Nuovi miti d’oggi
Da Barthes alla Smart
Jérôme Garcin
Data di uscita: 12 Giugno 2008
A cura di: Jérôme Garcin
Traduzione: Maria Cristina Maiocchi
ISBN: 9788876381027
Il libro
È il 1957 quando Roland Barthes pubblica Miti d’oggi, il catalogo filosofico della cultura popolare e delle manie borghesi, smitizzate attraverso l’analisi dei suoi stessi simboli. Barthes fornisce lo strumento, gli oggetti d’indagine invece cambiano e si aggiornano: alla Citroën si sostituiscono la Smart e il suv, Greta Garbo cede il posto a Kate Moss, le patate fritte al sushi. Il compito di riscrivere il catalogo dei prodotti, dei marchi e dei feticci della contemporaneità è affidato a cinquantasette intellettuali francesi che, con un tono lieve ma a tratti anche critico, spiegano come dietro la seduzione delle merci e la retorica del linguaggio della cultura di massa si nascondono oggetti culturali in grado di svelarci il senso, o forse il non-senso, di un sistema sempre meno antropocentrico. Tra gli autori Marc Augé, Jacques Attali, Paul Virilio, Daniel Sibony, Philippe Delerm e molti altri…
L’autore
Jérôme Garcin (Parigi, 1956) giornalista e scrittore. È condirettore della rivista Nouvel Observateur e produttore della trasmissione tv Le Masque et la Plume. La casa editrice esperite le pratiche necessarie per contattare gli autori delle immagini, rimane a disposizione di quanti avessero comunque a vantare ragioni in proposito.
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"NUOVI MITI D’OGGI" DI JEROME GARCIN NUOVI MITI D’OGGI a cura di JEROME GARCIN ISBN EDIZIONI, 171 PP., 15 euro. Il modo più divertente (ma anche più facile) per parlare di un libro come Nuovi miti d’oggi è pescare a piene mani dalle gustose definizioni e dai fulminanti aforismi di cui il testo - che allinea interventi di Jacques Attali, Marc Augé, Claude Lanzman, Catherine Millet, Bernard Pivot, Philippe Sollers, Paul Virilio e tanti altri su temi come gli Ogm, il Suv, il calcio, la Smart, i sondaggi, l’euro, il sushi, l’I-pod, Kate Moss - è naturalmente pieno. Ma sarebbe anche fare un piccolo torto all’impresa di Jerome Garcin, cinquant’anni dopo il capolavoro di Roland Barhes, cui l’esercizio di attualizzazione di Garcin é ovviamente ispirato. Quando, nel 1957, esce Miti d’oggi (uno choc per l’epoca, scritto com’era da un severo professore che si era occupato fino a quel momento di Racine e Michelet), la cultura popolare e le manie borghesi trovano per la prima volta il loro acuto prontuario, il catalogo filosofico che rilegge il concetto stesso di ‘mito’ sostituendo ad Ercole Greta Garbo e alla folgore la Citroen. Un’opera capitale e demistificante che stabilisce innanzitutto un principio: il mito è una parola, un sistema di comunicazione, un messaggio. E’ così, suggerisce Barthes, che vanno lette l’astrologia e le crociere, la plastica e le patate fritte, il Tour de France e i marziani. Il ‘mitologo’ Barthes accosta le scatole di detersivo con lo stesso metodo e la stessa cura semiologica con cui aveva parlato di Racine o di Tacito e paragona le automobili alle cattedrali gotiche o al Nautilus. Il risultato fu, anche, un curioso effetto collaterale, una, forse non innocente, eterogenesi dei fini: la critica si trasformò, negli anni, in una sorta di museificazione dell’oggetto di consumo. Mezzo secolo dopo cosa è successo? "Fedeli ai principi, se non ideologici, almeno semiologici e a volte sarcastici del suo autore - scrive Garcin -abbiamo deciso di aprire, anche noi, un bazar del 2000". In questo singolare negozio (anzi, ipermercato) Jacques Attali affronta per esempio il mito-feticcio delle ‘35 ore’: un giorno, dice Attali dopo aver ironizzato sul numero ("perché non 36 o 34?"), "non parleremo più del numero delle ore di lavoro, ma del numero delle ore davvero libere, senza obblighi. Quante sono? Meno di una dozzina a settimana, forse, per la maggior parte degli esseri umani". E Marc Augé, l’antropologo dei ‘non-luoghi’, dice la sua sull’ ‘Informazione non stop’: "Il mito del tg è il racconto del mondo, un racconto senza fine, in cui gli stessi personaggi appaiono in continuazione". La totalità, ovvero l’accumulo delle notizie, ha le "caratteristiche del mito e dell’ideologia: sapete tutto, dormite tranquilli". E all’occhio attento del fior fiore degli intellettuali francesi, forse non entusiasti dell’Europa a tutti i costi, non sfuggono fenomeni come l’euro. Dai simboli scelti per le monete e le banconote, confrontate per esempio con quelli del dollaro e con scritte come In God we trust o Novus Ordo Saecolorum, Philippe Sollers deduce che "l’euro è muto": "un grande silenzio (quello di tutte le lingue che rappresenta)". E dei vari ponti, ogive, archi, vetrate che compaiono sulla divisa "non si capisce se sono rovine o lavori in corso". L’euro, conclude "é il limbo. Leggiamo nel futuro: (…) un giorno l’euro, accaparrato dalla Cina, diventerà eurasio. Avrà degli ideogrammi. Sarà bellissimo".
Da Roland Barthes alla Smart. Il viaggio antropologico di Jérôme Garcin, giornalista e condirettore de “Le Nouvel Observateur”, in Nuovi Miti, uscito in Italia con Isbn Edizioni comincia esattamente laddove finiva la celebre opera del filosofo francese, pubblicata per la prima volta nel 1957. Più di 50 anni dopo, molto - se non tutto - è cambiato. Al posto della Citroen c’è infatti adesso la Smart, al posto di Greta Garbo c’è Kate Moss e così via, in una foresta di simboli e feticci sempre più complicata e sovrabbondante. Per non perdersi allora l’unica arma, sembra dire Garcin, è quella del sapere. Di qui l’idea di affidare l’analisi dei singoli segni che meglio rappresentano il vivere contemporaneo ad alcuni dei più importanti intellettuali francesi, da Paul Virilio a Marc Augé passando per Jacques Attali. Passano allora sotto la lente d’ingrandimento fatti, cose e fenomeni che circondano la vita di tutti. Dagli sms, allo speed dating passando per il botox e perfino il commercio equo e solidale. E diventa icona dell’estetica contemporanea anche l’11 settembre, decifrato e spiegato da Claude Lanzmann, scrittore e scenggiatore, che lo associa all’evento assoluto dell’assenza. Il vuoto lasciato dalle vittime ma anche quello lasciato dalle torri e dai milioni di americani che dopo quel giorno hanno ridotto drasticamente la loro presenza nei bar e nei ristoranti per rispetto dei morti ma anche per paura dell’ignoto. Comprendere i simboli del nostro tempo, dunque, oggi come 50 anni fa con Barthes è ancora decisivo se non per prevenire almeno per curare i mali del nostro tempo e proteggere la nostra illusione di felicità quotidiana.

