Discoinferno
Storia del ballo in Italia 1946-2006
Carlo Antonelli, Fabio De Luca
Data di uscita: 6 Aprile 2006
ISBN: 9788876380358
Il libro
Sessant’anni di storia e costume italiani letti attraverso il tornasole della musica "da ballo". Un percorso che partendo dalle feste di piazza degli anni cinquanta arriva ai primi eroici superclub fine anni sessanta della east coast riminese, al clubbing evoluto ed esterofilo degli anni ottanta, ai faticosissimi rave dei primi novanta e ancora oltre: fino ai buddha-baretti degli aperitivi milanesi post-9/11, agli stabilimenti balneari con dj dell’estate 2005. Le musiche, i luoghi nei quali si balla e si è ballato, le persone che hanno concepito, registrato, prodotto, mixato le hit dance delle ultime tre decadi. Per scoprire che dal liscio sull’aia alla techno sotto la Piramide del Cocoricò non è che ci corra poi questa grande differenza: identici i meccanismi, molto simili i sogni proiettati sul "saturday night" e le aspirazioni di chi scende in pista. Da Milano a Roma, da Napoli al Veneto "afro" passando (inevitabilmente) per il divertimentificio riccionese, l’immancabile Silvio Berlusconi e trent’anni di radio private e immaginari televisivi, insieme alle testimonianze di chi - momento per momento - c’era: Claudio Cecchetto, Primo Moroni, Elio Fiorucci, Amanda Lear, Gianni Boncompagni, i Krisma, Carlo Freccero e molti altri.
Gli autori
Carlo Antonelli è direttore editoriale dell’edizione italiana di Rolling Stones. Nel 1996 ha pubblicato, insieme a Fabio De Luca e Marco Delogu, Fuori tutti. Una generazione in camera sua (Einaudi).
Fabio De Luca scrive su La Repubblica XL e Io Donna, e conduce programmi per RadioRai. E’ autore di Mamma, mamma voglio fare il dj (Arcanalibri 2004).
Libri musicali pubblicati da Isbn:
Post-Punk 1978-1984
Hip-hop-Rock 1985-2008
The Clash
The Clash Reprints
Totally Wired
Wire
L’importanza di essere Morrissey
Grunge
Rock the Casbah!
HMIB
L’eroe alternativo
Tormentoni!
The Filth and the Fury
Musica di plastica
Mix Tape
Tech Stuff
Discoinferno
Metapop
Matteo B. Bianchi - Linus
an.du. - il Mattino
Daniele Miggino - www.mentelocale.it
Eleonora Bianchini - www.affaritaliani.it
Renzo Stefanel - EXTRA! MUSIC MAGAZINE
Matteo "Ferrato" Bordone - www.dispenseronline.it
J. Triolo - www.lettera.com
Gabriela Jacomella - Corriere della Sera
Pamela Ferri - Domus
E Polis
Alessandro Rigolli - Gazzetta di Parma
Groove
Carlo Bordone - il Mucchio
P.D. - il Tirreno
Annamaria Sbisà - la Repubblica
Paolo Giovanazzi - Maxim
Laura Guglielmi - Il Secolo XIX
Rossano Lo Mele - Specchio
Benedetta Rossi - L’Uomo Vogue
Luca Lo Pinto - Dedica
Guido Furbesco - La Stampa
Alessandro Da Rold - Il Riformista
Francesco Tenaglia - Blow Up
maggio 2006
Una storia d’Italia attraverso la musica da ballo, dal dopoguerra ai giorni nostri. Dall’importanza sociale delle balere all’esplosione dei rave, questo saggio racconta un pezzo della nostra storia con le parole dei suoi diretti protagonisti: una carrellata di interviste ai personaggi più vari, da Gianni Boncompagni ad Amanda Lear, dai Krisma a Primo Moroni, da Claudio Cecchetto a Nicola Guiducci, da Carlo Freccero a Spagna. Produttori, presentatori, cantanti, intellettuali chiamati a spiegare un fenomeno generalmente considerato a margine della vita sociale ma che in realtà più volte ha funto da vero e proprio asse portante per i cambiamenti del costume. Un libro dal ritmo vorticoso, che si legge con passione e che alla fine mette voglia di uscire e andare a ballare, subito.
28 aprile 2006
L’Italia non balla più?
Un’estate di qualche anno fa mi trovo in vacanza in Croazia. Per lasciare la stanza libera a una coppia di amici in ebollizione, una sera mi accodo alla frangia festaiola. Risultato: eccoci in un mega palazzetto sperduto in mezzo al nulla, con un’insegna rossa e nera: Formula 1. Si esibiva dal vivo il sosia di Corona (ricordate The Rhythm of the night?). Prima di perdere i sensi mi è venuto da pensare: paese che vai, discoteca che trovi. Già, e quelle italiane come sono? Se volete saperlo è appena uscito il libro Discoinferno. Storia del ballo in Italia dal 1946 al 2006, opera di Carlo Antonelli e Fabio De Luca, due che di musica e di tendenze culturali se ne intendono assai: uno è direttore editoriale di Rolling Stone Italia, il secondo è giornalista (XL e Io Donna di Repubblica) e dj (Radio 2). Questa storia del ballo inizia dopo la fine della guerra e arriva all’altro ieri, attraversando varie fasi: liscio, boogie, beat, Elvis, i mitici Sessanta, la febbre del sabato sera, gli Ottanta delle grandi operazioni commerciali, i rave dei Novanta, e la disillusione del 2000. Si entra nei luoghi in cui la gente balla e ha ballato da sessant’anni a questa parte, con l’aiuto di chi quei periodi li ha vissuti. Tante interviste: da Primo Moroni a Boncompagni, da Freccero a Cecchetto, da Amanda Lear (mitica) a Giuseppe De Rita, il presidente del Censis. Analizzare le discoteche, il rapporto con il proprio corpo in movimento, può essere anche un modo per aprire una finestra sulla società italiana, sulle mode come sulla politica. Ed è proprio quello che fanno Carlo e Fabio, creando un affresco che va ben oltre l’elenco dei fenomeni musicali e delle hit. In questo libro troverete una ricerca approfondita su come gli italiani intendono il tempo libero (e quindi anche quello lavorativo), sui loro gusti e, ovviamente, su chi li ha fatti ballare fino ad oggi: da Casadei ai Datura, fino ai vari Buddha Bar. Carlo è appena sceso da un aereo. Ti piace ballare? «Molto, soprattuto la domenica pomeriggio». Ma come, con i pivelli? «Ma no, questa è una distinzione unicamente italiana, nel libro cerchiamo di spiegarlo. In Italia il divertimento è sempre stato servile, legato al weekend, all’apparenza e all’alienazione rispetto alla settimana di lavoro. Le persone cui piace ballare, invece, ballano sempre: è la gioia di liberare il corpo». C’è una discoteca che ti ricordi più di altre? «A Londra, nella seconda metà degli anni Ottanta, ce n’era una che si chiamava Talking loud say something. Anche lì si andava il pomeriggio. Era il periodo della prima riscoperta dell’acid jazz con Gilles Peterson: era bellissimo vedere gente di tutti i tipi ballare solo vecchi successi. E poi il Body and Soul di New York». Nel libro si trovano molte testimonianze. C’è qualcuno che ti ha colpito particolarmente? «Il documento più importante secondo me è l’intervista a Primo Moroni, un punto di riferimento della controcultura italiana, anche se ha scritto solo un libro con Nanni Balestrini: L’orda d’oro. Lui parlava, tramandava secondo la tradizione orale. Si è sempre interessato ai movimenti di liberazione del corpo (ed è stato pure campione europeo di charleston e blues figurato n.d.r.). Ciò che è sta scritto nel libro è solo una parte di un colloquio fiume durato tre giorni». Dagli anni Sessanta in poi le discoteche vengono progettate per proiettare nel futuro. Perché? «La disco in Italia è sempre stata un luogo d’immaginazione radicale. L’architettura, da quel periodo in poi, mira ad alterare la percezione. Per tanto tempo ci si è immaginati il futuro, ma il nostro 2000 è stato molto più sconvolgente dal vero». In che senso? «Nel senso che nessun altro paese Occidentale è in condizioni disastrose come il nostro». Sotto quali punti di vista? «Tutti. Compreso il cosiddetto italian style. Nessun altro ha indicatori economici così negativi, anche sulle prospettive, forse qualche paese africano o latino. La politica poi - abbiamo visto le elezioni - è in un declino vertiginoso». Parli della classe politica? «No, la classe politica non c’entra con i fenomeni cui stiamo assistendo. Guarda cos’hanno fatto i francesi per il Cpe (Contrat Première Embauche: cfr le agitazioni delle scorse settimane per la cancellazione delle legge sul primo contratto n.d.r.). Poi loro sono persino eccessivi: leggevo stamattina sul giornale che stanno obbligando Google a fornirgli i codici segreti perché non sono compatibili con alcuni altri software. È una questione di coscienza civile: gli italiani in questo sono dei pessimi spettatori». A un certo punto nel libro vengono citati vari testi di Pier Vittorio Tondelli, dalla rubrica Culture Club sul mensile Rockstone e dall’antologia postuma L’abbandono. Dite che vi riconoscete nelle sue parole. In che senso? «Ci piace pensare che lo spirito con cui osserviamo i luoghi, le discoteche, le persone, sia come quello di certe pagine di Tondelli: uno sguardo umano e normale, una presenza un po’ a fianco ma partecipe. Come sedersi su uno sgabello e vedere che succede. Io, per esempio, vado spesso in posti che non mi piacciono. Forse c’è un po’ di voyeurismo. Ma è sempre una posizione laica».
Quando in ‘disco’ spopolavano Andy Warhol e Spagna…
Se è vero che ogni canzone racconta una storia, la nostra vita è una lunga playlist. Come Nick Hornby parlava di sé con le sue 31 canzoni, così Carlo Antonelli e Fabio De Luca ripercorrono cinquant’anni di musica e ballo, dal giradischi all’ipod. ‘Discoinferno’ (ISBN edizioni, 250 pagine, 19 euro) sfizioso documentario fra le caste balere anni ’50 e il distretto del piacere romagnolo, passando per gli aperitivi milanesi upperclass e i dj set d’avanguardia. Si comincia con la tradizione dei balli popolari in pieno dopoguerra, e al nord anche la danza diventa movimento e prende vita per simulare la mietitura del grano o la pigiatura dell’uva. Ben diverso invece il sud con la taranta, ispirata al delitto dell’infedeltà coniugale. Anni di ballo di coppia, di ricerca dell’altro, di contatto matto e disperatissimo con l’altro sesso. Sempre intoccabile, comunque. Fino all’avvento del rock. Loredana Berté E lo sapevate che “Bandiera Gialla” era nata in Svezia, quando Gianni Boncompagni lavorava alla radio? Intervistato dagli autori, l’ideatore di “Non è la Rai”ripercorre la sua storia e ricorda gli amici che sarebbero diventati Renato Zero, Renzo Arbore e Loredana Bertè. La storia del Piper, la Milano “provinciale” degli anni 70 e le nottate “che massimo si tiravano le due. Ed erano tutti grandi”. La febbre del sabato sera come sensore del passaggio al postfordismo, che importa violentemente le mode di New York. Si susseguono locali ispirati alla Pop Art di Warhol, spopola lo Studio 54 e la moda dei rent parties, tutto all’insegna del glamour a tinte forti. Sono gli anni di Playboy che dalla carta patinata crea le sue conigliette, e spunta come Emmanuelle nera l’icona pop Donna Summer, circondata dalla fedele cricca italo-portoricana dell’etichetta Casablanca. Non si può dimenticare Amanda Lear, che nomi e cognomi di compagni occasionali e parties con le star della swinging London. Snocciola nomi uno dopo l’altro da Dalì a Bowie, passando per il processo per droga in cui Brian Jones la portò in tribunale con una Rolls Royce. Niente di più normale a sentire lei. Ripercorre i 15 milioni di dischi, e fa entrare la dance-exploitation in Italia. Anni d’oro a New York e, sorpresa, al Picchio Rosso di Modena. Ivana Spagna E poi Raf, Sabrina Salerno e Ivana Spagna accompagnati da interviste e foto che sembrano ritrarli lontani anni luce, capelli cotonati e tinti in stile rock ribelle quando il clubbing aveva conquistato il Plastic di Milano. Carlo Freccero ricorda i grandi cambiamenti, la nascita della tv commerciale e il “Drive in” di Antonio Ricci. E poi il treno riparte, le cose cambiano, si fanno strada i rave party e la tecnologia sintetica. Nessun nuovo genere prende il sopravvento, nessuna evoluzione estetico produttiva, ma sbancano download e ipod. La dance sopravvive nella tv d’intrattenimento, negli stacchetti dei game show e di “Striscia” , su m2o e sui telefonini, nuova frontiera. Cambia tutto
giugno 2006
Cosa succede se il direttore editoriale di Rolling Stone Italia e il dj conduttore di “Weekendance” si mettono insieme a scrivere un libro? Una bella sorpresa e un signor libro. Ci stanno prendendo il vizio, a dir la verità, Carlo Antonelli e Fabio De Luca: ché questo “Discoinferno” è la versione riveduta e corretta dell’omonimo saggio uscito per Teoria nel 1995, cui era seguito anno dopo “Fuori tutti. Una generazione in camera sua” per Einaudi. Che Isbn rispolveri il prezioso libretto perduto del 95 è uno di quei piccoli miracoli che non ti aspetteresti dall’editoria italiana. Si parla del ballo, certo: ma è uno dei modi per arrivare al cuore della “faccenda Italia”, il Paese che non c’è più. Cosa c’è di meglio dei comportamenti di un popolo, dei suoi usi e costumi in un certo momento storico per capirne l’anima profonda? Un tornasole, insomma, come premettono i due autori nella prefazione. E questo libro zeppo di luoghi del divertimento danzereccio made in Italy (con l’accento sulla “y”), nomi di dj e titoli di canzoni smarrite nella memoria collettiva in realtà si rivelano “politica pura, altro che le elezioni”. Libro leggero e piacevole per l’impegno di lettura che richiede; importante e rivelatore per quello che dice e per il panorama che fa emergere. Quello di una nazione tutt’altro che metropolitana, rurale nel cuore e nell’anima, in cui ogni cambiamento vero è frenato dalla maggioranza silenziosa che sembra non esserci, ma come la materia oscura interstellare fa sentire il suo peso (e come!). Attraverso brevi ricostruzioni di panorami sociologico-musicali e lunghe interviste a protagonisti (Boncompagni, Amanda Lear, Cecchetto), addetti ai lavori (Carlo Freccero, Fiorucci), esperti a vario titolo (lo studioso dei movimenti e campione di ballo Primo Moroni così come il presidente del Censis Giuseppe De Rita), Antonelli e De Luca delineano un ritratto allucinante di un Paese allucinante, dove la forza di gravità pare essere più forte che nel resto del mondo. Il risultato è un continuo accendersi di sinapsi, una serie di illuminazioni quali è raro trovare in un libro di musica italiano. Parlando di scrittori, tanti – troppi - anni fa un signore che di nome faceva Elio Vittorini scrisse: “Io li distinguo così: quelli che leggendoli mi fanno pensare ‘ecco, è proprio vero’, e che cioè mi danno la conferma di ‘come’ so che in genere sia nella vita. E quelli che mi fanno pensare ‘perdio, non avevo mai supposto che potesse essere così’, e che cioè mi rivelano un nuovo, particolare ‘come’ sia nella vita”. Ecco, questo caso è il secondo.
2 giugno 2006
L’Italia è un paese ricco di cultura musicale? Si discute molto di questo e si dibatte tra pessimisti che pensano che essendo Sanremo la punta dell’iceberg musicale e mediatico nostrano, quello sia ciò che meritiamo e quindi non musica, e chi al contrario vede il bicchiere vezzo pieno sul vassoio di un cameriere che svicola tra i corpi in movimento. Perché se c’è un punto di vista dal quale veramente la musica è stata in grado di plasmare e modificare la società, ridando forma alla vita moderna del boom economico, costituendo i primi veri abbozzi di cultura giovanile dei Sessanta, scatenando la provincia nei Settanta eccetera, quel punto di vista è quello del ballo. DISCOINFERNO è un libroche racconta il ballo attraverso l’Italia e viceversa, partendo dalla più classica delle balere, per arrivare fino alle contemporanee Caipiroske in riva al mare di romagna coi piedi nella sabbia o svaccati su grandi cuscini bianchi new-age. Se anche l’acquisto dei dischi è sceso drasticamente dopo le quantità mostruose degli anni Sessanta; se la fine successiva dei cantautori ha segnato il crollo del sistema e oggi siamo messi come siamo, d’altro canto l’indotto sia economico che sociale del fare andare le membra al ritmo di quello che esce dalle casse, continua a tirare e tanto. Il libro è della ISBN edizioni che è quella con copertine bianche, coste colorate e grande codice a barre ISBN in bella mostra. Gli autori sono Carlo Antonelli che è uno dei due direttori di Rolling Stone e Fabio De Luca che è un giornalista musicale stimatissimo e anche una delle voci storiche di Radio Due (l’ultimo programma si chiamava weekendance). Sentiamo un brano che racconta della disco e del suo effetto dirompente sulla provincia italiana.
12 giugno 2006
Se oggi è normale pensare ai locali da ballo e magari farsi venire in mente il club più vicino a casa nostra o quello più esclusivo ma un po’ più lontano, è altrettanto semplice immaginare che sessant’anni fa, nell’immediato dopoguerra, le “balere” fossero un po’ meno frequenti (e frequentate). Questo libro si prende la briga di raccontare parte della nostra storia attraverso il mondo della della musica da ballo in un percorso che si avvia nelle feste di piazza degli anni 50 per arrivare all’attuale Club-Culture del XXI secolo. In mezzo, tappa su tappa, si arriva nei mitici club del beat degli anni sessanta, in quelli dello shake degli anni 70 e poi a quelli del clubbing evoluto degli anni 80, autentica anticamera della scena attuale fatta di rave, buddha-bar, diciottoequaranta e DJ-Chiavetta, con contorno di droga, fashion e marketing. Discoinferno: Shall we dance La trance del liscio non è tanto distante dall’extasy dell’ultima house. Il DNA della dance italiana esportata in tutto il mondo è sempre quello, lo stesso di Raul Casadei, di Castellina e Pasi, della tradizione circense dei baracconi Orfei e Medrano, Fellini c’entra, come sempre… La forza divertente e divertita di questo libro (riedizione riveduta e corretta di un piccolo volumetto omonimo del 1996 che i due autori avevano pubblicato con la piccola Theoria) sta nell’evidenziare la poca differenza che corre dal liscio in piazza alla techno del Cocoricò. I meccanismi sono gli stessi, ed anche il lato favolistico da “Re per una notte”, dove la notte è quella del Sabato con le aspirazioni e le ambizioni di chi scende in pista, è il medesimo. Oltre Milano, Roma, Napoli e Verona con la sua storica stagione "afro" del Cosmic degli anni 70 (e primi 80) si passa inevitabilmente anche per la Riviera Romagnola della Baia Degli Angeli (poi Imperiale) e L’altro Mondo Studios. Un prezioso e ben delineato racconto del nostro costume fatto in maniera precisa e a tratti divertente. Una novità, rispetto alla prima edizione, è rappresentata da alcune nuove interviste: oltre a Claudio Cecchetto, Primo Moroni, Amanda Lear, i Krisma, ci sono anche Carlo Freccero e Gianni Boncompagni il quale regala un’imperdibile (doppia) chiacchierata che, da sola, vale l’acquisto del libro.
25 luglio 2006
La discoteca? Non piace più Ora si balla sulla spiaggia Locali dimezzati in 10 anni. La rivincita dei disco pub
MILANO—Tony Manero balla da solo. Se il damerino della «Febbre del sabato sera» sbarcasse dalla Brooklyn anni ’70 nell’estate italiana 2006, questo vedrebbe: discoteche dimezzate rispetto a dieci anni fa (da oltre 5.000 locali ai meno di tremila censiti quest’anno da AssoIntrattenimento), ragazzi che si muovono a ritmi soft tra sdraio e ombrelloni, ristoranti invasi dalle note e ballerini in piedi sui tavoli. Il mondo dance cambia volto, chiudono i club, aprono i chiringuitos, i chioschi da spiaggia stile Formentera. Si preoccupano i gestori, alzano un sopracciglio i deejay; chi non fa una piega è Bibi Ballandi, storico patron del Bandiera Gialla di Rimini, «questa svolta l’avevo prevista vent’anni fa. Oggi si balla sulla sabbia, ed è un ritorno al passato: un tempo si andava alla rotonda sul mare, ricorda Fred Bongusto? La spiaggia non è altro che la rotonda sul mare, senza muri». E se si va al mare alle cinque, in bikini o bermuda, tra un aperitivo e un giro di pista (ma si chiamerà ancora pista?) la mezzanotte arriva in fretta; addio, allora, alla voglia di cambiarsi, prendere l’auto e spendere altri soldi per entrare nel club «classico». Perché c’è anche questo, tra i fattori del cambiamento: «la crisi dei consumi, finché ci sono ingressi da 40 euro… nei discopub o negli stabilimenti balneari non si paga per entrare», riflette Carlo Antonelli, direttore editoriale di Rolling Stone Italia e coautore di Discoinferno, la «storia del ballo» appena ripubblicata da Isbn. «E poi c’è la diminuzione dei giovani: meno 2-3 milioni di under 25 in dieci anni. Con l’aumento dei wine bar con deejay, più adatti ai 30-40enni». Dati Istat a parte, tutti concordano su un cambio nei gusti. «C’è una perdita di sacralità e verticalità a favore dell’orizzontalità», è la criptosentenza di Antonelli. Tradotto: si cerca un’offerta personalizzata, a ognuno il suo modo e luogo di divertimenti. La musica non è più calata dall’alto dal dj-sacerdote (che però è l’unico a mobilitare migliaia di fan),maè diventata simile a un «catering» pronto uso. «Una volta si pagava per entrare, guardare la/il cubista, ballare tra la folla—sintetizza Roberto Piccinelli (la sua Guida al piacere e al divertimento è ormai alla nona edizione) —. Oggi vogliamo essere protagonisti, per ballare cerchiamo posti che ci assomiglino: ristoranti, rifugi alpini… La sfida è la qualità. E questo è un incentivo anche per i proprietari». Perché se i club storici — la Pineta di Milano Marittima, il Pascià o il Cocoricò di Riccione, i milanesi Plastic e Hollywood—reggono l’onda d’urto, per gli altri è scattata l’ora del rinnovamento. Stayin’ alive, cantavano i Bee Gees nei favolosi ’70, con Travolta-Tony a piroettare sullo sfondo; l’importante è rimanere vivi. E pazienza se sulla pista ci sarà un po’ di sabbia.

