The Believer/2

Altri contributi interessanti dalla cultura americana

Autori vari

195 PAGINE | 24 EURO
Data di uscita: 10 Luglio 2008
A cura di: Massimo Coppola
Traduzione: F.Abbinate, A.Beccaria, P.Bernagozzi, M.Colombo, M.Gallo, A.Mioni, F.Pacifico, V.Raimo, M.Testa
ISBN: 9788876380242

Il libro

The Believer è un mensile letterario americano fondato da Heidi Julavits, Vendela Vida e Dave Eggers nel 2003. Il titolo di lavorazione era The Optimist. Nel suo manifesto si dichiara: «La lunghezza non è un problema. Ci concentreremo su autori e opere che ci piacciono. Daremo a persone e a libri il beneficio del dubbio». Nelle pagine del Believer si alternano brevi saggi, interviste, recensioni varie (di bambini, luci, attrezzi, motel, e a volte anche di libri), in cui si parla, tra l’altro, del primo gruppo della storia veramente rock, di una fiera delle action figures, di come non diventare troppo famosi, di giochi di società e di insurrezioni. The Believer continua a raccogliere il meglio delle intelligenze d’America. Inoltre è sempre più ricco di illustrazioni fichissime. Di questo meglio Isbn ha scelto il meglio del meglio, in tre volumi. Questo è il secondo. P.S. Secondo voci non confermate, ostentare una copia del Believer in pubblico agevola il conseguimento di favori sessuali.

In cui si parla di:

Abu Ghraib, balena, musica concreta, test psicoattitudinali, crimini sessuali, film tristi, buddhismo occidentale, farfalle, punk, manichini, action figures, robot, lingue inventate, scrivere di guerra, Bob Dylan, stereopiti porno, bioluminiscenze ecc.

Ne parlano:

Orhan Pamuk, Todd Solondz, Paul Auster, Jonathan Lethem, i Matmos, Don DeLillo, Greil Marcus, Steve Martin, Rick Moody, Daniel Handler, Annalee Newitz e molti altri.

Alessandra Minervini - Giudizi Universali
Antonella Ottolina - Anna
APCOM - notizie.alice.it
Rossano Astremo - wordpress.com
Rodeo Magazine
Blow up

Può esistere ancora uno spazio per le riviste letterarie in questo XXI secolo dominato da Internet? "The Believer" ci dice che la risposta è sì. Dopo avere fatto la storia degli ultimi tre secoli, pensiamo per esempio all’esperienza illuministica italiana de "Il Caffè", sembrava che per questo formato, o sarebbe meglio dire format, non ci fosse più spazio e che neppure se ne sentisse il bisogno. Ma se ci si mettono in mezzo scrittori del calibro di Dave Eggers ecco che lo spazio per essere sorpresi c’è ancora tutto. E così "The Believer", mensile letterario fondato dallo stesso Eggers con Heidi Julavits e Vendela Vida nel 2003, diventa subito un cult e ospita sulle sue pagine scrittori, registi, filosofi, scienziati di primissimo piano. Citare, tanto per fare un paio di nomi, Don DeLillo e Paul Auster ci dà l’esatta misura di ciò di cui stiamo parlando. Un’antologia della rivista era già uscita in Italia per i tipi di Isbn Edizioni e oggi Massimo Coppola presenta il secondo volume, che, come recita il sottotitolo, raccoglie "altri contributi interessanti dalla cultura americana". The Believer/2" ospita scritti di diversa natura: dall’analisi dell’artelingua ai ragionamenti sul genoma umano, da una serie di recensioni di bambine al dramma geopolitico dell’insurrezione irachena, da una conversazione con l’attore-scrittore Steve Martin a una breve storia della musica rock. Materiali diversi, dunque, impossibili da riassumere insieme. Il filo rosso però che unisce i diversi pezzi è l’acutezza di fondo, il tentativo di guardare oltre la semplicità delle cose, quasi a cogliere, come Baricco ha spiegato così bene a proposito de "Il giovane Holden", quelle sensazioni di terza e quarta fila che spesso restano nascoste dietro il caos e la banalità interpretativa. Detto questo, sfogliando il libro - che mantiene la veste grafica dellarivista, con molti pregevoli disegni - ci possiamo imbattere in alcune riflessioni di Paul Auster, intervistato da un altro romanziere importante come Jonathan Lethem. "Bisogna bruciare e distruggere i propri libri precedenti - spiega Auster a proposito del processo creativo - bisogna reinventarsi ogni volta. Quando si cade nella routine, secondo me, per un artista è la morte". E, poco oltre, l’autore della "trilogia di New York" racconta di quando ha visitato il museo dove sono conservati i Rotoli del Mar Morto e molti reperti risalenti a decine di secoli fa: "Ho avuto - confessa Auster - un’improvvisa rivelazione sulla straordinaria uniformità della vita nel corso delle varie epoche. Ecco perché oggi possiamo leggere Omero, Sofocle, Shakespeare e sentire che ci parlano di noi". Dalla letteratura universale alla guerra, altro tema connaturato alla natura umana. La giornalista della New York Review of Books Jana Prikryl riflette su Abu Ghraib e sulle immagini scioccanti degli abusi dei soldati americani sui prigionieri. "La violenza della macchina fotografica - scrive Prikryl - è da molti anni un tema ricorrente nella critica fotografica, ma di solito in modo metaforico, postmoderno, sfuggente. Ad Abu Ghraib, la metafora ha preso corpo". E la scelta dei militari di lasciare volutamente delle prove segue, nell’analisi della giornalista, una logica obliqua ma precisa: "Le fotografie potevano incriminarli ma, cosa più importante, le immagini rese pubbliche avrebbero accresciuto il loro potere sul nemico". Una lezione che arriva diritta dalla spettacolarità degli attacchi dell 11 settembre, una forma di attentato mai vista prima nella quale "bin Laden ci parlava con un linguaggio visivo a noi comprensibile". Di riviste letterarie che affrontano questi temi probabilmente ci sarà sempre bisogno.

“Secondo voci non confermate, ostentare una copia del Believer in pubblico agevola il conseguimento di favori sessuali”. Questo scrivono i ragazzi di Isbn nella chiusura della pagina di presentazione del secondo volume che raccoglie il meglio di quanto pubblicato da “The Believer”, il mensile letterario fondato da Heidi Julavits, Vendela Vida e Dave Eggers nel 2003. Ecco, io ho provato ad ostentare la copia del Believer, ma di favori sessuali nessuna traccia. Ok, ok, è che non sono in forma, dovrei tagliare la barba e i capelli, dovrei rinnovare il mio guardaroba e non faccio molta vita mondana. Come molti dei miei lettori sanno io credo che Eggers sia un grande paraculo, buon narratore, ma soprattutto grande catalizzatore di energie creative, mente che pompa di continuo idee che si trasformano in dollaroni. Per metterla nel facile citazionismo, Eggers è una delle menti migliori della sua generazione che si circonda di gente altrettanto oltre le righe. Riferendomi a questo secondo volume, potrei parlarvi dell’intervista che Jonathan Lethem fa a Paul Auster o a quelle che i redattori della rivista fanno a Tobias Wolff, Orhan Pamuk e Todd Solondz, o della conversazione tra Don DeLillo e Greil Marcus, potrei farlo, perché molte di queste interviste contengono spunti interessanti, ironici e spiazzanti, ma c’è una cosa che mi fa impazzire in “The Believer” ed è lo spazio riservato alla recensioni. Sì, ma non si recensiscono mica prodotti culturali, libri, film, dischi, ma tutto il logicamente non recensibile, tipo motel, seghe elettriche, insetti, strani aggeggi che fungono da generatori di musica ambient e soprattutto bambini. Sì, ci sono “recensioni” di bambini. Leggete il pezzo di Rick Moody a pagina 29, su una bambina di nome Caitlyn. L’ho trovato delizioso. Per il resto, ancora merito ad Isbn per il lavoro che sta facendo.