
Archivio di Gennaio 2010
Liberaci dagli sbirri su Lankelot
Gianfranco Franchi, su sul portale letterario Lankelot, recensisce l’ultimo libro di narrativa italiana Isbn, "Liberaci dagli sbirri", di Gabriele Reggi.
Ventitre anni, giovane professore fresco di nomina, settentrionale. Una scuola sottoterra, dentro un precipizio, i pilastri come punte d’iceberg. Una scuola di paese, d’un paese che sembra vergognarsi che la scuola esista. Forse non è un caso che quella scuola sia sprofondata. E poi quella scuola è il viatico a una scuola peggiore, quella a cui il professore è stato assegnato, località San Francesco da Stimmate. Profondo sud – quello che le cronache si rifiutano di raccontare. [...] “Liberaci dagli sbirri”, opera prima di Gabriele Reggi, classe 1961, è un romanzo di (de)formazione d’un individuo, e d’una comunità; è una narrazione fredda, tinta di nero, della decadenza, della povertà, del disperato tentativo di alzare la testa e di cambiare la propria sorte, e quella di un’altra persona almeno, di un’altra persona soltanto. Tecnicamente, Reggi gioca su un periodare breve, fitto, spezzato; i dialoghi sono estremamente asciutti, in cerca d’una esattezza chirurgica.
Rock the Casbah! su XL
Sul sito di XL una anticipazione e alcuni video sul libro di Mark LeVine.
Gli Anni Zero
Su personalreport un bell’articolo di Pier Mauro su Gli Anni Zero:
Edito da ISBN Edizioni e curato dal direttore di Rolling Stone Carlo Antonelli, Gli anni zero — Almanacco del decennio condensato ha un’ambizione ambiziosa: raccontare l’ultimo decennio in 330 pagine di saggi, interviste e brevi contenuti a carattere più strettamente informativo/giornalistico. La missione non può ovviamente considerarsi interamente compiuta, ma è evidente come non fosse e non potesse essere questo l’obiettivo. L’obiettivo mirato e centrato è invece quello d’aver costruito un percorso — diviso in quattro parti: Armageddon, Risiko, Shopping, Storytelling — di letture (più o meno) interessanti, dense di spunti che riescono a portare il lettore a imparare e riflettere osservando da lontano fenomeni nebbiosi o frammentati come il decennio in cui hanno avuto luogo.
Se il Novecento è stato il Secolo Breve, questa raccolta definisce gli Anni Zero il Decennio Breve, fissandone l’inizio l’11 settembre 2001 e la fine il 4 novembre 2008, con l’elezione di Obama. Gli argomenti dei saggi, come potete immaginare, spaziano a tutto campo, dalla politica alla musica, dal calcio alla letteratura, e così via.
Io, appena avuto in mano il libro, mi sono fiondato sull’ultimo saggio della raccolta, un testo biografico su David Foster Wallace, lo scrittore che nella sua postfazione Massimo Coppola, il fondatore di ISBN, indica come l’unica cosa che vale genuinamente la pena di portarsi dietro negli Anni Dieci. In caso non condividiate la mia passione per Wallace, vi assicuro comunque come sia parecchio improbabile che non riusciate e trovare almeno cinque o più saggi che vi interessino. Più che citarveli tutti, ché sono tanti, la prossima volta che passate in libreria cercate il libro e sfogliatelo un po’, capirete da soli se è cosa fa per voi. Costa 19 euro, quindi parecchio, ma il lavoro di redazione non è stato poco. E le edizioni ISBN sono sempre un bell’oggetto.
Del Buono e Antonielli su Lankelot
Gianfranco Franchi, sul portale Lankelot.eu, ha recensito due libri della nostra collana Novecento Italiano: Facile da usare e Il Campo 29.
Su Del Buono: "Cinque racconti di Oreste Del Buono, pieni di sentimento, vitalità e intelligenza, espressione d’una sensibilità letteraria capace di dialoghi di grande credibilità e di monologhi interiori di vero fascino; cinque racconti d’amori perduti, spezzati, incompresi, interrotti, clandestini per gioco, comunque mai adulti. Cinque racconti ragazzini, d’un narratore adulto che sembra sospeso nell’antica linea d’ombra, e non sembra aver voglia di oltrepassarla mai. Compatti come un romanzo – come si dice quando si deve ammettere che il protagonista delle storie è sempre lo stesso, più o meno mascherato – originariamente apparsi per Feltrinelli nel 1962: oggi, finalmente, “Facile da usare” è nuovamente a disposizione del pubblico nella nuova edizione ISBN, 2009, completa di postfazione d’eccellenza: a firmarla è Ermanno Paccagnini".
Su Antonielli: "Storia d’un italiano prigioniero di guerra in un campo inglese in India; della disfatta del nostro esercito e del nostro popolo, e della dolorosa battaglia per la difesa dell’identità, della memoria e dell’essenza di ogni individuo; storia della contrapposizione viva tra chi allora riconosceva la patria nel fascismo, e chi invece nel suo rovescio logico, ossia la repubblica parlamentare; storia d’una vicenda oscura dei nostri soldati, altrimenti estranea alla letteratura. Questo è, in buona parte, “Il campo 29””, romanzo di Sergio Antonielli (1920-1982) scritto nel 1947 e originariamente pubblicato nel 1949; oggi nuovamente a disposizione del pubblico nella collana “Novecento italiano” delle ISBN di Milano, collana destinata a venire incontro ai gusti di un pubblico di italianisti e di letterati sempre entusiasta di apprezzare nuovi recuperi di qualità, incomprensibilmente trascurati dai grandi gruppi editoriali".
Ivano Fossati e L’eroe alternativo
Non una recensione di un paio di pagine, ma una piccola segnalazione su un "lettore d’eccezione": Ivano Fossati.
Leggiamo l’intervista di Andrea Scanzi su La Stampa, infatti, e scopriamo: «La casa in collina di Ivano Fossati si arrampica per una via tortuosa che parte da Chiavari e sale. Uliveti a strapiombo, dietro una curva il mare e sul tavolo del salotto l’ultimo libro letto, L’eroe alternativo: "Mi ha salvato, ero a metà dell’Idiota e non sapevo come uscirne"».
The Simpsons su Terra
Sara Picardo, su Terra, scrive del libro di John Ortved.
Hanno compiuto vent’anni di vita questo dicembre e, sebbene non li dimostrino affatto, di strada ne hanno fatta tanta dai loro esordi a oggi. Ovvero da quando Matt Groening, uno squattrinato fumettista underground di San Francisco, li ha creati su un tovagliolo di carta nella sala d’attesa degli studi della Fox, a quando hanno risposto in diretta tv, in prima serata, niente di meno che a George Bush senior, che li aveva accusati di essere «l’antifamiglia ». Ma i Simpson, più che “anti”, sono a tutti gli effetti la rappresentazione della famiglia media americana, in cui tutti, almeno una volta, si sono immedesimati. Il loro successo planetario si spiega proprio così: fanno ridere su noi stessi, sui nostri difetti portati all’esasperazione, incarnando nella parodia i valori e le contraddizioni della nostra società.
Altrimenti non sarebbero mai sopravvissuti a ben quattro presidenti americani; conquistato le prime copertine di tutti i giornali del Continente; dato vita a corsi universitari ad hoc e libri di filosofia; lasciato le loro impronte sul Walk of fame di Hollywood; cambiato “colore” per sbarcare in Africa. Senza contare che Bart è anche stato inserito nella lista dei 40 uomini più influenti al mondo, dopo aver conquistato con il suo «non farti infartare» mezzo mondo. John Ortved ne ha ricostruito la storia in The Simpsons (Isbn edizioni, euro 18,50, pp. 312), uscito da meno di un mese anche in Italia. Il giovane giornalista ha scelto la storia “orale”, ovvero far parlare in prima persona quelli che hanno contribuito alla nascita della famiglia «in giallo», per uscire fuori dalle dispute tra creatori, sceneggiatori e produttori, e mostrare la conflittualità che si è venuta a creare con gli anni all’interno del cast.


