Il campo 29
Sergio Antonielli
Sergio Antonielli
Il campo 29
325 pp. | 10 euro
Il campo 29 racconta un fatto storico probabilmente sconosciuto ai più: la prigionia, durante la Seconda guerra mondiale, di circa diecimila ufficiali italiani concentrati in quattro campi a Yol, ai piedi della catena himalayana.
Ma in realtà il campo 29 non esisteva, c’erano il 25, il 26, il 27 e il 28; il 29 era solo nel gergo dei prigionieri perché quando ne moriva uno dicevano: «È andato al 29». Sergio Antonielli descrive le sofferenze fisiche – la denutrizione, la febbre delfilo spinato, il clima insopportabile – ma soprattutto concentra il suo racconto sulla prigionia come condizione esistenziale. La sospensione della vita nel campo, le ore trascorse a riprendere le proprie attività nel punto dove le si erano lasciate: il professore studiava, il commerciante trafficava, il sarto tagliava e cuciva. Un’amara e fittizia recita collettiva per cercare di mascherare il progressivo disfacimento dell’uomo e tentare, se possibile, di sopravvivere.
Sergio Antonielli (1920-1982) è stato uno scrittore e critico letterario italiano. Tra le sue opere di narrativa La tigre viziosa (1954), Un cane e un uomo in più (1958), Il venerabile orango (1962), Oppure, niente (1971).
Il romanzo di Sergio Antonielli è davvero sui generis: potete rendervene conto leggendone gratis alcune pagine e approfondendo i suoi temi con la nota dell’autore che si trova all’inizio del volume e che vi riproponiamo qua. Abbiamo anche raggiunto il figlio dell’autore, Livio Antonielli, che ci ha raccontato la figura del padre e de Il campo 29 dal suo punto di vista molto peculiare, in un’intervista telefonica. E infine, per comprendere la peculiarità del romanzo nel panorama dei libri a carattere bellico, ma anche del romanzo del Novecento italiano, c’è un saggio di Edoardo Esposito, posto alla fine del libro.


