L’incipit di I Simpson. Storia vera della famiglia più importante del mondo
1. La serie di Matt Groening
In cui crudeli insegnanti delle elementari distruggono i fumetti di Matt Groening… il punk rock fa incontrare i conigli di Life in Hell con i topi di Maus… Matt Groening diventa il Casanova del L.A. Reader… e Deborah Kaplan costruisce a Matt un mini impero di merchandising
L’idea de I Simpson non nacque bell’e fatta dalla mente di un uomo, quasi fosse una versione divertente di Atena. La sua nascita fu un processo e i genitori sono più di uno (così come i patrigni e le matrigne, i nonni, gli zii ripugnanti e i figli ingrati — mi riferisco a te, Family Guy, [I Griffin in Italia, n.d.r.], ma il suo progenitore più prossimo è la striscia di fumetti Life in Hell di Matt Groening, che alla fine degli anni ’80 veniva pubblicata all’interno di varie riviste alternative statunitensi portando il suo autore al successo e innalzandolo al rango di celebrità.
Ma prima de I Simpson, prima di Life in Hell, prima della fama, del denaro e dei conigli angosciati, c’era un ragazzino con una serie televisiva immaginaria, Matt Groening. Quest’ultimo registrò anche una sigla musicale:
Matt Groening, ideatore, I Simpson (Fresh Air di NPR, 2003): [canta] Se senti un applauso forte, sai che Groening è alle porte. Poi per terra vedi una striscia di colore e sai che non è un treno, una cometa o un aereo. Si tratta di Matt Groening, un vero figo… Matt Groening. Matt Groening. Matt Groening. Non un codardo, ma una superpotenza, Matt Groening, il più figo di tutti, il migliore.
Groening non è cresciuto a Springfield. Sarebbe stato bello, dato che il capo famiglia de I Simpson ha chiamato i membri della famiglia animata con i nomi di quelli della sua vera famiglia (il padre Homer, la madre Marge e le sorelle Lisa e Maggie), ma non è così. È nato il 15 febbraio del 1954, è cresciuto a Portland, era il terzo di cinque fratelli e viveva in una casa talmente vicina allo zoo di Portland che da piccolo si addormentava con il ruggito dei leoni. (Thomas J. Meyer, «To Hell and Back», in Northwest Magazine, 25 marzo 1990.)
Matt Groening (a Playboy, luglio 1990): Vivevo tra il vecchio zoo di Portland e quello nuovo… io e i miei amici andavamo a giocare nella caverna abbandonata dell’orso grigio, nuotavamo nelle vasche ed entravamo di soppiatto nelle grotte della collina; era fantastico per un bambino.
L’infanzia di Groening sembra idilliaca, soprattutto per un bambino con ambizioni creative.
Matt Groening (a Playboy, luglio 1990): Mio padre è un vignettista, un regista e uno scrittore che ha vissuto di espedienti. Con il suo esempio ha dimostrato che nella vita si può fare tutto quello che si vuole, che non serve avere un pezzo di carta, che si può fare qualcosa di creativo.
Groening, che nello scantinato della famiglia scriveva storie, disegnava cartoni animati e giocava nei mondi della sua fantasia, andava bene a scuola, ma alla Ainsworth Elementary School si cacciava sempre nei guai perché aveva la testa altrove. Un classico esempio di annotazione che si trova nel diario che iniziò a tenere sin da piccolo è «Per domani devo scrivere “Devo ricordarmi di stare zitto in classe” 500 volte». Un’altra dice «I boy-scout non sono male se non hai molto da fare o ti piace far finta di essere nell’esercito e adori salutare la bandiera, ma se ci stai solo perché ti piace fare campeggio o ti hanno costretto i tuoi, non sono il massimo». (Thomas J. Meyer, «To Hell and Back», in Northwest Magazine, 25 marzo 1990.)
Traduzione di Elisabetta Nifosi

