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Oreste del Buono
Un intervento di Stefania Rumor
Stefania Rumor lavora da anni nella redazione di Linus. Da poco ne è diventata direttore editoriale. Ha scritto per noi questo ricordo di Oreste del Buono.
Era il marzo del 1976 avevo 18 anni, l’anno della maturità. Una mia amica aveva uno zio fotolitista che lavorava per Linus. Lui le chiese se avrebbe avuto voglia di fare un colloquio per un posto in redazione. Lei rispose no, e allora ci andai io. Non ho mai capito perché l’abbia fatto, ma non finirò mai di ringraziarla. Comunque io ho detto sì subito. Ho conosciuto Oreste del Buono così: lui mi ha detto di non preoccuparmi per la maturità, che mi avrebbe dato una mano lui. Mi ha chiesto che materia avrei portato all’orale, gli ho risposto “Italiano… Una tesina su Moravia”. Lui ha tirato fuori un’aria da furbetto, ha farfugliato qualcosa, ha estratto un libricino e si è messo al telefono. Dopo pochi secondi mi ha passato la cornetta. Ho sentito una voce che mi diceva: “Buongiorno, sono Alberto Moravia”.
Del Buono era un uomo coinvolgente e generoso, mi ha insegnato che cultura e politica non sono due entità a se stanti, e quanto il potere politico dovrebbe starne lontano. Chissà cosa penserebbe di questo momento. Era un uomo curioso, un intellettuale che voleva esserci, seppur con un understatement oggi assai fuori moda. E quando si accorgeva che c’erano nell’aria nuovi fermenti, il suo sguardo diventava febbrile: voleva capire, conoscere. Linus rappresentava la curiosità sulla politica e le culture giovanili, un punto di vista laterale, mai diretto, mai ovvio. Forse proprio per questo motivo, buona parte dei protagonisti più interessanti della cultura sono passati sulle sue pagine.
La curiosità critica di Del Buono è rimasta il mio punto di riferimento principale. Però (sarà banale dirlo, eppure…) sono tempi diversi. È molto difficile riconoscere oggi nei movimenti giovanili, culturali e politici, un pensiero critico originale, che abbia caratteristiche di novità di analisi. Perché le figure di riferimento, gli intellettuali che riflettono sull’oggi, sono rare e durano poco. Nel mio piccolo, anch’io cerco di proporre punti di vista che siano il più possibile originali, dando spazio a nuove firme e a nuovi autori di fumetti.


