
Il libro di Emanuele Tonon, Il Nemico, uscirà il 10 settembre per Isbn. E’ il suo primo romanzo, un intenso e sconvolgente romanzo eretico.
Questo è l’incipit:
Arrivava zampettando, senza accorgersi nemmeno di essere vivo, arrivava tutto sbregato, tagliato dappertutto - le cicatrici partivano dallo stinco destro e salivano, aprendosi maestosamente come una piazza, sul petto, poi si ricongiungevano e, attraverso lo svuotamento sottomandibolare, andavano a raggiungere l’orecchio sinistro mozzato per via di un basalioma-, arrivava a raccontarmi il suo mondo con parole piccole, parole quasi inudibili, incespicando cadeva in terra, si sbregava ulteriormente, potava i fiori, concimava il suo piccolissimo giardino, faceva crescere una vita mentre stava morendo, piantava gelsomini, lui che era proprio una piccola anima di gelsomino, faceva crescere rose, faceva i conti del mese con una calcolatrice pagata tre euro al Mercatone, percepiva seicentoventitre euro il mese di pensione, spingeva i tasti della calcolatrice uno ad uno, con l’indice destro, era vivo e stava morendo pianissimo. Si era fatto trentaquattro anni in fabbrica di sedie, trentaquattro anni e cinque mesi di puro orrore.
Quell’orrore ha stabilito la sua santità, ha stabilito il nuovo, definitivo canone della santità. Quell’orrore non si presta ad essere raccontato. Nel cuore di questo nuovo, definitivo canone, lui è vissuto lasciandosi divorare i polpastrelli da nastro di carta vetrata su cui lui, per dieci ore il giorno, con una perizia di gesti che lo avvicinavano alla perfezione degli artisti, di un Michelangelo inconsapevole, un Michelangelo seriale, perfetto nella ripetizione del gesto, nello stessissima ripetizione del gesto di posare la gamba della sedia pre-lavorata sul nastro di carta vetrata, con un girare da maestro del polso destro, con un accompagnare da maestro della mano sinistra stretta ad anello
sulla stessa gamba, tutti questi movimenti ripetuti per trentaquattro anni, con la precisione di chi deve infilare cibo nella bocca di un qualche figlio avuto non si sa come ma avuto, ebbene tutto questo fa un canone. Tutta questa santità, questo estro da artista che si sveglia alle cinque del mattino e sale sopra di un Benelli col carburatore sporco e, in groppa a tale destriero, affronta i mostri della fabbrica, sostiene l’urlo della sirena per quattro volte il giorno, si cinge i polsi di nastro adesivo color diarrea, e con lo stesso nastro adesivo cerca di salvare qualche polpastrello completamente piallato dalla carta vetrata, sanguinate fino alla cessazione del sanguinamento, un tale uomo, santo per predestinazione, condannato di conseguenza al combattimento contro l’eterno con Dio, Lucifero, colui che bestemmia e tenta notte e giorno Dio, un tale uomo non può che morire soffocato, trovandosi i polmoni intasati di polvere di legno, quella stessa che ha inalato per trentaquattro anni.


la cognizione del dolore
Un amico che ha sofferto..che soffre..e forse soffrira’..il destino di una persona sensibile come appunto Emanuele.Onestamente non ho letto il testo..ma conosco l’autore.Una persona che pecca aime’ di troppa sensibilita’.Voglio bene a sto ragazzo..e’ uno dei miei eroi degli anni ottanta..
Buona fortuna amico mio…io e il Grande Mazinga siamo con te.
Pierluigi
Finalmente qualcuno che racconta la vita del triste mondo della fabbrica “nel manzanese”,avendoci lavorato posso affermare quanto sopra citato(pura realtà,almeno per quanto riguarda la vita operaia nel settore sedie).Su altri aspetti mi è sembrato troppo tragico nel descrivere certi avvenimenti. Devo dire che è un libro che merita moltissimo,particolare e unico come del resto lo è l’autore.Auguro tanta fortuna al Tonon, restando in attesa dei sui ulteriori libri.Fabio.
sono assolutamente d’accordo 18 anni di fabbrica…
finalmente libera ! disoccupata ma libera dalla fabbrica!!!
[...] del dolore Il nemico, condanna aperta a dio, alla sua irrevocabile latitanza, o meglio inesistenza: la classe [...]