Un’intervista a Paolo Caredda, autore di Altri giorni, altri alberi
LA STORIA DI ALTRI GIORNI, ALTRI ALBERI, RIASSUNTA AL MASSIMO, CORREGGIMI SE ESAGERO, È QUELLA DI UNA GENOVA PARALLELA/POST-ATOMICA IN CUI GLI ALBERI DI NATALE SI SCONTRANO IN COMBATTIMENTI FEROCISSIMI PER SALVAGUARDARE IL PRESTIGIO E LA SOPRAVVIVENZA DEI VARI QUARTIERI, DI CUI ESSI SONO UNA SORTA DI "NUMI TUTELARI". DA DOVE VIENE QUESTA IDEA?
Qualche Natale fa, io, Carlo Antonelli e Sandro Diaco abbiamo fatto un giro, piuttosto psicogeografico, della Circonvallazione a Monte di Genova, un quartiere aristocratico ben basso nella mia personale classifica dei quartieri. Entravamo negli atrii addobbati, fotografavamo gli alberelli sghembi, parlavamo con i portinai, e in una curva di Corso Montegrappa ho pensato “hey si potrebbe scrivere una storia dove gli amministratori allenano alberi di natale magici che poi si affrontano in un torneo per la supremazia spirituale nel quartiere. Si chiamerà Altri giorni altri alberi”. Non so perché. Una Marassi parallela… Come le storie della National Comics che si svolgono con gli stessi eroi in ambienti radicalmente diversi.
Terra-2, Terra-3, Terra-S, Terra-X…
Le cose sono simili, i palazzi sono simili, ma le dinamiche e la psicologia dei personaggi sono diverse da quelle a cui siamo abituati. In questa Genova parallela, pensionati, tappezzieri e agenti immobiliari sono guidati nelle loro pratiche giornaliere da convinzioni e sensibilità magiche. Quasi una città africana sorta sulle rive dello Zambesi piuttosto che sul torrente Bisagno. Una Marassi della Mente, sospesa in una dimensione carica di elementi futuri (le Nuove Lire, i Bingo abbandonati) e paraphernalia anni ’70 (la musica, i negozi, i bar). Tempo dopo ho scoperto un romanzo di fantascienza inglese che si chiamava Other days, other eyes (Bob Shaw, 1972).
Parla di un vetro lento, uno specchio dove le immagini si posano e vi rimangono impresse per molto tempo. Piuttosto che frenarmi la cosa mi ha esaltato e sono onorato che il mio testo trasporti l’ombra vaga e la presenza di un’altra storia…
ALTRI GIORNI ALTRI ALBERI È UN ROMANZO RICCO DI RIFERIMENTI POP, ALCUNI PIÙ ESPLICITI (L’UOMO TIGRE E I CARTONI GIAPPONESI, IL CINEMA DI JEUNET-CARO, TIM BURTON, BRAZIL, ECC.), ALTRI PIÙ SOTTILI E NASCOSTI. COME SI CONCILIANO QUESTI SPUNTI COSÌ DIVERSI TRA LORO?
L’uomo tigre è Re. Sicuramente è lo spirito animale che ha guidato questa scrittura. Un’altra bella vittoria per questo campione dei bambini sfortunati.
In quanto all’inconciliabile, è come quando cammini in una città: vedi bene la diversità di una zona rispetto all’altra, ma sai che tutti questi pezzi disordinati formano un continuum. Forse insensato, comunque indecifrabile da terra. Cose nascoste ce ne sono parecchie. Ho contato 7 riferimenti ai Deep Purple e non mi piacciono neppure (mi piacerebbe l’idea che mi piacessero. Come piacevano a ragazzi nati in un condominio, totalmente disinformati di dove va il mondo eppure animati, resi vivi da Qualcosa). Il quadro appeso alla parete di un atrio in via Tortosa ritorna due o tre volte. È in realtà una copertina di Kurt Caesar per Urania 149. I Trasfigurati. Anche le copertine di Kriminal di Luigi Corteggi sono evocate qua e là. Quei titoli assurdi che leggevi passando ed entravano nei tuoi pensieri: Tutto si dissolve con Tamara. Tema: cos’è la morte, l’impossibilità. Caesar, Luigi Corteggi… Artisti da edicola. Le copertine si compenetravano con il paesaggio della città.
Diventavano immagini fantasma. Inconciliabili a prima vista.

IL TUO ROMANZO SI SVOLGE A GENOVA, QUASI COMPLETAMENTE ALL’INTERNO DEL QUARTIERE DI MARASSI. L’AMORE PER QUESTO LUOGO È EVIDENTE, SOPRATTUTTO NELLE DESCRIZIONI DI QUELLO CHE SI POTREBBE DEFINIRE IL TUO LIRISMO URBANISTICO/RESIDENZIALE. L’IMPRESSIONE È CHE UN ROMANZO DEL GENERE SAREBBE POTUTO NASCERE SOLO A GENOVA, E DA UN GENOVESE.
Mah… credo che l’amore per il Posto sià più una cosa anglosassone, e francese. A ogni livello del gioco. Pensa a tutti i nomi dei Bloods. Si chiamano Santana Blocks, Pirus Avenue. Prendono forza dal nome di un isolato anonimo… Pensa a Hiroshima mon amour, la battuta finale dei due amanti post-atomici; “Io sono Parigi, tu sei Hiroshima”. Non è che in Italia finiscono i film dicendo “Io sono Benevento, tu sei Città Studi”.
HAI PUBBLICATO UN RACCONTO IN GIOVENTÙ CANNIBALE (GIORNO DI PAGA IN VIA FERRETTO, 1996), DOPODICHÉ HAI PREFERITO DEDICARTI AD ALTRI LINGUAGGI, DIVENTANDO, TRA L’ALTRO, UNO DEI PIONERI DEL "MOCKUMENTARY" (IL "FALSO DOCUMENTARIO") IN ITALIA. È SUCCESSO QUALCOSA DOPO LA PUBBLICAZIONE NEL 1996 CHE TI HA ALLONTANATO DALLA SCRITTURA (EDITORIALE)? C’ENTRA QUALCOSA LA POLEMICA, PIUTTOSTO INUTILE, CHE SEGUÌ A GIOVENTÙ CANNIBALE, TRA CHI SOSTENEVA CHE FOSSE SOLO UNA MODA, UN’OPERAZIONE DI MARKETING, E CHI VEDEVA, INVECE, FINALMENTE, UN PO’ DI ARIA FRESCA NELLA NARRATIVA ITALIANA?
No, lo avevo scritto qualche anno prima e lavoravo già con la televisione. Quando mi hanno chiamato per chiedermi se volevo far parte della raccolta non vivevo in Italia. Non mi sono neppure occupato di chiedermi se mi piacevano gli altri scrittori o se c’era qualcosa di anche simile all’accenno di un movimento, una corrente.
Mi sembrava giusto che Giorno di paga rimanesse nel tempo e allora ho detto sì. Certo. Da lontano, occasionalmente, mi è arrivata l’eco di una voce indignata, ma mi sembra di poter dire con un certo grado di sicurezza che il livello era parecchio basso, tipo scuola dell’obbligo italiota. Quando ho scritto altri giorni… pensavo sinceramente che fosse più semplice ritornare a pubblicare una storia fantastica… Ho avuto la netta, agghiacciante impressione che l’editoria si stesse conformando alle stesse mortifere direttive dello Spettacolo Contemporaneo. Ma comunque, eccoci qua.
IL "CAPOGABBIOTTO" PROTAGONISTA DEL ROMANZO È UNA SORTA DI CARCERIERE DEI BAMBINI, CRUDELE E TENERO AL TEMPO STESSO. IN GENERALE NEL TUO ROMANZO, COME IN QUELLI DI BORIS VIAN, I PERSONAGGI SEMBRANO MUOVERSI IN UN MONDO DI VALORI ETICI E MORALI CHE È ALTRO RISPETTO AL NOSTRO, IN CUI IL RAPPORTO CAUSA-EFFETTO, ANCHE A LIVELLO DEI SENTIMENTI, È DIVERSO. IN GENERALE, LA VISIONE CHE CI DÀ DEL MONDO IL TUO ROMANZO È PIUTTOSTO CUPA, ATTENUATA SOLO, FORSE, DALLA TENEREZZA DEL RICORDO D’INFANZIE E AMICIZIE PERDUTE. È COSÌ?
Anche i buoni sentimenti diventano soprannaturali, interessanti, se convivono nel deserto di morte di una mente condannata. È la vecchia storia che un detective deve essere di destra. Molto di destra. Tutti i detective di sinistra da Izzo in poi sono in ultima analisi senza sapore.
Da sotto il cappuccio del boia puoi dire cose buone con effetti inattesi. È l’unico modo per dare forza al sentimento. È la stessa cosa per le tenerezze e gli amici perduti…
Alcune emozioni devono procedere mascherate, nascoste sotto costumi portentosi, come gli stregoni Bazombo nel Congo, o Lanterna Verde.

