come quella del Nemico, &egrave; molto personale, eppure riesce ad essere universale toccando nel profondo l&rsquo;animo di tutti i lettori. Come ci riesci?</i></strong></div>
<div>Forse perch&eacute; non ho scritto semplicemente &ldquo;storie&rdquo;. Ho attraversato paesaggi e ferite, archetipi, mostrato figure, spalancato porte che non si volevano pi&ugrave; aprire. Forse perch&eacute; ho perseguito un linguaggio oltre la maniera e l&rsquo;epigonalit&agrave;, un linguaggio capace di indicare l&rsquo;allegoria senza volerla spiegare, senza le astuzie tipiche della forma romanzo di questi anni. Forse perch&eacute; ho scritto di quel bisogno d&rsquo;amore e consolazione che tutti ci accomuna senza rinunciare alla denuncia furiosa. Forse perch&eacute; ho sempre e solo scritto per pura necessit&agrave;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong><i>Si &egrave; discusso molto sulla tua scrittura. Ma tu come definiresti il tuo stile?</i></strong></div>
<div>Quello stile di cui mi domanda, dovrebbe palesarsi da s&eacute;, senza eccessi di auto-esegesi. &Egrave; la pagina che dovrebbe rispondere per me. Posso rivendicare finch&eacute; voglio un&rsquo;estetica esplicita (o credere di farlo) ma alla fine scrivo quel che pi&ugrave; mi piace, mettendo in pratica un&rsquo;estetica implicita che pu&ograve; anche andare nella direzione opposta. Con Dante posso dire: &ldquo;I&rsquo;mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch&rsquo;e&rsquo; ditta dentro vo significando&rdquo;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong><i>Cosa diresti a chi ti accusa di essere troppo ombelicale?</i></strong></div>
<div>Con questa domanda, lei &egrave; come se mi portasse al banco degli imputati, quasi fossi tenuto, costretto a discolparmi, a dar conto dei miei peccati, come scrittore. Mentre cos&igrave; non &egrave;. Penso che questa domanda sia, molto semplicemente, mal posta. Per molti motivi. E qui mi costringe a essere spietato. Ma come? Si parla tanto di non-fictional novel! I teorici della letteratura, i critici militanti (di recente Daniele Giglioli, in <i>Senza trauma</i>, Quodlibet) hanno ormai consacrato definitivamente l&rsquo;inclusione dell&#8217;auto-fiction e derivati nella sfera del non-fictional, di fatto legittimando sia il ritorno all&rsquo;autofiction (che era un genere un po&rsquo; in declino) sia la sovranit&agrave;, l&rsquo;egemonia del non fictional novel nel NUOVO sistema dei generi post post post moderno. E a me vengono a rompere le balle con la storia dell&rsquo;ombelicalit&agrave;? E poi: intendono ombelicale o nombrilismo (narcisistico)? Perch&eacute; anche l&igrave; ci sarebbe da distinguere&#8230;</div>
<div>Se mi considerano troppo ombelicale posso solo rispondere: bella scoperta. E come potrei non esserlo? Come avrei potuto fare a NON esserlo, data la materia? Lungi da me voler ridurre <i>La luce prima </i>al tema del rapporto ombelicale fra due esseri, ma, sant&rsquo;iddio, si pu&ograve; pure dire che l&rsquo;asse della struttura forse &egrave; proprio quello, e cos&igrave; DOVEVA essere. Prenda autori come Siti e Janeczek<span>: sono autori di autofiction; l&rsquo;autofiction &egrave; cosa profondamente diversa dal romanzo autobiografico. Prende la materia viva dalla vita realmente vissuta, dal b&igrave;os, e ne ricava il romanzo. Il romanzo viene FATTO con pezzi di vita dell&rsquo;autore. Senza filtri. E questo &egrave; programmatico; adesso mi sembra che, come genere, sia tornata di moda. Perch&eacute; i critici si sono accorti che nei &ldquo;margini&rdquo; del Letterario Fictional, ai confini col non-fictional c&rsquo;&egrave; ANCHE l&#8217;autofiction; non c&rsquo;&egrave; solo l&rsquo;ibrido romanzo-reportage alla Saviano e tutta la galassia delle sue varianti. Dicevo: questa attenzione al non-fictional come forma legittima e quasi &ldquo;migliore&rdquo; delle altre, questa attenzione ha indotto alcuni a proiettare retroattivamente su autori classici questa lente interpretativa. Proust ovviamente non &egrave; sfuggito a un&rsquo;analisi in questi termini. Dopo decenni a parlare della letteratura come menzogna e del mentire come unico modo per avvicinarsi alla verit&agrave;, siamo punto e a capo. Manganelli, Girard, Lavagetto, e altri hanno fatto benissimo a insistere su questo paradosso, ma testi come il mio costringono il lettore e il critico a porsi la questione in modo sostanzialmente diverso. Un critico raffinatissimo, in un articolo del 1998 sull&rsquo;atavismo in Proust (<i>La razza estinta di Combray</i>), dice una cosa semplicissima, su cui non si &egrave; mai insistito abbastanza: ci sono dei personaggi in Proust che molto semplicemente sfuggono alle maglie, alle <i>contraintes</i> della finzione romanzesca: sono la Nonna e la Mamma, Maman. Il critico si chiama Matteo Residori. Dice che quelle due figure erano semplicemente non trasfigurabili (le lascio solo immaginare dove potrebbero portarci le implicazioni del termine &ldquo;figura&rdquo;). Dovevano essere prese di peso e portate, trasportate, travasate nel romanzo: il romanzo &egrave; affollato di personaggi che sono il frutto di incroci e costruzioni complesse, ma - paradosso importante - tutto quel complesso sistema relazionale, tutta quella rete di rapporti fra i personaggi NON avrebbe potuto stare in piedi se Proust non avesse sentito la necessit&agrave; di mettere al centro di quella galassia la Mamma-Nonna. Senza di loro, che sono due non-personaggi, tutto il resto non ha senso, non conta. Sono loro due l&rsquo;<i>ubi consistam</i>, la pietra su cui &egrave; edificata la cattedrale. &nbsp;Edmund Wilson, ne <i>Il castello di Axel</i>,&nbsp;ha scritto che &ldquo;la nonna, per Proust, ha la stessa importanza che per Einstein ha la velocit&agrave; della luce essendo l&rsquo;unico valore costante che rende possibile il resto del sistema&rdquo;. Gli psicanalisti che si sono cimentati nell&rsquo;analisi dell&rsquo;opera di Proust sanno bene queste cose (e non a caso, c&rsquo;&egrave; interesse nei confronti della mia opera da parte degli psicanalisti). Per me &egrave; stato necessario partire da un elemento. Non voglio dire solo biografico, auto-biografico, ch&eacute; non vorrebbe dire niente, bens&igrave;: da un elemento biografico irriducibile, non trasformabile, non trasfigurabile. Ne <i>La luce prima</i> i voli della mente che tra-vede (come nei mistici) la madre ci sono eccome, ma alcune parti di lei, alcuni &ldquo;moments&rdquo; (Barthes li chiamava &ldquo;moments de v&eacute;rit&eacute;&rdquo;) sono l&agrave;, non trasfigurati, non rielaborati, non integrati. Sono l&igrave;, messi l&igrave;, ritrovati e piazzati l&igrave;, imprescindibili, ineludibili, nella loro immediatezza, a costo di sembrare ingombranti. E non poteva essere altrimenti.</span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong><i>Oltre a Moresco, quali sono altri tuoi punti di riferimento letterari?</i></strong></div>
<div>Tante volte ho detto che prima di essere uno scrittore sono un lettore. E che sono uno scrittore perch&eacute; sono un lettore onnivoro. Un elenco parziale, quindi, solo qualche punto della mia costellazione di riferimenti: i mistici. Dante. Leopardi. Kafka. Svevo. Bufalino. Gadda. Volponi. Pasolini. Blanchot. Mia madre che mi ha comunicato l&rsquo;amore per la parola scritta e non ha mai scritto una riga in vita sua, escluse le lettere che mi scriveva quando stavo in convento.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong><i>Cosa ne pensi della letteratura italiana degli ultimi anni? Trovi che ci sia qualcuno di estremamente sopravvalutato o ingiustamente dimenticato? E cosa significa essere scrittori in Italia, oggi?</i></strong></div>
<div>Il mondo letterario &egrave; cambiato, dobbiamo rendercene conto. Internet e i social network hanno stravolto definitivamente la letteratura, gi&agrave; provata dalle coltellate ricevute dall&rsquo;intrattenimento televisivo. Visto che l&rsquo;alfabetizzazione &egrave; data per ovvia, tutti credono di saper scrivere. Non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; consapevolezza della forma, del fare letterario. &Egrave; come se per il solo fatto di possedere una moto, mi considerassi migliore di Valentino Rossi. Tutti poeti perch&eacute; &egrave; possibile andare a capo. Tutti scrittori perch&eacute; &ldquo;se pubblicano tizio, devono pubblicare anche me&rdquo;, tutti col cuore gonfio d&rsquo;amore e disperazione spiaccicato in bacheca, in un blog. Non immagina quante volte mi son sentito chiedere &ldquo;Quanto hai pagato per pubblicare i tuoi libri? Se non costa troppo vorrei pubblicare anche io per la tua casa editrice&rdquo;, come se fosse normale e giusto pagare per pubblicare un libro ed essere annoverato nella gloriosa categoria degli scrittori. Come se fosse un diritto fare gli scrittori. Allo scrittore resta solo la possibilit&agrave; di reinventare, resuscitare il linguaggio ed essere fedele alla propria opera. Nella consapevolezza che il prezzo da pagare potrebbe essere la marginalit&agrave;. La letteratura che considero, che perseguo, sta solo nelle voci irate, irriducibili. E non ne faccio solo una questione di stile, ma anche di sangue, di materia narrativa viva. Fare nomi non ha senso. Lo sappiamo tutti chi &egrave; sopravvalutato e chi marginalizzato. Come tutti conosciamo perfettamente le dinamiche del mondo editoriale, che in nulla differiscono dalle ordinarie ingiustizie operate in un capannone di fabbrica, in un ufficio, in una scuola, in una facolt&agrave; universitaria, in una redazione di giornale o televisiva. Basterebbe andare a leggersi <i>Lettere a nessuno </i>di Antonio Moresco: in quelle pagine &egrave; gi&agrave; stato detto tutto. Uno scrittore deve continuare a scrivere come chi tenta una tecnica di primo soccorso, un supporto di base alle funzioni vitali, con la disperata consapevolezza che quel tentativo potr&agrave; risultare vano. Uno scrittore deve continuare a scrivere in quella incertezza, accettando il rischio delle lacrime e del silenzio.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><strong><i>Cosa stai scrivendo, ora?</i></strong></div>
<div>Sto scrivendo alcune cose, sto diversificando la mia scrittura, tra un lavoro impossibile e un altro per arrivare a fine mese. E sono tornato dove ero stato costretto a fermarmi per scrivere <i>La luce prima</i>. Sono tornato a quel romanzo che doveva dare compimento alla mia idea iniziale di trinit&agrave; e che ora &egrave; diventato l&rsquo;alba di un nuovo cammino da sciancato. Non so dove mi porter&agrave;. Nella chiusa de <i>Il nemico</i> i personaggi andavano ad affogare nell&rsquo;acqua marina, a parlare &ldquo;la lingua degli annegati&rdquo; che gi&agrave; avevano parlato, approssimativamente, nella vita immaginata dalla parola scritta; ne <i>La luce prima</i> i non-personaggi parlano &ldquo;la lingua degli angeli&rdquo;. In questo nuovo romanzo i personaggi e i non-personaggi cammineranno sulle acque marine, invece, come risorti capaci di domare le acque a piedi nudi, senza bisogno di tavole da windsurfer col piercing al sopracciglio. Scivoleranno sulle acque con furioso prodigio, si cercheranno come non &egrave; dato, ordinariamente, cercarsi. Parleranno una lingua che, come scrittore, sto ancora, nella meraviglia, imparando a balbettare.</div>
<div>&nbsp;</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 15:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ATTENZIONE:&#160;Da oggi fino al 3 gennaio spedizioni ferme sul nostro shop. 
Se acquistate i nostri libri dovrete aspettare i primi giorni del 2012 per riceverli comodamente a casa vostra. Grazie per la collaborazione.
&#160;
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ATTENZIONE:&nbsp;Da oggi fino al 3 gennaio spedizioni ferme sul nostro shop. </strong></p>
<p>Se acquistate i nostri libri dovrete aspettare i primi giorni del 2012 per riceverli comodamente a casa vostra. Grazie per la collaborazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Michael Breen, All&#8217;ombra del dittatore grasso</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 17:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La Corea del Nord e il peso di Kim Jong-iI
&#160;
Prefazione
&#160;
Nell&#8217;estate del 2002, gli Stati Uniti  giunsero alla conclusione che la Corea del Nord stava conducendo un  programma segreto di riarmo nucleare in violazione degli obblighi  internazionali. Le tensioni si aggravarono quando all&#8217;inizio del 2003 la  Corea del Nord fu il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 class="book-sub">La Corea del Nord e il peso di Kim Jong-iI</h2>
<p>&nbsp;</p>
<div>Prefazione</div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Nell&rsquo;estate del 2002, gli Stati Uniti  giunsero alla conclusione che la Corea del Nord stava conducendo un  programma segreto di riarmo nucleare in violazione degli obblighi  internazionali. Le tensioni si aggravarono quando all&rsquo;inizio del 2003 la  Corea del Nord fu il primo paese a uscire dal Trattato di non  proliferazione nucleare.</div>
<div style="text-align: justify">Gli Stati Uniti guardarono a questa mossa  con grande apprensione. Nel corso della loro lunga alleanza, Stati  Uniti e Corea del Sud hanno destinato truppe per la formazione di una  forza congiunta in Corea del Sud come deterrente contro un&rsquo;aggressione  da parte delNord comunista. Le cose sembravano essere migliorate dopo il  2000, anno del primo storico incontro tra il presidente sudcoreano Kim  Dae-jung e il leader nordcoreano Kim Jong-il, e della visita a Pyongyang  del Segretario di stato americano Madeleine Albright. L&rsquo;orizzonte di  una riconciliazione non era mai apparso cos&igrave; vicino. Ma le ultime  rivelazioni riportarono indietro le lancette. In quei mesi le truppe  americane avevano spodestato il regime in Afghanistan e presto si  sarebbero impegnate sul fronte iracheno. Uscita dalla prospettiva della  guerra fredda, Washington non guardava pi&ugrave; alla Corea del Nord come a  una &ldquo;minaccia comunista&rdquo; ma come a un potenziale alleato degli stati  canaglia e dei gruppi terroristici: la guerra al terrore era arrivata  nella Corea della guerra fredda portando con s&eacute; possibilit&agrave; di  conflitto.</div>
<div style="text-align: justify">I coreani sono abituati a questa alternanza di destini.  Il loro &egrave; stato a lungo un paese di drammi e contraddizioni: la  spaccatura del 1945 tra un Nord filosovietico e un Sud filoamericano &egrave;  stata la pi&ugrave; severa tra le separazioni di stati della storia  contemporanea. Il conflitto tra le due parti caus&ograve; la morte di tre  milioni di coreani; il Sud ospita una popolazione cristiana tra le pi&ugrave;  ferventi d&rsquo;Asia, mentre il Nord ha sviluppato un culto comunista della  personalit&agrave; che &egrave; stato &ndash; e rimane &ndash; pi&ugrave; fanatico perfino di quelli di  Mao o Stalin; alle soglie del XXI secolo il Nord &egrave; stremato dalle  carestie e dal declino economico mentre il Sud &egrave; la dodicesima potenza  economica del mondo. Proprio a causa del suo bizzarro fanatismo, la  Corea del Nord non &egrave; stata tenuta in grande considerazione dalla  comunit&agrave; internazionale.</div>
<div style="text-align: justify">Dopo la guerra di Corea (1950-1953), solo  occasionalmente &egrave; uscita dal suo isolamento volontario per tornare al  centro dell&rsquo;attenzione e sempre in circostanze spiacevoli: attentati ai  presidenti sudcoreani; arresti dei suoi diplomatici per traffico di  droga; addestramento di terroristi; il sequestro nel 1968 della nave  spia americana Pueblo e del suo equipaggio; la decapitazione nel 1976 di  due ufficiali americani all&rsquo;interno della zona smilitarizzata (DMZ); la  morte di Kim Il-sung nel 1994; la carestia; le diserzioni. L&rsquo;unico  episodio positivo che io ricordi risale a quando la Corea del Nord stup&igrave;  il mondo battendo la nazionale italiana di calcio ed entr&ograve; nei quarti  di finale dei mondiali del 1966. Gli abitanti di Middlesborough, la  citt&agrave; inglese che ospit&ograve; l&rsquo;incontro, divennero subito tifosi della Corea  del Nord, la cui tattica di gioco consisteva nel correre</div>
<div style="text-align: justify">all&rsquo;impazzata per tutto l&rsquo;incontro; uno stile che in seguito fu ribattezzato &ldquo;calcio totale&rdquo;.</div>
<div style="text-align: justify">Negli  ultimi anni, la Corea del Nord &egrave; balzata nuovamente agli onori della  cronaca. In realt&agrave;, avevar iconquistato il centro della scena  internazionale prima che riesplodesse la questione nucleare in seguito a  quello che in principio fu un ripensamento. Quando la Casa Bianca stava  preparando il discorso del 2002 sullo stato dell&rsquo;Unione, la Corea del  Nord fu infilata nell&rsquo;ormai famoso &ldquo;asse del Male&rdquo; accanto a Iraq e  Iran, a quanto pare all&rsquo;ultimo minuto e molto probabilmente pi&ugrave; che per  ragioni politiche, per una questione di stile e di political  correctness,1 come se l&rsquo;asse non potesse comprendere solo due stati  islamici.</div>
<div style="text-align: justify">A questa notizia molti trasalirono e non perch&eacute;  pensassero che la Corea del Nord non rientrasse nella schiera del Male.  Sapevano bene che non aveva alcun legame con il terrorismo islamico &ndash; di  certo non al punto da giustificarne l&rsquo;appartenenza all&rsquo;asse &ndash; e  ritenevano che questo nuovo ruolo avrebbe vanificato gli sforzi della  Corea del Sud per convincere il Nord a uscire dal suo inesorabile  isolamento. Accadde cos&igrave; che quello che era sempre stato uno stato  canaglia di serie B ottenne il privilegio di essere iscritto nell&rsquo;agenda  della presidenza degli Stati Uniti.</div>
<div style="text-align: justify">Il mio interesse personale  nei riguardi di Kim Jong-il e della Corea del Nord risale al 1982, anno  in cui mi trasferii da New York a Seul per lavorare come giornalista  free-lance. All&rsquo;epoca il leader era Kim Il-sung, il padre di Kim  Jong-il. E nel Sud lo temevamo tutti. Alla fine degli anni ottanta, la  Corea del Nord si apr&igrave; al turismo occidentale e cos&igrave; decisi di andare a  dare un&rsquo;occhiata. Ma prima passai a trovare l&rsquo;ambasciatore di un paese  amico per quello che poi si rivel&ograve; un informale addestramento per spie.</div>
<div style="text-align: justify">&laquo;Non ti diranno niente&raquo; disse (o ti diranno bugie, scoprii pi&ugrave; tardi.</div>
<div style="text-align: justify">La  mia prima guida continuava a dirmi che in Corea del Nord la criminalit&agrave;  non esisteva). &laquo;Dovrai riuscire a capire tutto solo in base a ci&ograve; che  vedi.&raquo; Cercai di scoprire la verit&agrave; guardando dalla finestra. Dopo le  prime impressioni (i buoi nei campi, l&rsquo;assenza di commercio, gli  strampalati slogan politici, i bambini che vanno a scuola cantando inni  rivoluzionari, le industrie fatiscenti) mi chiesi come mai quel misero  paese ci facesse tanta paura. &laquo;Conta i fili tra i pali del telegrafo&raquo; mi  aveva suggerito l&rsquo;ambasciatore (non ricordo a cosa servisse questo  calcolo, ma la maggior parte dei pali aveva solo un cavo). &laquo;Guarda che  materiale rotabile si trova nelle stazioni.&raquo;</div>
<div style="text-align: justify">Feci tutto questo scoprendo lo Sherlock Holmes che era in me.</div>
<div style="text-align: justify">&laquo;Perch&eacute;  ci sono cos&igrave; tante bottiglie rotte davanti alla macchina  turabottiglie?&raquo; chiesi novello Watson a un collega durante una visita a  una fabbrica di bibite alla periferia della capitale. &laquo;Queste bottiglie  non stanno perfettamente dritte&raquo; mi rispose e ne afferr&ograve; una per  esaminarla.</div>
<div style="text-align: justify">&laquo;Sul fondo hanno delle bolle d&rsquo;aria sporgenti; restano  inclinate e quando la macchina spinge il tappo le rompe.&raquo; Scopriamo di  essere vivi quando persino l&rsquo;industria del vetro riesce ad affascinarci.  Il passo tra queste osservazioni e la soluzione &egrave; breve (perch&eacute; non  perfezionare la tecnica di fabbricazione delle bottiglie?) e il  visitatore si sente gi&agrave; un esperto di nation building. &Egrave; cos&igrave; che gli  stranieri si attaccano alla Corea del Nord. Tutti, persino coloro che si  dicono suoi sostenitori, sanno che questo paese &egrave; nella morsa di una  disgustosa dittatura; ma al sicuro nella loro posizione di stranieri, si  tengono caro questo legame proprio perch&eacute; ne ricavano una  gratificazione personale. A quel punto, scopri di poter provare simpatia  per queste persone anche se sai che &egrave; come se ti avessero messo una  benda sugli occhi e ti facessero girare su te stesso. Una volta, verso  la met&agrave; degli anni novanta, mentre la stampa parlava della penuria di  riso, all&rsquo;hotel Koryo di Pyongyang ne servivano due ciotole a pasto per  dimostrare, pensavo, che la notizia era falsa. &laquo;E invece questo  comportamento non faceva che confermarla&raquo; mi spieg&ograve; in seguito un amico  sudcoreano prima che mandassi in stampa questa mia scoperta.</div>
<div style="text-align: justify">&laquo;Sanno bene che nessuno lo mangerebbe tutto. Gli avanzi se li portano a casa.&raquo;</div>
<div style="text-align: justify">Benvenuti  in Corea del Nord, un paese misterioso con una singolare capacit&agrave; di  primeggiare sul resto del mondo, un paese in cui le informazioni e la  mobilit&agrave; sono cos&igrave; controllate che la popolazione non sa cosa succede  all&rsquo;esterno e nessuno sa cosa succede all&rsquo;interno.</div>
<div style="text-align: justify">Da anni la Corea del Nord &egrave; quello che un diplomatico americano ha definito una volta il &ldquo;buco nero dei servizi segreti&rdquo;.</div>
<div style="text-align: justify">Abbiamo  ragione di credere, ma non ne abbiamo la certezza, che ben tre milioni  di persone potrebbero essere morte a causa della carestia e che altre  centinaia di migliaia sono fuggite in Cina dove vivono nascoste con il  terrore di essere deportate e condannate. Come si spiega una crisi  umanitaria di queste dimensioni nel bel mezzo del boom economico del  Nord-est asiatico? La risposta &egrave; nell&rsquo;unico uomo grasso di tutto il  paese: Kim Jong-il. Questo libro si propone di presentarlo, di  raccontarne per quanto possibile la storia, e di spiegare come possa  conciliare la sua personale passione per il buon vino francese con il  fatto che i suoi concittadini rischino di finire nei gulag se sorpresi a  leggere Le Monde.</div>
<div style="text-align: justify">Nel farlo dobbiamo affrontare anche la spinosa  questione di come faccia a restare al potere. Per quale motivo i coreani  non sono riusciti a gettare tra le macerie della storia la loro  versione del comunismo,</div>
<div style="text-align: justify">soprattutto quando, per farla breve, il  prospero e libero Sud offre loro un modo migliore di essere coreani?  Forse perch&eacute; conservano uno spirito nazionalistico? Oppure perch&eacute; il  regime &egrave; cos&igrave; spaventosamente</div>
<div style="text-align: justify">repressivo che la popolazione non &egrave;  in grado di abbatterlo? O, al contrario, semplicemente perch&eacute; i  nordcoreani amano il loro leader?</div>
<div style="text-align: justify">Ma soprattutto dobbiamo capire  perch&eacute; il terrificante regime di odiocrazia instaurato da Kim riesca a  spaventare il mondo civilizzato servendosi delle armi di distruzione di  massa. Quest&rsquo;ultimo quesito</div>
<div style="text-align: justify">ci riguarda direttamente. Infatti per  quanto la crisi umanitaria e le violazioni dei diritti umani in atto in  Corea del Nord ci coinvolgano, &egrave; soprattutto la sua volont&agrave; di scatenare  uno spaventoso conflitto che ci rende ansiosi.</div>
<div style="text-align: justify">Il programma  nucleare di Kim Jong-il pone la Corea del Nord in rotta di collisione  con gli Stati Uniti e i loro alleati. Europa, Russia, Cina, Corea del  Sud e Giappone sono concordi nell&rsquo;affermare che la formula Corea del  Nord + nucleare sia un&rsquo;equazione disastrosa anche se non riescono a  trovare un accordo su come risolverla. Per quanto sia difficile da  credere osservando i viali alla moda di Seul, Tokio e Pechino, ci sono  molte possibilit&agrave; che questa situazione sfoci in una guerra. Per  crederlo &egrave; sufficiente pensare che il governo statunitense del dopo 11  settembre e l&rsquo;isolato governo di Pyongyang vivono su pianeti diversi e  nessuno dei due sa cosa voglia l&rsquo;altro. Improvvisamente conoscere la  realt&agrave; nordcoreana non &egrave; pi&ugrave; solo una questione da specialisti. Ormai il  mondo intero ha interesse a capire il pi&ugrave; possibile su quest&rsquo;uomo e  questo paese.</div>
<div style="text-align: justify">Ma lo dovr&agrave; capire a fondo se vorr&agrave; riuscire a  elaborare delle strategie per affrontare Kim Jong-il. La notizia del suo  programma di riarmo nucleare ha contribuito ben presto a demonizzarlo.  Nel gennaio del 2003, nella stessa settimana si &egrave; guadagnato le  copertine dell&rsquo;Economist, del Times e di Newsweek che lo ha chiamato Dr  Evil, Dottor Male. Bench&eacute; comprensibile &ndash; visto che il mondo ha paura di  lui &ndash; la demonizzazione di quest&rsquo;uomo rende ancora pi&ugrave; difficile la  ricerca di una strategia di intervento e finisce con l&rsquo;autoalimentarsi.</div>
<div style="text-align: justify">&Egrave;  possibile giungere a conclusioni chiare (per esempio che Kim dovrebbe  lasciare il potere o che non dovrebbe lasciarlo perch&eacute; un regime  post-Kim potrebbe essere ancora peggio); ma per farlo occorre seguire  una logica sensata. Infatti, se &egrave; inaccettabile rimanere neutrali di  fronte a un cattivo leader, per definirlo tale &egrave; opportuno essere  obiettivi. Dico questo perch&eacute; in occasione di quel primo viaggio il mio  amico ambasciatore (vi rivelo che era australiano se state morendo dalla  curiosit&agrave; di saperlo) mi chiese anche: &laquo;Riesci a essere obiettivo?&raquo;. Ne  dubitava perch&eacute; fino ad allora avevo vissuto per sette anni nella Corea  del Sud anticomunista che dipingeva Kim Jong-il come un folle Caligola.  (Quello che &egrave; incredibile oggi &egrave; che mentre il mondo pensa che sia un  diavolo, la Corea del Sud ha cambiato opinione e lo ritiene un uomo con  cui &egrave; possibile fare affari.)</div>
<div style="text-align: justify">&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify"><strong>Michael Breen, All&#8217;ombra del dittatore grasso, Isbn Edizioni </strong></div>
<div style="text-align: justify">http://isbnedizioni.it/catalogo/saggistica/all-ombra-del-dittatore-grasso/</div>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Festa Isbn</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 13:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Grazie a tutti per aver partecipato!




]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti per aver partecipato!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-821" alt="isbn_ph_2011_15_bassa" src="http://isbnedizioni.it/isbnblog/files/2011/12/isbn_ph_2011_15_bassa.jpg" style="width: 400px;height: 599px" /></p>
<p><img width="400" height="244" class="alignnone size-large wp-image-827" alt="isbn_ph_2011_05bassa" src="http://isbnedizioni.it/isbnblog/files/2011/12/isbn_ph_2011_05bassa-1024x625.jpg" /></p>
<p><img width="400" height="298" class="alignnone size-large wp-image-823" alt="isbn_ph_2011_07bassa" src="http://isbnedizioni.it/isbnblog/files/2011/12/isbn_ph_2011_07bassa-1024x762.jpg" /></p>
<p><img width="400" height="538" class="alignnone size-full wp-image-820" alt="isbn_ph_2011_01bassa" src="http://isbnedizioni.it/isbnblog/files/2011/12/isbn_ph_2011_01bassa.jpg" /></p>
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		<title>I regali di natale è meglio farli per tempo!</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-814" alt="invitofestanatale" src="http://isbnedizioni.it/isbnblog/files/2011/11/invitofestanatale.jpg" style="width: 670px;height: 392px" /></p>
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		<title>Paolo Sortino recensisce La luce prima di Emanuele Tonon</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Paolo Sortino, autore di Elisabeth, recensisce La luce prima di Emanuele Tonon
IL CUORE SACRO E INDICIBILE DI TONON
Paolo Sortino
&#160;
Non &#232; un caso che pur trattando un evento necessariamente a s&#233; contemporaneo qual &#232; la morte della madre, Emanuele Tonon abbia creato tra i secoli un ponte di significati. In termini di pensiero, La luce prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Paolo Sortino, autore di <em>Elisabeth</em>, recensisce </strong><a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/la-luce-prima/"><em><strong>La luce prima</strong></em></a><strong> di Emanuele Tonon</strong></p>
<p><span style="font-size: medium"><strong>IL CUORE SACRO E INDICIBILE DI TONON</strong></span></p>
<div><span style="font-size: medium"><strong>Paolo Sortino</strong></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: justify">Non &egrave; un caso che pur trattando un evento necessariamente a s&eacute; contemporaneo qual &egrave; la morte della madre, Emanuele Tonon abbia creato tra i secoli un ponte di significati. In termini di pensiero, <a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/la-luce-prima/"><i>La luce prima</i></a> (Isbn, pp. 130, euro 15,90), ci riporta agli albori della letteratura antica, ad autori come Archiloco o Empedocle, il quale scriveva: &laquo;Solo un cuore sacro e indicibile sussiste, che con pensieri veloci sfrecciandosi slancia attraverso il mondo intero&raquo;. Prima che H&ouml;lderlin facesse di quest&rsquo;ultimo un eroe romantico, per cui il gesto di gettarsi nell&rsquo;Etna voleva significare concedersi all&rsquo;assoluto in maniera definitiva, il cuore dell&rsquo;uomo era ancora capace di stabilire una relazione tra il proprio spirito e lo spirito della terra. Il cuore con cui questo romanzo &egrave; stato composto &egrave; di questo tipo. Non &egrave; luogo di perdizione n&eacute; di infinito naufragare, ma carne che interroga l&rsquo;esperienza e concede a chi soffre almeno una possibilit&agrave; di rimetterla avanti a s&eacute; nei giorni ancora da vivere.</div>
<div style="text-align: justify">&Egrave; vero: il trauma specifico narrato non sembra &laquo;slanciare&raquo; l&rsquo;autore&nbsp;nel mondo. La capacit&agrave; di aggredire le cose e impossessarsi degli accanimenti &egrave; ostacolata dal vuoto dovuto alla perdita. Di fatto assistiamo a un&rsquo;impasse, un momento che potrebbe durare quanto la vita in cui la vita resta esterrefatta, incapace di muoversi o far muovere altro. Attingendo al suo trascorso religioso, l&rsquo;autore tenterebbe volentieri la vita cristiana, gridando soccorso al suo dio che per&ograve; non risponde, non interviene. La rivoluzione che la fede in un dio che si &egrave; fatto uomo vede unificate la via del cielo con la via terrena, gira a vuoto, non basta pi&ugrave;. Per staccare il piede da terra lo scrittore ha bisogno di sacrificare il suo cuore, renderlo sacro e indicibile, votarlo a un bene determinato. Allora un movimento prende vita e lo vediamo: i pensieri di Tonon sono veloci come li descrive Empedocle, lo consente la lingua con egli cui racconta la sua &laquo;piccola mamma&raquo;. Una sinuosit&agrave; linguistica senza precedenti, senza frasi a effetto, senza strizzate d&rsquo;occhio al lettore, senza quegli artifici pure necessari alla persuasione narrativa. Non troveremo un solo vettore stilistico, neanche quelli &ldquo;costruttivi&rdquo; che d&agrave;nno modo di scandagliare le opere dei pi&ugrave; degni maestri. Un romanzo che sembra essersi scritto da s&eacute;, e che a leggerlo, viene da pensare, prende lo stesso poco tempo che &egrave; servito a scriverlo, perch&eacute; queste pagine possiedono l&rsquo;agilit&agrave; e l&rsquo;apparente semplicit&agrave; di un gesto. La felicit&agrave; espressiva che traspare rende questo libro una specie di Macchina di Antikythera, uno di quegli strani oggetti che vengono ritrovati nelle profondit&agrave; marine, la cui origine risale a migliaia di anni fa e nel loro riaffiorare ci donano un&rsquo;incongruenza storica, poich&eacute; la tecnologia che li ha creati &egrave; pari o superiore alla nostra. Il genere romanzo continua a essere una perfetta macchina di senso. Un motore impalpabile che genera significato in eccellenza.<br />
C&rsquo;&egrave; la regale possibilit&agrave; che Tonon sia il solo scrittore italiano a non subire il divario tra lingua parlata e lingua scritta; tra lingua trovata in casa e lingua letteraria. Consapevoli che in ultima analisi sta in questo la vera prova di una corrispondenza tra vita e letteratura, si ha il dubbio se elogiarlo per l&rsquo;una o per l&rsquo;altra.<br />
Da qui nasce il bene di questo libro e allo stesso tempo quanto di primo acchito disturba la narrazione, quel che di confessionale non vorremmo ci fosse perch&eacute; intorbidisce la trasparenza delle immagini. Ma &egrave; quel poco di opacit&agrave; dovuta al cuore trascinato sul piano di un&rsquo;esistenza fragile come il vetro. Una traccia di sangue sufficiente a renderci visibili le ragioni del dolore.</div>
<p>&nbsp;<img width="670" height="470" class="alignnone size-full wp-image-808" alt="immagine-1" src="http://isbnedizioni.it/isbnblog/files/2011/11/immagine-1.png" /></p>
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		<title>Isbn intervista Simon Reynolds # Seconda parte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 11:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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   &#160;


La seconda parte dell&#8217;intervista che abbiamo fatto a Simon Reynolds.

***


Quale sar&#224; il prossimo passo del &#8220;riciclo musicale&#8221; nella nostra cultura? 
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			<content:encoded><![CDATA[<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://retromania-isbn.blogspot.com/2011/11/isbn-intervista-simon-reynolds-seconda.html"><br />
</a></h3>
<div style="text-align: center" class="separator"><span style="font-size: small"><a style="margin-left: 1em;margin-right: 1em" href="http://3.bp.blogspot.com/-XRVSUCpOAhE/Tr0zvvax5uI/AAAAAAAAADg/2bMY9LFCVuU/s1600/Simon_Reynolds_1234884644_crop_550x413.jpg"><img width="320" height="240" border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-XRVSUCpOAhE/Tr0zvvax5uI/AAAAAAAAADg/2bMY9LFCVuU/s320/Simon_Reynolds_1234884644_crop_550x413.jpg" alt="" /></a></span></div>
<div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" class="MsoNormal"><span style="font-size: small">   <b>&nbsp;</b></span></div>
<div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><br />
</span></div>
<div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><b>La seconda parte dell&#8217;intervista che abbiamo fatto a <a href="?s=simon+reynolds">Simon Reynolds</a>.</b></span></div>
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<div style="text-align: center"><span style="font-size: small">***</span></div>
<p><span style="font-size: small"><br />
</span></div>
<div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" class="MsoNormal"><i><span style="font-size: small"><b>Quale sar&agrave; il prossimo passo del &ldquo;riciclo musicale&rdquo; nella nostra cultura?</b> </span></i><br />
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</div>
<div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" class="MsoNormal">
<span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small">Non  lo so. La gente parla degli anni novanta come della next big zone, ma  cosa ci troveranno da copiare, mi chiedo? Proprio in questo periodo il  Goth, la Cold Wave e la Electronic Body Music dei tardi anni ottanta  sembrano fonti piuttosto calde. Forse il &ldquo;baggy&rdquo; sound di Manchester  (Happy Monday, Stone Roses) verr&agrave; riscoperto.</span><span style="font-size: small"><b>&nbsp;</b></span></p>
<p><i><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small"><b>Recentemente  &egrave; stata ripubblicata la kindle version del tuo primo libro, Blissed  out. &Egrave; buffo scoprire che gi&agrave; nell&rsquo;87 parlavi di una specie di legame  con il passato (continue riedizioni e revisioni, &ldquo;un&rsquo;altra biografia di  Bob Dylan&rdquo; e via dicendo). Quali sono le differenze fondamentali tra la  &ldquo;nuova&rdquo; retromania e le &ldquo;vecchie&rdquo; retromanie?</b></span><span style="font-size: small">&nbsp;</span></i></p>
<p><span style="font-size: small">La differenza principale sta nella  scala, nell&rsquo;intensit&agrave; e nella dimensione del problema, che ha a che fare  con la componente della cultura digitale della nostra epoca e con il  dilagante fenomeno dell&rsquo;archivismo della memoria pop su internet. &Egrave; l&igrave;  che si crea la &ldquo;mania&rdquo;.</span></div>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small">  </span></p>
<div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small">Ovviamente  il problema non &egrave; nato dal nulla, &egrave; andato crescendo per anni, anzi per  decenni. Vedo un&rsquo;analogia con il film su Al Gore <i>Una scomoda verit&agrave;</i>.  La gente, compreso Gore stesso, ha parlato del surriscaldamento globale  e delle sue conseguenze per anni, per decenni. Ma questo non ha  impedito al film di essere un contributo vitale e tempestivo al  riguardo. N&eacute; significa che Gore avrebbe dovuto star zitto sulla  questione, dopo essersi espresso abbondantemente al riguardo nel film.  Allo stesso modo, il r&eacute;tro ha una storia e un&rsquo;evoluzione che comincia  decenni fa, ma non ho dubbi sul fatto che il fenomeno sia aumentato  drasticamente negli ultimi dieci o dodici anni, e che sia qualcosa di  cui ci dobbiamo occupare. Bisogna farsi delle domande!</span><span style="font-size: small"><b>&nbsp;</b></span></p>
<p><i><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small"><b>Nel  regno iper-statico della cultura digitale &ndash; in cui il tempo &egrave;  orizzontale e quasi ogni suono creato nel passato pu&ograve; essere facilmente  riascoltato e la possibilit&agrave; del cambiamento lineare sta svanendo &ndash; ha  ancora un senso l&rsquo;idea del potere trasformativo della musica? &Egrave; ancora  possibile essere sorpresi da qualcosa?</b></span><span style="font-size: small">&nbsp;</span></i></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small">Immagino  che possiamo solo scoprire se qualcuno fa musica trasformativa, e  capire se possiamo reagire alla sua sfida. Riguardo all&rsquo;essere sorpresi,  naturalmente spero di s&igrave;. Penso che potrebbe ancora succedermi di  essere sorpreso. Sono pronto, volenteroso e in desideroso di esserlo!</span><span style="font-size: small"><b>&nbsp;</b></span></p>
<p><i><span style="font-size: small"><b>L&rsquo;immenso archivio di YouTube &egrave;  un&rsquo;enorme risorsa per gli ascoltatori. Scaricare &ndash; legalmente o meno &ndash;  ci permette di avere molta pi&ugrave; musica di quella che possiamo  realisticamente ascoltare. Si possono ascoltare file mp3 di tutti i  tipi, provenienti da tutto il mondo. Tutta questa musica potrebbe  costituire un problema per la nostra limitata capacit&agrave; di ascolto?  Stiamo diventando musicalmente onnivori ma allo stesso tempo anche un  po&rsquo; superficiali?&nbsp;</b></span></i></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small">S&igrave;.  Questo &egrave; uno degli argomenti che tratto di pi&ugrave; nel libro. Una delle mie  preoccupazioni &egrave; l&rsquo;assottigliarsi dell&rsquo;esperienza musicale, una sorta  di fruizione satura, distratta e dispersiva.</span><span style="font-size: small"><b>&nbsp;</b></span></p>
<p><i><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small"><b>Cosa pensi della musica italiana? C&rsquo;&egrave; qualche gruppo o cantante italiano che ti piace, contemporaneo o dei decenni scorsi?</b></span><span style="font-size: small">&nbsp;</span></i></p>
<p><span style="font-size: small">Non so un granch&eacute; della scena  contemporanea, per&ograve; ho visto una band di grande effetto all&rsquo;Arca Puccini  festival a Pistoia, si chiama Topsy the Great, &egrave; rock strumentale high  energy intenso, tra l&rsquo;hardcore, il metal e il math rock, con la batteria  come strumento principale.</span></div>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small">  </span></p>
<div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif" class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small">Dagli  scorsi decenni, mi &egrave; piaciuto un po&rsquo; di progressive rock italiano che  ho sentito e ovviamente giganti del soundtrack come Morricone e Goblin. E  anche mostri della disco music come Moroder e Daniele Baldelli. Ho  sentito alcuni bravi artisti techno italiani come Lory D e Leo Anibaldi.  Ah, poi sono un grande fan dei vostri compositori di avanguardia come  Nono, Berio e Maderna.</span><span style="font-size: small"><b>&nbsp;</b></span></p>
<p><i><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small"><b>Il  libro ha una forte connotazione autobiografica. &Egrave; pieno di ricordi e  storie personali: la caccia alle mappe degli autobus che ha assorbito  tuo figlio e te a New York; strani incontri con maniaci del r&eacute;tro  durante gli anni universitari, la sensazione straniante di avere un  figlio cresciuto in America con cui non puoi condividere l&rsquo;atmosfera  culturale in cui sei cresciuto tu. Retromania &egrave; un ritratto del critico  musicale di mezz&rsquo;et&agrave;?</b></span><span style="font-size: small">&nbsp;</span></i></p>
<p><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small">Tutti  i miei libri sono personali, nel senso che non esisterebbero senza la  mia passione e ossessivo interesse per la scena musicale e senza li mio  coinvolgimento sul campo, come per i rave negli anni novanta o per il  post-punk quand&rsquo;ero ragazzo. Ma sicuramente in Retromania c&rsquo;&egrave; pi&ugrave;  memoria emotiva e pi&ugrave; aneddotica, pesca dalla mia storia personale pi&ugrave;  dei libri precedenti ed &egrave; inseparabile dal mio punto di vista, quello di  chi c&rsquo;era durante tutti i periodi di cui parlo. Perci&ograve; in quel senso &egrave;  il libro di un uomo di mezza et&agrave;. Credo che le mie considerazioni siano  accessibili a lettori di tutte le et&agrave;, ma non tutti le <i>sentirebbero</i>  con la stessa di chi ha trenta, quaranta, cinquant&rsquo;anni oggi: quelli  che hanno vissuto negli anni sessanta o nell&rsquo;epoca del post-punk, o in  quella dei techno-rave dei novanta. Il libro ha un elemento immediato ed  esperienziale che aggiunge un carico emozionale a Retromania sia per  chi scrive che per chi legge.</span><span style="font-size: small"><b><br />
&nbsp;</b></span><br />
<i><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: small"><b>Puoi anticiparci qualcosa sul tuo prossimo lavoro? Quale sar&agrave; l&rsquo;argomento del libro?</b></span><span style="font-size: small">&nbsp;</span></i></p>
<p><span style="font-size: small">Non dico nulla per scaramanzia perch&eacute; il  libro non &egrave; ancora stato ufficialmente proposto. Ma se il libro si  far&agrave;, sar&agrave; un grande passo per me: parla sempre di musica, ma esplora  aspetti che non ho mai esplorato prima. La mia speranza per i prossimi  libri &egrave; riuscire a fare cose che mi mettano alla prova e mi portino in  direzioni diverse ogni volta.</span></div>
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