Il nemico
Emanuele Tonon
La classe operaia va al cinema
Nonostante la sua importanza nella storia del XX secolo in Italia, come in altri Paesi del mondo, il nostro cinema ha rappresentato compiutamente quella che un tempo si chiamava "classe operaia" solo a partire dal 1971: in quell’anno, infatti, Elio Petri gira La classe operaia va in paradiso, uno dei film più belli sull’argomento, interpretato magistralmente da Gian Maria Volontè, qui in una scena con Salvo Randone.
I sentori di alienazione da vita in fabbrica, però, concludono un altro capolavoro del nostro cinema, Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti: Ciro Parondi viene richiamato dalla sirena della fabbrica, proprio mentre sta parlando al fratello più piccolo di un mondo più giusto.
Più o meno coevo di Rocco è I compagni, di Mario Monicelli, del 1963. In questo film il regista, con Marcello Mastroianni tra gli attori principali, va alle origini della classe operaia, nella Torino di fine ‘800. Nella scena che segue, il prof. Sinigaglia fomenta i lavoratori tessili con un accorato discorso.
Per molto tempo la classe operaia scompare dai film, così come inizia a dissolversi e a perdere la propria identità nel contesto sociale italiano. Uno dei primi film a raccontare questo smarrimento è La bella vita (1994) di Paolo Virzì, con Massimo Ghini, Claudio Bigagli e Sabrina Ferilli.
A partire dagli ultimi anni, il cinema italiano ha parlato spesso di classe operaia in termini documentaristici. Uno dei registi più sensibili a questi temi è sempre stato Guido Chiesa, che nel 1999 ha raccontato, attraverso i ricordi di cinque ex operai, il vero momento di disfacimento della coscienza di classe, con la cosiddetta "marcia dei 40.000" del 1980 a Torino. Il film si chiama Non mi basta mai.
In un film di finzione recente, Il posto dell’anima, diretto da Riccardo Milani nel 2002, si parla di globalizzazione, delocalizzazione, precariato e morte sul luogo di lavoro: il modo di vedere la classe operaia riflette sulle condizioni contemporanee. Tra gli attori del film Silvio Orlando, Michele Placido e Paola Cortellesi.
Gli ultimi, drammatici fatti di cronaca hanno risvegliato la coscienza civile dei nostri registi: chiudiamo questa breve e parziale rassegna citando due lavori, entrambi legati alla tragedia della Thyssen-Krupp di Torino, avvenuta nel dicembre 2007. Il primo è un film intitolato La fabbrica dei tedeschi: diretto da Mimmo Calopresti, vede nel cast Valeria Golino, Silvio Orlando e Monica Guerritore.
Il secondo è un documentario diretto da Pietro Balla e Monica Repetto: ecco il trailer di ThyssenKrupp Blues.



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