Come sono nati I Simpson, e una foto un po’ squallida di Matt Groening

simpsons01Quando si recò alla Fox con l’intenzione di proporre un adattamento televisivo di Life in Hell ebbe, all’inizio, un ripensamento e sviluppò lì, sul momento, i Simpson. Ai membri della famiglia Simpson diede i nomi dei suoi familiari (successivamente raccontò che quel giorno non si sentiva molto creativo), i suoi genitori, Homer e Marge, e le sue sorelle minori, Lisa e Maggie. Groening ha anche un fratello e una sorella maggiori, Mark e Patty, che però non vennero introdotti nella famiglia Simpson.
Per quanto riguarda Matt, egli decise che era un nome un po’ troppo ovvio e quindi chiamò il quinto elemento della famiglia Bart (un anagramma di brat, monello). Non volendo utilizzare nomi di altri familiari, si rifiutò di dare un nome al padre di Homer, scegliendo piuttosto di uscire dalla stanza. Quando vi rientrò, gli scrittori avevano optato per il nome Abraham, che, casualmente, era il nome del nonno di Matt. Groening ha chiamato anche i suoi figli Homer e Abe (diminutivo di Abraham). Il cognome originale del commissario Winchester, Wiggum, è il cognome di sua madre da nubile.
Groening è cresciuto a Portland (Oregon) e sembra che abbia preso ispirazione per alcuni nomi di altri personaggi della serie dalle strade della sua città; per esempio Ned Flanders, il reverendo Timothy Lovejoy, il sindaco Joe Quimby. leggi tutto »

Due vignette di Matt Groening, raffiguranti dei Protosimpson

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Immagini varie di gente simpsonizzata

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La prima, o quasi, recensione dei Simpson in Italia

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L’incipit di I Simpson. Storia vera della famiglia più importante del mondo

1. La serie di Matt Groening

In cui crudeli insegnanti delle elementari distruggono i fumetti di Matt Groening… il punk rock fa incontrare i conigli di Life in Hell con i topi di Maus… Matt Groening diventa il Casanova del L.A. Reader… e Deborah Kaplan costruisce a Matt un mini impero di merchandising

L’idea de I Simpson non nacque bell’e fatta dalla mente di un uomo, quasi fosse una versione divertente di Atena. La sua nascita fu un processo e i genitori sono più di uno (così come i patrigni e le matrigne, i nonni, gli zii ripugnanti e i figli ingrati — mi riferisco a te, Family Guy, [I Griffin in Italia, n.d.r.], ma il suo progenitore più prossimo è la striscia di fumetti Life in Hell di Matt Groening, che alla fine degli anni ’80 veniva pubblicata all’interno di varie riviste alternative statunitensi portando il suo autore al successo e innalzandolo al rango di celebrità.
Ma prima de I Simpson, prima di Life in Hell, prima della fama, del denaro e dei conigli angosciati, c’era un ragazzino con una serie televisiva immaginaria, Matt Groening. Quest’ultimo registrò anche una sigla musicale:
Matt Groening, ideatore, I Simpson (Fresh Air di NPR, 2003): [canta] Se senti un applauso forte, sai che Groening è alle porte. Poi per terra vedi una striscia di colore e sai che non è un treno, una cometa o un aereo. Si tratta di Matt Groening, un vero figo… Matt Groening. Matt Groening. Matt Groening. Non un codardo, ma una superpotenza, Matt Groening, il più figo di tutti, il migliore. leggi tutto »

Oreste del Buono intervista Dostoevskij, ma la voce è di Carmelo Bene

Monocromo sonoro n. 41: intervista a F. Dostoevskij

Per quanto passi il tempo, Fëdor Michajlovič Dostoevskij resta sempre attuale. Puntualmente scopriamo che ha detto tutto prima che i fatti avvenissero, ma che è anche utile dopo per capire che i fatti non si limitano ad avvenire.
Dostoevskij è esile, con il petto incavato ma dritto. Statura media. La faccia è stanca e malaticcia, i capelli di un castano chiaro, tendente al rosso, lisciati e impomatati. Gli occhi sono diversi uno dall’altro. Uno è comune, di colore castano, ma nell’altro la pupilla si è talmente ingrandita da non lasciar più vedere l’iride. L’asimmetria dello sguardo conferisce ai lineamenti un’espressione enigmatica.

COSA PENSA DELL’ARTE CONTEMPORANEA, MAESTRO? È CONVINTO ANCHE LEI CHE, NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI, SIA TOTALMENTE INCOMPRENSIBILE?

Da noi parlare con gli altri è una vera scienza. Ci sono molti metodi semplificati e puramente scientifici. Prima le parole “io non capisco nulla” dimostravano soltanto la stupidità di colui che le pronunciava. Adesso invece fanno grandissimo onore, basta che le pronunciate con aria sincera e con superbia: “io non capisco nulla d’arte” e vi ponete subito ad un’altezza straordinaria. Questo è tanto più convincente se non capite nulla davvero.

ALLORA LEI STA DALLA PARTE DI QUELLI CHE SOSTENGONO CHE I FAUTORI DELLA TRADIZIONE SIANO STUPIDI, DI QUELLI CHE SOSTENGONO CHE OCCORRE PER FORZA RINNOVARSi?

In realtà da noi ognuno sospetta l’altro di stupidità senza riflettere e senza rivolgere a se stesso la domanda inversa: “ma non sono forse io lo stupido?”. La soddisfazione è generale e tuttavia nessuno è contento, tutti s’arrabbiano.
Anche la riflessione al tempo nostro è quasi impossibile. Costa cara. È vero che si comprano le idee belle e pronte, sono in vendita dappertutto. Le regalano persino, ma quando le regalano vengono a costare anche di più, come del resto si comincia già a presentire.
In conclusione, nessun beneficio è lo stesso disordine di prima. Le vecchie scuole scompaiono, le nuove imbrattano ma non scrivono, tutto l’impegno se ne va in un ampio volo nel quale si vede un’idea mostruosa, non elaborata, e la forza dei muscoli del volo, ma quanto all’opera… una piccolezza.

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Un racconto di Oreste del Buono, da un’edizione fuori commercio

Il fanalino di coda
Oreste Del Buono
in Gli scrittori e l’Unità – Antologia di racconti 1945-1980, edizione fuori commercio riservata agli abbonati a l’Unità per l’anno 1984 con la collaborazione di Editori Riuniti.

Da quando Misca, il più piccolo dei prigionieri russi, si era spaccata la testa contro una trave, era cominciata quella preoccupazione per me. Una questione di statura: mai come allora ho desiderato di essere qualche centimetro più alto.
Era un’usanza del lavoro in miniera: al più piccolo del turno toccava fare da frenatore, come dicevano i tedeschi, stare aggrappato all’ultimo vagone che la macchina diesel trascinava nella sua corsa zoppicante sulla ferrovia ormai rovinata, fare le segnalazioni, con le dita aggranchite sulla lampada a carburo, che faceva una luce così fioca e spettrale nel buio umido della galleria, correre ad azionare gli scambi davanti alla macchina sempre in moto, lavorare proprio sugli scambi, quando non funzionavano, rigirare le dita tra il diaccio delle rotaie e il vischio ripugnante del fango, e stare sempre attento, sempre con il cuore in gola, perché ad ogni momento il vagone a cui ero aggrappato poteva ribaltarsi, e allora buttarsi indietro, cercando di salvare le gambe e di non cadere male sulle traversine. E mai che uno fosse contento, che ti lasciassero in pace: Liubo, il meccanico, era un bravo ragazzo, ma era isterico, aveva i nervi rovinati: e allora dovevo stare attento anche a lui, proteggermi da lui. Quando Liubo si arrabbiava, mi tirava addosso tutto quello che aveva sottomano: stavo pronto a curvare la schiena, ad appiattirmi dietro il vagone mentre lui rimaneva a sfogare la sua collera, dicendo cosa avrebbe voluto fare con mia madre; con mia sorella, con il sole, con la luna, con la corona reale, e persino con il mio vicino di casa.

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Alcune belle copertine di libri di Oreste del Buono

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Brenifier prova a filosofeggiare con alcuni bambini, che forse non ne avrebbero bisogno

sensovita02Oscar “Ognuno dice il suo nome e poi vediamo se me li ricordo”.
I bambini si presentano: Danic, Ofélie, Nelly Christelle e Cindy.
Oscar “Adesso rileggerò i vostri nomi e vi chiederò: chi pensa che li ho letti bene alzi la mano, chi pensa che li ho letti male alzi la mano, va bene? Chi pensa che li ho letti bene alzi la mano?”
Tutti alzano la mano.
Oscar “Chi pensa che li ho letti male alzi la mano?”
Nelly Christelle alza la mano.
Oscar “Aspetta, devi scegliere, non puoi dire che li ho letti bene e che non li ho letti bene. Devi scegliere. Ricominciamo. Va bene, hai capito?”
Oscar ripete i nomi.
Oscar “Chi pensa che li ho letti bene?”
Alzano tutti la mano.
Oscar “Chi pensa che li ho letti male?”
Nessuno alza la mano.
Oscar “Bene, pensate tutti che li ho letti bene, sono molto contento. Io sono venuto qui oggi per parlare con voi.”
Cindy interrompe.
Oscar “No, devi aspettare, vi devo fare una domanda. Ma prima io mi chiamo Oscar. Come mi chiamo?”
I bambini ripetono a turno.
Oscar “Non so di cosa volete parlare, allora faremo così, ognuno di voi farà una proposta, quello che volete”.
Danic alza la mano e propone i cavalli.
Oscar “Chi vuole parlare di altro?”
Ofélie dice che vuole parlare della natura.
Cindy fa un commento. Oscar le chiede di non fare commenti mentre gli altri parlano, se ci riesce.
Nelly Christelle sceglie l’inquinamento.
Altro commento e risolino di Cindy. Oscar le chiede di nuovo se per lei è facile o difficile non fare commenti. La bambina risponde che per lei è facile. Allora lui le chiede se ha dimostrato che era facile o difficile. Cindy risponde che per lei era facile.

Oscar “Chi pensa che per Cindy sia facile non fare commenti alzi la mano?”
Solo Cindy alza la mano.
Oscar “Chi pensa che per Cindy sia difficile alzi la mano?”
Tutti gli altri alzano la mano.
Oscar “Guarda gli altri, sono d’accordo con te o no?”
Cindy ammette che gli altri non sono d’accordo. Oscar le chiede se per lei è facile o difficile, Cindy risponde ancora che per lei è facile.
Oscar “Chi ha ragione, tu o loro ? È troppo difficile?”
Cindy non risponde.
Oscar “Ce la puoi fare o no?”
Cindy risponde di no.
Oscar “Allora non farlo. Torniamo all’inquinamento."

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Immagini da un videogioco, anzi da un’avventura grafica

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Un’intervista a Paolo Caredda, autore di Altri giorni, altri alberi

LA STORIA DI ALTRI GIORNI, ALTRI ALBERI, RIASSUNTA AL MASSIMO, CORREGGIMI SE ESAGERO, È QUELLA DI UNA GENOVA PARALLELA/POST-ATOMICA IN CUI GLI ALBERI DI NATALE SI SCONTRANO IN COMBATTIMENTI FEROCISSIMI PER SALVAGUARDARE IL PRESTIGIO E LA SOPRAVVIVENZA DEI VARI QUARTIERI, DI CUI ESSI SONO UNA SORTA DI "NUMI TUTELARI". DA DOVE VIENE QUESTA IDEA?

Qualche Natale fa, io, Carlo Antonelli e Sandro Diaco abbiamo fatto un giro, piuttosto psicogeografico, della Circonvallazione a Monte di Genova, un quartiere aristocratico ben basso nella mia personale classifica dei quartieri. Entravamo negli atrii addobbati, fotografavamo gli alberelli sghembi, parlavamo con i portinai, e in una curva di Corso Montegrappa ho pensato “hey si potrebbe  scrivere una storia dove gli amministratori allenano alberi di natale magici che poi si affrontano in un torneo per la supremazia spirituale nel quartiere. Si chiamerà Altri giorni altri alberi”. Non so perché. Una Marassi parallela… Come le storie della National  Comics che si svolgono con gli stessi eroi in ambienti radicalmente diversi.
Terra-2, Terra-3, Terra-S, Terra-X…
Le cose sono simili, i palazzi sono simili, ma le dinamiche e la psicologia dei personaggi sono diverse da quelle a cui siamo abituati. In questa Genova parallela, pensionati, tappezzieri e agenti immobiliari sono guidati nelle loro pratiche giornaliere da convinzioni e sensibilità magiche. Quasi una città africana sorta sulle rive dello Zambesi piuttosto che sul torrente Bisagno. Una Marassi della Mente, sospesa in una dimensione carica di elementi futuri (le Nuove Lire, i Bingo abbandonati) e paraphernalia anni ’70 (la musica, i negozi, i bar). Tempo dopo ho scoperto un romanzo di fantascienza inglese che si chiamava Other days, other eyes (Bob Shaw, 1972).
Parla di un vetro lento, uno specchio dove le immagini si posano e vi rimangono impresse per molto tempo. Piuttosto che frenarmi la  cosa mi ha esaltato e sono onorato che il mio testo trasporti l’ombra vaga e la presenza di un’altra storia…

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Locandina, frames e immagini da Brazil, capolavoro di Terry Gilliam

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I suoni del decennio, da Rolling Stone Italia

 

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La prefazione di Gli anni zero. Atlante di un decennio condensato

Forse a causa di questa sorta di rimpicciolimento progressivo della storia, questo suo ripiegarsi in una sorta di quotidianità atomizzata e ripetuta, questa specie di spirale centrifuga e frammentante, dopo il secolo breve, alla svolta del millennio, è arrivato il decennio breve, condensato come una razione di latte americano andato a male. Il respiro è diventato corto, i cambiamenti vorticosi e in definitiva ininfluenti, il tempo una mera sequenza di stop frames. leggi tutto »

Gli anni zero: architettura, persone, società

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L’uomo più puntuale della Costa d’Avorio

NARCISSE AKA, PREMIO PER LA COSCIENZA ORARIA. UN ARTICOLO (IN FRANCESE) SULL’UOMO PIÙ PUNTUALE DELLA COSTA D’AVORIO.

narcisse“L’heure africaine tue l’Afrique. Ensemble, combattonsla.” En Côte-d’Ivoire, c’est à travers ce slogan que les responsables de la régie Arc-en-ciel entendent changer les habitudes des Africains et les amener à respecter l’heure. Samedi dernier, à l’hôtel Ivoire, M. Koffi  Jean-Baptiste, président de la régie, et son équipe ont montré, lors de la “nuit de la ponctualité”, qu’une cérémonie pouvait débuter à  l’heure sous leurs tropiques et que le ciel ne leur tomberait pas dessus. Ils ont tenu leur pari en commençant effectivement à 20  heures. M. Koffi Jean-Baptistea fustigé le comportement des Africains. Pour lui, “le manque de ponctualité est aujourd’hui un  handicap que les Africains doivent combattre sans délai”.
Au cours d’une sympathique cérémonie, neuf personnes qui se sont distinguées par leur ponctualité et leur assiduité se sont vu  décerner le prix de la Conscience humaine. Me Aka Narcisse, président de l’Institut du droit communautaire, surnommé “Heure de  Blanc” par ses collaborateurs, a remporté le super-prix de la Conscience horaire 2007. Ce prix lui a été décerné à l’unanimité par les  membres du jury. Me Aka Narcisse a remporté la villa de 30 millions offerte par la caisse d’épargne et de crédit Dôni Dôni. Le lauréat,  visiblement ému, a exprimé sa gratitude aux organisateurs et a invité les Africains à valoriser les vertus de la ponctualité. “Ne pas être à l’heure, c’est un manque de respect pour les autres”, a-t-il dit.

Il personaggio più ritardatario della storia dell’illustrazione

Da Why Steve Was Late, di Dave Skinner e Henry Parker.

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La lotta peruviana al ritardo

alice1LA GUERRA DEL TEMPO. LA HORA PERUANA HA LE ORE CONTATE. UN ARTICOLO DA PEACE REPORTER.

Per liberare il Paese “dalle catene” del ritardo perenne, insito nel Dna di ogni peruviano, il governo di Alan García ha deciso di iniziare una vera e propria guerra di restaurazione della puntualità.
A mezzogiorno di ieri nelle principali piazze di città e paesi verrà letto il manifesto dell’ora esatta, il rispetto della quale è presupposto essenziale di serietà, primo passo per un popolo che intende risollevare la testa e lanciarsi nella competizione internazionale. E, affinché il messaggio non passi inosservato e costringa ogni cittadino a sincronizzare gli orologi sull’ora ufficiale (dettata dalla Marina militare), i dodici rintocchi saranno scanditi da ogni campanile del paese sudamericano e accompagnati dalle sirene di ogni singola autocisterna dei vigili del fuoco.

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Woodstock 1969-1994: fricchettoni di ieri e di oggi

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Un’intervista a Enrico Monti, il nostro esperto di cose brautiganiane

INNANZITUTTO, COME MAI TI SEI IMBATTUTO IN RICHARD BRAUTIGAN? E COME MAI ISBN HA DECISO DI PUBBLICARE I SUOI INEDITI IN ITALIA?

È successo un po’ di anni fa negli Stati Uniti. Vivevo vicino alla “sua” San Francisco e mi sono imbattuto in libreria nella copertina di Trout Fishing in America, con Brautigan in posa davanti alla statua di Benjamin Franklin. Mi ha incuriosito il fatto che il libro cominciasse proprio dalla descrizione della copertina. Così l’ho letto, mi ha spiazzato, divertito e invogliato a leggere altre cose sue. Quando qualche anno dopo ho cominciato a interessarmi di traduzione, mi è venuta voglia di tradurre un suo libro che mi era piaciuto molto e che era ancora inedito in Italia (sarebbe diventato American Dust: Prima che il vento si porti via tutto). L’ho proposto a Marcos y Marcos, che all’epoca pubblicava Brautigan, ma senza troppa fortuna; meglio è andata con l’allora neonata ISBN e da lì il progetto ha preso il via. Dopo quel primo libro nel 2005, ISBN ha deciso di pubblicare altri inediti di Brautigan, facendone uno dei suoi autori di punta: così sono venuti Una donna senza fortuna (2007), Il mostro degli Hawkline (2008) e, in cantiere per i prossimi mesi, il suo primo romanzo, A Confederate General from Big Sur. leggi tutto »

Alcune belle copertine di libri di Richard Brautigan

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Immagini da Hello, un diario fotografico dei R.E.M.

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Le tabs di Let me in, canzone dei R.E.M. dedicata a Kurt Cobain

Impostare l’amplificatore con la distorsione al massimo e il volume di uscita basso.

Em                                                          Bm/F#
Yeah, all those stars drip down like butter,

Em           Dsus4   D
promises are sweet

Em                                                            Bm/F#
We hold out our pans, lift our hands to catch them.

Em                                             C
We eat them up, drink them up, up, up, up

D G C Am  D     G C
Heyyyyyy, let me in.

D G C Am D     G Em
Heyyyyyy, let me in.

Em                                                     Bm/F#
I only wish that I could hear you whisper down,

Em                                 Dsus4              D
mister fisherman, to a less peculiar ground.

Em                                                                Bm/F#
He gathered up his loved ones and he brought them all around

                     Em            C
to say goodbye, nice try.

D G C Am D     G C
Heyyyyyy, let me in.

D G C Am D     G Em
Heyyyyyy, let me in.

Break - D
Then… Organ arranged for guitar

e——————————-
B——————-8———–
G–7–9——7———–9—–7
D——————————-

Em                                Bm/F#                 Em        Dsus4 D
I had a mind to try to stop you. Let me in. Let me in.

              Em                              Bm/F#
I’ve got tar on my feet and I can’t see.

                                                   Em
All the birds look down and laugh at me.

                                C
Clumsy, crawling out of my skin.

D G C Am  D  G    C
Heyyyyyy, let me in. yeah yeah yeah

D G C Am  D   G   Em
Heyyyyyy, let me in.

D G C Am  D G     C
Heyyyyyy, let me in. yeah yeah yeah

D G C Am  D   G   Em
Heyyyyyy, let me in.

over the last chorus and to the end:
e———————————————————————-
B————13–12—————————-13–12————–
G–12–14————14–12———-12–14————14–12–
D——————————-14———————————–
repeats over chorus chords to end……

Locandina e immagini da Heavy Metal in Baghdad

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Cosa dicono (in inglese) di HMiB e degli Acrassicauda alcuni famosi rockers

What an awesome story. This inspires me a lot. In the world, certain cultures are the way they are, but music doesn’t care. There are no boundaries for music. It connects right here in your heart. You can’t stop it. So right on!
James Hetfield, METALLICA

 

When I heard there was a heavy metal band in Baghdad, I was immediately interested to find out more. I instantaneously knew it  would be a death-defying act to play any kind of rock and roll music there, as rock is such a Western invention. I’d guess, as the rock gets harder-sounding, it seems all the more insulting to the traditional Iraqi sensibility and that’s what made Acrassicauda as much  daredevil as inspirational. Music is my religion and I know that feeling of necessity that you get about playing music. The peace it brings to troubled minds. But, I can’t imagine the emotional endurance it’d take to risk death just to buy guitar strings.
For me, the story of Acrassicauda is such an important one because it’s one of the few Iraqi stories I’ve heard of that is truly about freedom for Iraqi  people. Theirs is an unknown war, fought in the middle of another.
Music explains thoughts and feelings difficult to express in any other way and, perhaps nowadays, music’s miraculous impact is taken for granted… until you see something like this. It’ll make you put down your emo CDs faster than you would a John Tesh Groundhog’s Day album. [The Heavy Metal in Baghdad documentary] should be mandatory viewing to any band who lip syncs, pulls  the status quo, or thinks it’s been awhile since they loved themselves…
Life’s hard cause it’s worth it. Don’t be a pussy.
Josh Homme, QUEENS OF THE STONE AGE

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