Un necrologio di Paul Ableman

Romanziere d’avanguardia degli anni sessanta, influenzato da Kafka e Beckett

Un ritratto di Ableman

Nel 1958 Maurice Girodias, della Olympia Press di Parigi, pubblicò il primo romanzo di Paul Ableman, che è morto all’età di 79 anni. L’Olympia si era specializzata in opere messe all’indice in Gran Bretagna e in America: Odo voci, una delle pubblicazioni più sperimentali della casa editrice, mette a fuoco la figura di un uomo malato di mente confinato in un letto di ospedale mentre la sua percezione del mondo lentamente svanisce. Nel libro, una profonda critica della società, l’unico punto di riferimento del protagonista è il lettore.
Il viaggio artistico di Ableman aveva dunque avuto inizio con una sperimentazione della forma letteraria. Doveva evolversi sviluppando una teoria personale della coscienza umana: l’obiettivo di tutta la sua vita fu penetrarne il mistero e la relazione con la società.
Influenzato in parte da Franz Kafka, James Joyce e Samuel Beckett, eroi di molti autori d’avanguardia degli anni sessanta, Odo voci si avvicinava spesso alla tecnica narrativa del cut-up di William S. Burroughs. Ma per le influenze moderniste, oltre che per le tecniche letterarie d’avanguardia, la forma e il contenuto del romanzo dovevano molto anche alle teorie psicoanalitiche di Sigmund Freud, Carl Jung e Wihelm Reich.

Ableman pubblicò altri quattro romanzi, As Near As I Can Get (1962), The Twilight of the Vilp (1966), Vac (1971) e Tornado Pratt (1977). Alla fine degli anni sessanta si trovò coinvolto in un processo, che vinse, nel quale era stato ridicolmente accusato di oscenità per la pubblicazione del suo saggio illustrato, The Mouth and Oral Sex.
Nato a Leeds, in Inghilterra, in una famiglia ebrea, crebbe a Londra e New York insieme alla madre, che aveva lasciato suo padre, un sarto, per un giornalista americano. La famiglia si trasferì a New York, dove Ableman frequentò il liceo Stuyvesant, nel lower east side di Manhattan. Tornato in Inghilterra, al termine del servizio militare iniziò a studiare inglese al King’s College di Londra. Soggiornò a Parigi, città più attraente a suo dire, ma tornò a risiedere a Londra, nel quartiere di Hampstead.
Per le scene raccolse cinquanta dei suoi drammi brevi influenzati dal teatro dell’assurdo e surrealista in Tests, rappresentato per la prima volta nel 1966. Green Julia, la sua prima commedia integrale, ottenne un enorme successo al festival di Edimburgo del 1965: presentava due coinquiline, una fisiologa e una economista, la cui recitazione fantastica si muoveva in territori oscuri e pericolosi. La sua opera di annientamento della morale borghese si manifestò in commedie brevi e particolarmente pungenti, Madly in Love e Hank’s Night (entrambe del 1968), rappresentate la prima volta al Teatro Open Space di Londra.
Ableman non può essere facilmente collocato in nessuno dei movimenti post bellici della narrativa inglese o americana, o nei circoli d’avanguardia che Johnson si sforzò di costituire. La fiducia di Ableman nel potenziale rivoluzionario del sogno è debitrice del surrealismo francese, un movimento che ha avuto grande impatto su di lui.
Nel suo saggio Anatomia della nudità (1987) ha applicato idee contenute ne Il disagio della civiltà di Freud alla necessità umana di vestirsi, studiando società nudiste di epoche e luoghi diversi. «Levarsi i vestiti significa «togliersi» dalla civiltà e dalla sua custodia». Ableman sosteneva che la repressione della sessualità attraverso l’abbigliamento sottolineava la violenza insita nella società «civilizzata». D’altra parte, riteneva che la nudità, in se stessa liberatoria, crea una nuova serie di tabù. L’interesse di Ableman per il sogno e la tecnica narrativa del flusso di coscienza fu sintetizzato in The Secret of Consciounsness (2000).
Ableman finanziò la propria attività letteraria realizzando copioni radiofonici e televisivi: Dixon of Dock Green alla metà degli anni cinquanta, Wednesday Play negli anni sessanta, la mini serie A Killing on the Exchange (1987) e Tales of the Unexpected (1988). Realizzò anche libri ricavati elaborando elementi di serie televisive come Shoestring e Porridge (entrambe del 1979) e Straight Up: The Autobiography of Arthur Daley (1991), tratto dalla serie Minder.

da The Guardian
traduzione di Stefano Valenti

Un Commento a “Un necrologio di Paul Ableman”

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