Subbuteo

Storia illustrata della nostalgia

Daniel Tatarsky

112 PAGINE | 15 EURO
Data di uscita: 22 Novembre 2007
Traduzione: Massimiliano Galli
ISBN: 9788876380655

Il libro

L’estetica del calcio non può che essere vintage. Il suo sentimento è nostalgia, il suo strumento è il Subbuteo. Il calcio vero è il gioco più bello del mondo, e il Subbuteo non è meno vero. Fanculo ai soldatini, al Monopoli e alle macchinine. Questo libro racconta la storia ufficiale e tutti i segreti di una indimenticata meraviglia del Novecento. Gli inizi nel garage del suo inventore, Peter Adolph, che nel 1946 si dilettava a costruire le prime miniature dei calciatori, il 1966 e le sedici squadre del Campionato del Mondo, le fragilissime prime figure di celluloide, i fasti del lussuoso "kit" Monaco. I sette milioni di giocatori del 1980 e il genovese Andrea Piccaluga, campione del mondo dal dito magico assicurato a suon di milioni. Subbuteo ci ripaga, almeno un po’ del danno subito. Un affascinante, dettagliato e affettuoso resoconto in un volume completo di foto, illustrazioni, curiosità. Non senza un pizzico di nostalgia.

L’autore

Daniel Tatarsky è nato e vive a Londra. Scrive e gioca a Subbuteo, ma si guadagna da vivere come attore di cinema, televisione e teatro. Ha recitato nei film The Disappeared e Britannic (2007), è apparso nella pubblicità Fifa06 (con Wayne Rooney) ed è stato l’annunciatore della semifinale della Coppa d’Inghilterra 2005. Sa imitare perfettamente l’accento olandese, scozzese e del Lancashire.

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Conservo ancora, in una scatola di latta, tonda e colorata, i giocatori del mio “Subbuteo”. Li considero pezzi unici della mia gioventù. Sono venticinque statuine di plastica - alcune si tengono in piedi per miracolo, alcune hanno un braccio o la testa mozzata, altre ancora resistono a forza di colla o di scotch trasparente - una palla semiovale, l’arbitro, due panchine smontabili, i due portieri che avevano una coda rigida che si infilava in una piccola fessura posta alla base delle porte e quattro bandierine da calcio d’angolo, che utilizzavo per delimitare il campo di gioco preso a prestito dal pavimento della mia cameretta. La linea delle mattonelle ne fissavano il perimetro, alla perfezione. Lo preferivo al campo di calcio in cartone, che faceva parte del set regalatomi dai miei genitori: troppo piccolo e scomodo. In compagnia di quei piccoli giocatori, ho trascorso pomeriggi e serate intere. Il dito indice della mia mano destra, puntando alla base tonda che li reggeva, li muoveva alla perfezione. Goal, azioni veloci, lanci perfetti, movimenti corali, falli pazzeschi, rigori realizzati o falliti, tiri ad effetto, pallonetti involontari - e cronache in presa diretta - riempivano le mie partite. Giocavo un campionato vero e proprio. Avevo una squadra tutta mia, capace, come nessun’altra, di far sognare la mia fantasia. Era il mio calcio. Sfogliando “Subbuteo. Storia illustrata della nostalgia” di Daniel Tatarsky, edito da Isbn Edizioni, mi è venuta voglia di riaprire quella scatola di latta, di riassaporare l’atmosfera delle mie interminabili partite di “subbuteo” e di viaggiare nel mio recente passato, con il desiderio conscio di rituffarmi in quegli anni. Che nostalgia! E’ proprio vero: questo libro - completo di foto, illustrazioni e curiosità - è la “storia ufficiale di un’indimenticata meraviglia del Novecento”. Lo è per tutti quei bambini di ieri, che non hanno avuto vergogna “ad avere mal di schiena e ginocchia doloranti”, perché anche se ufficialmente il gioco si chiama Calcio da tavolo Subbuteo in molti preferivano giocare sul pavimento. Strisciare, di gomito e di gambe, diventava allora il passatempo preferito, quello più accattivante, un vero e proprio appuntamento con l’agonismo del sogno. ?Daniel Tatarsky, con questo suo bel lavoro editoriale, fa fare un salto all’indietro ai nostri ricordi. Un salto piacevole, però, tanto piacevole che, adesso, chissà, forse è arrivato il momento di ricominciare a fare una partita.

Nel 1980 i giocatori di Subbuteo erano sette milioni. Il genovese Andrea Piccaluga era diventato campione del mondo grazie al suo dito magico pagato milioni (che allora erano di lire). Dopo anni passati in soffitta, oggi il calcio in miniatura è tornato di moda. A giocarci, insieme con Enrico Letta e Fabio Volo, c’è un esercito di nuovi adepti. Per loro Daniel Tatarsky ha ripercorso tutta la storia di questa meraviglia del Novecento, dal garage dell’inventore fino ai fasti del lussuoso "Kit" Monaco.

Per quel che valgono le statistiche (ovvero: quasi niente, per la vita di tutti i giorni) va pur detto che l’argomento che ha suscitato più interventi, in questo blog fatto di palle di carta, è stato quello sul Subbuteo. Leggere per credere. E allora, doveroso e convinto il consiglio per gli acquisti. Magari anche per un regalo di Natale, benché questo sia gingillo che supera le ricorrenze, specie se inflazionate come è quella del povero Babbo Natale. Come dire? se tutti sono Babbo Natale, non lo è più nessuno. Prendi, incarta e porta a casa. Dunque. E’ appena uscito un libro delizioso. Si intitola Subbuteo, lo pubblica Isbn edizioni (benemeriti…), lo ha scritto Daniel Tatarsky, costa 15 euro. Lui, il Tatarsky, ha codesta biografia: è nato e vive a Londra. Scrive e gioca a Subbuteo, ma si guadagna da vivere come attore di cinema, televisione e teatro. Ha recitato in film, è apparso nella pubblicità Fifa06 (con Wayne Rooney) ed è stato l’annunciatore della semifinale della Coppa d’Inghilterra 2005. Sa imitare perfettamente l’accento olandese, scozzese e del Lancashire. Il libro? Citiamo: l’estetica del calcio non può che essere vintage. Il suo sentimento è nostalgia, il suo strumento è il Subbuteo. Il calcio vero è il gioco più bello del mondo, e il Subbuteo non è meno vero. Fanculo ai soldatini, al Monopoli e alle macchinine. Questo libro racconta la storia ufficiale e tutti i segreti di una indimenticata meraviglia del Novecento. Gli inizi nel garage del suo inventore, Peter Adolph, che nel 1946 si dilettava a costruire le prime miniature dei calciatori, il 1966 e le sedici squadre del Campionato del Mondo, le fragilissime prime figure di celluloide, i fasti del lussuoso “kit” Monaco. I sette milioni di giocatori del 1980 e il genovese Andrea Piccaluga, campione del mondo dal dito magico assicurato a suon di milioni. Ricitiamo l’editore, tanto dice il vero, una volta tanto, mica come quei risvolti di copertina dove uno scrittore americano narra meraviglie del libro di un altro scrittore americano. No. Qui è proprio così: un affascinante, dettagliato e affettuoso resoconto in un volume completo di foto, illustrazioni, curiosità. Non senza un pizzico di nostalgia. A pagina 54, poi, il tabellone internazionale dei colori delle squadre di Subbuteo, catalogo 1974/75. La figurina 92 è di un calciatore in maglia blu e gialla. Corrisponde a: Hellas-Verona, Trento. O caducità dei tempi: oggi il Verona è in C e il Trento in D. Nostalgia canaglia.

Subbuteo, un libro sul mito della "schicchera"
Il dito si poggia sul tappeto verde, la pedina aspetta il fluire del tocco, la palla è in attesa della corsa. E tutto sotto quattro occhi che scrutano un gioco di mosse e contromosse tecnico-tattiche: il subbuteo, capolavoro di genio e precisione. Daniel Tatarsky racconta la storia e gli eventi legati al popolare gioco da tavolo nel libro pubblicato da Isbn edizioni, “Subbuteo. Storia illustrata della nostalgia”. Velocità e lentezza, calma e sagacia tattica. Ovvero di come sia diventato uno dei più grandi e fortunati giochi calcistici. L’autore coinvolge il lettore in un viaggio nella “nostalgia del calciofilo” ad hoc, con un’analisi dettagliata del fenomeno e un percorso fotografico molto vasto, dalle istruzioni (e trucchi) sull’azione di gioco a immagini d’epoca che hanno fatto la storia di questo filone ludico. E ammette chiaramente la voglia del gioco inventato in un garage da Peter Adolph: “Quando non potevamo giocare al calcio vero, la nostra prima scelta era sempre il Subbuteo”. Una passione collettiva che negli anni ’60 e ’70 divenne quasi mania con più di dieci milioni di giocatori in oltre cinquanta paesi. Un exploit che portò alla formazione di leghe nazionali e internazionali con l’apice della coppa del mondo di Subbuteo del 1970. Il segreto? Il dilagante passaparola, poca pubblicità e qualche testimonial occasionale (fra tutti Bobby Charlton). “Il calcio in punta di dito” era lo slogan maggiormente in voga tra i tifosi del calcio. Aprire la scatola del Subbuteo era, e lo è ancora oggi in opposizione al dilagare delle nuove tecnologie "alienanti", un rito, come sfogliare un album impolverato. Ma denso di memoria. Le statistiche legate a questo gioco ancora oggi hanno dell’incredibile: oltre 500.000 figure di calciatori create da quando fu fondata l’azienda nel 1947, 1.500.000 di giocatori in tutto il mondo nell’anno 1974 (7.000.000 nel 1982), regolamento tradotto in 16 lingue. E forse il più straordinario: 62 ore e 7 minuti record mondiale di gioco a Subbuteo stabilito nel dicembre del 1986 da Paul Chambers e Tim Peters. Una passione ancora viva. Il Subbuteo non è morto, anzi. Il celebre gioco, che potremo considerato un antenato “emulatore calcistico” non è rimasto sepolto nei diari dei ricordi ma nel XXI secolo sono ancora molti gli appassionati giocatori. E collezionisti. In rete sono tantissimi i siti internet che si rivolgono a una clientela fidelizzata ma anche alle nuove generazioni interessante ad apprendere l’arte del colpo ad effetto, del pallonetto, del passaggio corto: non con un joystick ma con le proprie mani. Una nostalgia che ora viene riproposta in queste pagine, in cui l’autore inglese sembra dire ai giovani d’oggi, ritroviamoci a casa, scopriamo la voglia e la bellezza dello stare insieme, torniamo ai giochi veri, scegliamo Subbuteo. Daniel Tatarsky è nato e vive a Londra. Scrive e gioca a Subbuteo, ma si guadagna da vivere come attore di cinema, televisione e teatro. Ha recitato nei film The Disappeared e Britannic (2007), è apparso nella pubblicità Fifa06 (con Wayne Rooney) ed è stato l’annunciatore della semifinale della Coppa d’Inghilterra 2005. Sa imitare perfettamente l’accento olandese, scozzese e del Lancashire.