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Sandro Modeo, autore di L’alieno Mourinho, ha parlato del suo libro e della nostalgia di Mourinho su Radio24.

La postfazione di Irvine Welh a L’alieno Mourinho di Sandro Modeo sul Corriere della Sera (traduzione di Mario Bonaldi)
Ho fatto la conoscenza di José Mourinho durante un programma televisivo trasmesso prima della finale di Coppa Uefa 2003 a Siviglia. Mourinho aveva reso il Porto una squadra davvero competitiva, trasformando una compagine un po’ in ombra in una rispettata forza europea. La differenza di comportamento tra lo «Special One» e Martin O’Neill, allora allenatore della squadra avversaria, il Celtic, non avrebbe potuto essere più netta.
O’Neill, uno dei più loquaci e appassionati personaggi sportivi,appare in genere come un incrocio tra un prete gesuita e un avvocato (ha studiato per diventarlo), ed è solito dare giudizi ponderati ed equilibrati, spesso inclusi in una cornice filosofica, anche alla più trita domanda a proposito della prestazione dei giocatori. In breve era, ed è tuttora, una grande risorsa televisiva. A ogni modo, in quell’occasione fu messo in ombra dal giovane, bello e stiloso allenatore latino del Porto. I capelli di Mourinho non erano ancora bianchi allora, e sembrava più giovane di molti dei giocatori di entrambe le squadre. Con i suoi occhi d’acciaio vagamente sfuggenti e la bocca stretta in un malcelato sorrisetto, il suo sguardo in camera rivolto alla comunità calcistica globale diceva: «Sì, ora mi prenderò parte dei vostri stipendi e anche la verginità delle vostre figlie. Tutto quello che chiedo è la vostra eterna devozione». Capii che a Siviglia ci sarebbe stato un solo vincitore.
Cliccate sul link per l’intera postfazione.