Contro Ratzinger

19 aprile 2006. A un anno dall'elezione

Anonimo

160 PAGINE | 10 EURO
Data di uscita: 19 Aprile 2006
ISBN: 9788876380389

I libro

Contro Ratzinger ha per oggetto il messaggio di Benedetto XVI e la sua consistenza etica e filosofica. Il libro prende in esame le istruzioni del prefetto, le conferenze del teologo e i pronunciamenti del papa dall’arrivo a Roma nel 1981 fino alla prima enciclica del gennaio 2006. Ripercorre la sua vita, i suoi atti politici (compresi i più sconosciuti e imbarazzanti) e analizza la sua figura mediatica anche in rapporto a quella del predecessore. E’ una confutazione, una critica, un pamphlet rigoroso, spesso ironico, a tratti letterario, che si tiene lontano dall’anticlericalismo di maniera proponendosi come strumento utile per capire, necessario per difendersi.

L’autore.

Dopo molto riflettere, ha scelto l’anonimato per rendere omaggio alla tradizione dei libelli seicenteschi. L’editore si assume, perciò, la piena paternità delle idee espresse.

Pdf Contro Ratzinger

Stefano Nazzi - Gente
Paolo Maiolin - Il Piccolo
Roberto Ciccarelli - il manifesto
anonimo - Diario
Aldo Nove - Liberazione
Antonio Gnoli - La Repubblica
Roberto Ciccarelli - il manifesto
Gian Maria Vian - Avvenire
Mauro Anselmo - Panorama
Internazionale
Marco Severo - www.ifgonline.it
Giulio Giorello - Corriere della Sera
Leonardo Merlini - Apcom
Elena Stancanelli - l’Unità
Raffaele Carcano - La Gazzetta Politica
Giancarlo Zizola - il Sole 24 Ore
Dario Olivero - www.repubblica.it
Emanuele Quaranta - Diario (maggio 2006)
Jansenius - il Riformista
Monica Lanfranco - Liberazione (maggio 2006)
Antonio Socci - Libero
Linus
Carta
Stefano Adami - il Tirreno
Thomas Bendinelli - Brescia Oggi
Alberto Campagnolo - lettera.com
Brunella Schisa - Il venerdì
Roberta De Monticelli - La Repubblica

16 aprile 2006 Il pastore a difesa dell’ortodossia Contro Ratzinger, un pamphlet in forma anonima che analizza la linea di condotta del nuova papa. Lo sviluppo di una dottrina teologica che vuole salvaguardare un’indiscutibile e immutabile verità della Chiesa cattolica e che si scaglia contro i principi dell’illuminismo. Come nella migliore tradizione seicentesca, l’autore ha voluto mantenere l’anonimato per scrivere sul nuovo papa a un anno esatto dal suo insediamento al soglio di Pietro. Una provocatoria scelta in nome della libertà di filosofare in un tempo in cui al papa sembra sia stata concessa l’autorità di decidere cosa è legittimo in materia di «valori», di libertà e di razionalità. Dell’ascendenza del teologo Joseph Ratzinger, il custode della fede cristiana nato 79 anni fa a Marktl-am-Inn, vicino a Passau, nella Bassa Baviera ultracattolica, sul suo predecessore Wojtyla l’anonimo fa occasione di operetta morale e di riflessione filosofica non occasionale. A partire dalla scena finale, quando la passione di Cristo e le ultime sofferenze di Giovanni Paolo II si sovrapposero tragicamente il venerdì santo dell’anno scorso. In quell’occasione Ratzinger sostituì Wojtyla nella via crucis celebrata al Colosseo, dopo che il vecchio papa malato aveva teso la mano a quel «fratello» al quale aveva già indirizzato le sue ultime confidenze e passato il testimone in nome di una consonanza intellettuale che risaliva ai primi mesi del suo papato. Si erano conosciuti nel 1978 al conclave che elesse Albino Luciani, ma le loro vite scorrevano parallele già dal 1963, l’anno del Concilio Vaticano II. Per il cardinale Ratzinger, Wojtyla era una icona della «chiesa del silenzio» sotto il giogo del comunismo. Vedeva in lui una diga contro la marea dell’ateismo contemporaneo, quello che, diventato papa, Ratzinger ha indicato insieme al «secolarismo disumanizzante» e all’«agnosticismo» come suo principale nemico. Dopo avere già rifiutato un primo invito di Wojtyla nel 1979, ad appena cinquantaquattro anni Joseph Ratzinger il 25 novembre 1981 prese il posto del cardinale croato Franjo Seper nel ruolo di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Ratzinger fu un inquisitore fermo e spietato, ma gentile e dialogante nei modi, custode della produzione teologica pronto a ridisegnare (o restaurare) la geografia politica romana individuando i teologi da condannare e quelli da promuovere. Il pezzo forte della sua opera di guardiano della fede fu la redazione del catechismo universale della Chiesa cattolica pubblicato nel 1992 dopo sei anni di lavoro. Ratzinger fu alternativamente l’ispiratore e l’esecutore di misure disciplinari, tra il 1983 e il 1985, contro i «teologi della liberazione» dell’America Latina sospettati di connivenza con il marxismo e alcuni dissidenti (il più noto è Hans Küng). Nel 1984 ridusse al «silenzio penitenziale» il teologo brasiliano Leonardo Boff. Sotto il papato di Wojtyla, Ratzinger definì le linee principali del suo attacco all’Illuminismo e alle degenerazioni della secolarizzazione. Nel 1987, condannò ogni forma di procreazione medicalmente assistita, anche per le coppie sposate ma sterili. La polemica fu violenta. La Chiesa venne accusata di mancanza di compassione. L’università cattolica di Lovanio, che nel frattempo ha condotto degli esperimenti sulla procreazione, venne seccamente richiamata all’obbedienza dal cardinale tedesco. L’anonimo nega l’autorevolezza filosofica di Ratzinger perché ha clandestinamente sottratto al campo della ricerca razionale il suo nucleo e il suo scopo. In altre parole egli, pur appellandosi alla ragione per comprendere il mistero della fede cristiana, nega alla verità la possibilità di essere interrogata razionalmente. Eppure papa Benedetto XVI ha una strategia culturale: sottrarre alla modernità la sua pretesa razionalità affermando che il cristianesimo, e non l’illuminismo, è l’erede della filosofia greca dalla quale scaturisce la cultura occidentale. Ne segue la condanna della teoria evoluzionistica di Darwin che definì la ragione il prodotto del caso e della necessità e non della volontà superiore di Dio. Su queste basi Ratzinger mira a restaurare il primato della legge divina su quella positiva degli stati. La conclusione è sconcertante: è l’illuminismo il responsabile principale delle tragedie politiche e sociali che hanno investito negli ultimi tre secoli l’occidente. Sul piano filosofico, quello del papa è un messaggio che si sta rivelando politicamente efficace. Fa comodo pensare, avverte l’anonimo, che la verità, sottratta al dialogo razionale tra gli esseri umani, sia garantita da un’autorità divina che giudica ogni idea che non si conforma preventivamente alla verità stabilita per legge. Ma è contraddittorio fare appello alla ragione per dimostrarne l’implicita irrazionalità. La cupezza di questo scenario si rispecchia nell’enciclica Splendor veritatis del 1993 di Giovanni Paolo II nella quale la modernità viene descritta come una deriva che non permette di distinguere il bene dal male e nega la libertà degli uomini perché priva di referenti trascendentali, insistendo invece sul tradimento morale del cristianesimo occidentale rispetto alla fede. Ma se Wojtyla aveva del futuro un’idea aperta, quella di Ratzinger è tragica perché considera la modernità portatrice di una catastrofe dalla quale bisogna salvarsi tornando a credere in Dio. Se è questo il futuro che ci riserva la «Città Celeste» di Ratzinger, l’invito di questa operetta morale o pamphlet (come preferisce il suo autore anonimo) è quello di barattarlo con il presente della nostra «Città dolente» in cui l’umanità è fallibile, ma almeno non si piega all’esistenza opinabile di un Dio che obbliga all’obbedienza cieca in una legge che nessuno conosce.

16 aprile 2006 L’Anonimo centravanti mira al Papa ma non fa gol Una risaputa ed elementare regola pubblicitaria per invogliare all’acquisto di un libro è quella di creare "a tavolino" un caso prima ancora che il volume sia nelle librerie. Tanto più se il testo è di un Anonimo - ci mancherebbe, con la maiuscola - che si fa intervistare, ovviamente «per e-mail attraverso il suo editore» da un diffuso giornale. Con queste premesse non varrebbe proprio la pena assecondare il meccanismo della pubblicità se l’oggetto non fosse un pamphlet su Benedetto XVI che sta per uscire nel primo anniversario del suo pontificato (Contro Ratzinger, Isbn). A prestarsi alla sconcertante operazione è stato, su La Repubblica di ieri, Antonio Gnoli, che pur ammettendo il «gioco un po’ surreale» fiuta subito nell’interlocutore un «uomo acuto e di buone letture», che cerca - ma senza riuscirci - di essere anche «spiritoso», quando gioca sull’abusato «lei non sa chi sono io» o si definisce un baby boomer (nato cioè negli anni Cinquanta), oppure ancora - e vale proprio la pena citare - «un gesuita rinchiuso in un corpo di centravanti di sfondamento che vive in un mondo di centravanti di sfondamento rinchiusi in corpi da gesuiti» (dove - sia chiaro - i poveri gesuiti, e i centravanti, probabilmente, non c’entrano un bel nulla, utili solo per consentirgli di giocare con le parole e sollevare un po’ di polvere). «Lei è un cattolico o un ateo?», chiede arditamente l’intervistatore all’anonimo. Che dalla sua invisibile cattedra dottoreggia (e di nuovo bisogna citare): «Da un punto di vista filosofico la domanda non ha un senso. La fede eccede i compiti della ragione, cioè della facoltà che ho cercato di servire. È bene che ragione e religione continuino a non essere confuse. Se la fede, come in Ratzinger, sentisse davvero la necessità di vestirsi con gli abiti della ragione perderebbe se stessa». Al suo bersaglio concede persino qualcosa, ma per bacchettarlo subito dopo: «Joseph Ratzinger ha ragione quando ricorda che non si può desumere la verità dalla storia. Però la storia è l’argomento che utilizza per descrivere i danni della modernità, per condannare il marxismo e, perfino, per evitare di chiedere perdono per le colpe passate della Chiesa (come avrebbe voluto Wojtyla) storicizzando fenomeni come crociate e Inquisizione». All’anonimo autore la storia deve star proprio antipatica, se arriva a sottolineare a proposito di Giovanni Paolo II: «È stata una vita straordinaria e dolente, quella di Karol Wojtyla, perfetta per affermare l’invincibilità dell’individualità di fronte al conformismo della storia». Un tributo naturalmente reso a scapito del successore, anche se nell’intervista l’autore del volumetto sostiene che «è difficile stabilire dove inizino il pensiero e il pontificato di Benedetto XVI e finiscano quelli di Giovanni Paolo II». Ed è proprio la sufficienza nei confronti della storia quella che rende debolissima l’intervista, tutta pervasa di ideologia e di pregiudizi, nella consueta e prevedibile contrapposizione tra i pontificati di Giovanni Paolo II e del suo successore. O piuttosto tra le idee che l’intervistato ha dei due pontificati, idee che - stando a quanto ha pubblicato ieri La Repubblica - non trovano il minimo riscontro nella realtà. Al punto che paradossalmente non si può non concordare con l’autore quando spiega la sua scelta di nascondersi dietro l’anonimato: «Chiunque si permetta di confutare il pontefice ha l’aria del cagnolino che abbaia alla luna». Conclusione adatta a un’intervista utile solo a fare un po’ di pubblicità

13 aprile 2006 Anonimo poco Benedetto La sorpresa postpasquale per Benedetto XVI sarà un libro controcorrente. Si intitola Contro Ratzinger, lo pubblica Isbn e l’autore, "in omaggio alla tradizione dei libelli seicenteschi" come scrive nella presentazione, dice di aver scalto l’anonimato. Un pamphlet di astiosa contestazione al pontefice? Un volume ottusamente anticlericale? Niente affatto. Con raffinata scrittura, in nove brillanti capitoli, l’autore(che dimostra di conoscere a fondo le cose vaticane) va alla radice del pensiero ratzingeriano, in un confronto di alto profilo che ricorda, sotto molti aspetti, le dispute teologiche che infiammavano le università medioevali. Chi sarà mai questo nuovo Abelardo, così brillante e preparato?

È possibile parlare male di Benedetto XVI nell’anno domini 2006? Si può cercare di ripercorrere criticamente la sua biografia, contestarne la rigidità filosofica e dottrinale, elencare le "vittime" della sua inflessibile azione come guardiano della fede, illuminare alcuni tratti della sessuofobia – e dell’omofobia – del pontefice tedesco? Sembra di sì, è ancora concesso, ma forse è meglio rimanere anonimi. Questa è stata la scelta dell’autore di un divertente e arguto pamphlet, "in omaggio", spiega lui stesso, "alla tradizione dei libelli secenteschi". La parabola ratzingeriana è conosciuta fin nel dettaglio dall’Anonimo che rileva come a volte, in Benedetto XVI, anche l’abbigliamento sia tremendamente "ancien régime".

30 aprile 2006 “Contro Ratzinger”, anonimo atto d’accusa a Benedetto XVI Come nel Seicento, secondo la tradizione dei libelli polemici. E con l’intenzione di rivendicare esplicitamente a sé le idee contenute nel libro. Esce a un anno e un giorno esatto dall’ascesa del cardinale tedesco alla cattedra di Pietro, il libello polemico “Contro Ratzinger”. Nel pieno del dibattito che su quotidiani, televisione e riviste mira da giorni a stendere un primo bilancio sul pontificato benedettino. Anche Gad Lerner, su La7 con la trasmissione “L’Infedele”, ha tentato un’esegesi attenta delle innovazioni dottrinali e politiche di papa Ratzinger, insieme ai suoi ospiti schierati su fronti contrapposti: di qua il giornalista Renato Farina e don Gianni Baget Bozzo per i sostenitori del nuovo papa, di là il direttore di “Micromega” Paolo Flores d’Arcais e la coordinatrice della Tavola Valdese Maria Bonafede per i critici. E certamente fra questi ultimi va annoverato “Contro Ratzinger”, per altro citato durante la trasmissione. Il libro è breve e contiene parecchie notizie sulla vita dell’ex cardinale tedesco. I sette capitoli nei quali è articolato prendono in esame le istruzioni del prelato ai tempi della prefettura della Congregazione per la dottrina della fede, le conferenze tenute da teologo, i pronunciamenti dall’arrivo a Roma nel 1981 fino alla prima enciclica, “Deus caritas est”, del gennaio scorso. Duro il giudizio finale sul “pastore tedesco”, come ironicamente lo definì un anno fa “il manifesto” all’indomani della fumata bianca: “Il pensiero di Benedetto XVI – dicono alla Isbn, riassumendone le valutazioni di fondo – si limita a un’elencazione interessata, e discutibile, dei danni prodotti dalla modernità, come se l’eventuale cattiva influenza di un pensiero ne dimostrasse l’insufficienza teoretica”. Chiaro il riferimento alle espressioni e ai concetti più ricorrenti nella pastorale di “B16”, incentrate sulle accuse al mondo laico ed ecclesiastico di secolarizzazione, relativismo, dittatura della scienza, “sporcizia” presente all’interno della stessa Chiesa cattolica. Quanto all’anonimato dell’autore del pamphlet in libreria da oggi, inutile provare ad estorcere qualche indicazione alla casa editrice. Nulla trapela benché, secondo alcuni opinionisti, dietro l’occultamento onomastico potrebbe celarsi addirittura qualche nome noto del clero medesimo. “Ma no – tagliano corto alla Isbn – l’idea dell’anonimato nasce dalla volontà di rendere omaggio ai testi di critica del Seicento”. Le risposte al perché l’autore del pamphlet “Contro Ratzinger” - da oggi in libreria - sia anonimo, alla Isbn ce le hanno belle e pronte. Messe in conto per tempo. La Isbn è una piccola casa editrice milanese, di nicchia, afferente al gruppo “Il Saggiatore” e diretta da Massimo Coppola e Giacomo Papi. Dalla redazione dicono di aver meditato a lungo la scelta di occultare l’identità di chi ha scritto questo volume, il cui titolo è tutto un programma. “Contro Ratzinger”, appunto, 160 pagine, 10 euro, un breve testo che analizza, criticandola, la consistenza etica e filosofica del messaggio di papa Benedetto VXI. E non ha il nome dell’autore in copertina: “Non ci è consentito dire nulla in proposito – dicono al telefono i responsabili stampa Isbn – solo ci teniamo a sottoscrivere a pieno le tesi sostenute nei sette capitoli in cui il libro si articola”.

8 maggio 2006 L’anonimo sul papa. Un errore dei laici L’eredità dei Lumi è soltanto una conseguenza del cristianesimo; in tempi di pensiero debole, la ragione “forte” viene dalla Chiesa; il relativismo – il lasciarsi portare “qua e là da ogni vento di dottrina” – non basta. Insomma, “il bianco muove e dà scacco in tre mosse”. Benedetto XVI sfrutterebbe “le tecniche dell’argomentazione razionale come strumento di persuasione irrazionale”: ma la casa editrice Isbn (del gruppo il Saggiatore) ha pronto l’antidoto, un corrosivo pamphlet Contro Ratzinger, “utile per capire, necessario per difendersi”. Mi sentirei di fare mie alcune argomentazioni, come la difesa del vituperato relativismo. Però, io non amo scrivere contro qualcuno, ma per qualche cosa. E non condivido la profezia secondo cui la strategia di Ratzinger ci porterebbe a rinunciare “all’idea di un’umanità fallibile pe rpiegarci a un Dio dall’esistenza opinabile”: la reale contrapposizione non è tra chi crede o non in Dio, ma tra ragione infallibile e fallibile, com’è fallibile (e proprio per questo capace di evolvere) la ragione scientifica. Infine, l’autore ha scelto l’anonimato “in omaggio alla tradizione dei libelli seicenteschi”, con pieno appoggio dell’editore. Stiamo tornando ai tempi in cui questa “mossa” era necessaria per salvarsi la vita e chi di dovere se la prendeva col tipografo? Cari amici della Isbn, credo che oggi qualsiasi laico possa concedersi il lusso di firmare col proprio nome, e che, in tema di laicità, non si debba ricorrere al mistero, nemmeno a proposito del’identità di chi scrive.

17 maggio 2006 Una critica filosofica a Benedetto XVI "Il messaggio di Joseph Ratzinger si rivela tragico nella sua incapacità di sfuggire alla ragnatela del moderno e ingegnoso nel tentativo di convincere i contemporanei sulla base di una pretesa, condivisibile, razionalità. Ma non basta a dare risposte. Non basta a dare pace". In conclusione di un saggio filosofico articolato e puntuale, l’anonimo autore del pamphlet "Contro Ratzinger" riassume brevemente il senso delle proprie tesi e tratteggia uno scenario molto amaro, almeno dal suo punto di vista: "Se l’Occidente accetterà di credere che la ragione deve ricongiungersi con la fede per ritornare a dare risposte, allora avremo barattato l’idea di un’umanità fallibile, per piegarci a un Dio dall’esistenza opinabile". Il libro è pubblicato da Isbn edizioni, giovane casa editrice del gruppo Saggiatore che si contraddistingue per i titoli provocatori e che nel proprio manifesto scrive: "Rifiutiamo la dicotomia sinistra/destra e proponiamo in sua vece l’utilizzo di: Stanlio & 0llio, Tondo & Aguzzo, Tanti & Pochi o qualsivoglia altra opposizione possa esprimere una differenza". Nonostante il titolo forte e provocatorio, "Contro Ratzinger" è un libello colto e non banale che, indipendentemente da come la si pensi, offre spunti di riflessione sul pontificato del successore di Wojtyla e porta un contributo al dibattito sul senso della religione nel mondo moderno. Un mondo che, dopo molti anni di freddezza, oggi conosce un forte revival religioso grazie anche alla figura di Ratzinger (definito "un enigma mediatico" perché "non possiede nessuna delle qualità che oggi garantiscono la popolarità, eppure piace un sacco"). Per confutare l’autorevolezza del Papa l’anonimo autore analizza saggi e discorsi di Joseph Ratzinger negli ultimi vent’anni e conclude così: "La sua critica alla modernità non si avventura mai nella confutazione delle idee, ma rimane sempre sul terreno dell’elencazione storica, quando non storicistica". In sostanza il pamphlet, del cui contenuto si è assunto piena responsabilità l’editore, denuncia tanto la strategia di Benedetto XVI - che sceglie di puntare su argomentazioni razionali "come strumento di persuasione irrazionale" - quanto chi "è disposto a concedere alla religione, se declinata secondo un linguaggio razionale, l’ultima parola sulle fondamentali domande poste dalla storia". Proprio in questa possibile resa del mondo laico l’autore del libro vede la più grande vittoria del progetto ratzingeriano. Venendo alla vicenda biografica del futuro Papa, l’anonimo scrive: "Joseph Ratzinger non fu nazista, ma, come molti tedeschi, per patriottismo, senso di rivincita e mancanza di coraggio, si uniformò". E portò sempre con sé il senso dell’assoluto rispetto per l’auctoritas e la diffidenza verso ogni forma che se ne allontani. Da questo punto di vista derivano, secondo l’anonimo, le critiche al Concilio Vaticano II che ha abolito la messa in latino e il gran numero di prelati condannati per l’eterodossia delle proprie tesi. E perfino le molte operazioni di "correzione" delle aperture portate avanti da Giovanni Paolo II. A titolo d’esempio si può ricordare che quando il suo predecessore sul soglio di Pietro chiedeva perdono per le colpe della Chiesa, ecco che Ratzinger puntualizzava che tali "sofferenze e offese [...] non trovano un riscontro univoco nella testimonianza biblica". L’anonimo critico infine punta il dito contro il metodo filosofico dell’attuale Pontefice che, a sua detta, "rigetta un’idea sulla base della sua inutilità, invece che della verità". Abbracciando dunque su una visione che "è radicalmente funzionale e in compenso ha completamente rinunciato a tentare di essere vera". Tono pacato, ma accusa durissima.

22 maggio 2006 Contro il corpo femminile Vedi alla voce sessuofobia È uscito da poco, nelle bellissime edizioni ISBN (quelle tutte bianche col codice a barre in copertina) un anonimo pamphlet dal titolo Contro Ratzinger. Interessante. Si parla di nazismo e teologia della liberazione, morale, omosessuali e contraccezione. Si parla anche di donne. C’è una citazione da Oddone di Cluny, databile intorno al 900 dopo Cristo. Una descrizione del corpo femminile. "La bellezza", dice il buon Oddone, "si limita alla pelle. Se gli uomini vedessero quel che è sotto la pelle … rabbrividirebbero alla vista delle donne. Tutta quella grazia consiste di mucosità e di sangue, di umore e di bile. Se si pensa a ciò che si nasconde nelle narici, nella gola e nel ventre, non si troverà che lordume. E se ci ripugna toccare il muco o lo sterco con la punta del dito, come potremmo desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco?". Segue una lunga riflessione della chiesa, databile intorno al millenovecento dopo Cristo, sul ruolo delle donne e la procreazione. Tutti sanno che la chiesa non ama la fecondazione artificiale. Né eterologa né omologa. Ma non tutti sanno perché. Non c’è niente di male, neanche per la chiesa, nel fatto che il seme fecondi l’ovulo. È così che nascono i bambini, anche nella fantasia del clero. Ma il punto è che l’atto deve avvenire "naturalmente", cioè con il pene dentro la vagina, direbbe Ratzinger. Gli sposi devono infatti essere "una sola carne", nel procreare. Altrimenti si incorre nel delitto di masturbazione e nel delitto del terzo incomodo, rappresentato dal medico che procede all’inseminazione. La chiesa propone due escamotage: prelevare lo sperma dai testicoli senza passare dall’orgasmo o intervenire succhiandolo dalla vagina della donna, un attimo dopo l’atto sessuale avvenuto, si spiega, in una stanza senza altri presenti oltre alla "sola carne" sposo-sposa. L’artificialità, nella mente degli uomini di chiesa (fieri avversari, peraltro, anche della naturalità che bandiscono per legge) è il nemico. Spiegano con questo motivo anche l’ira stizzosa nei confronti dell’omosessualità. Due uomini o due donne creano una coppia impossibilitata a procreare naturalmente, e quindi inaccettabile. Io non ho figli. Nessuna malattia mi avrebbe impedito di averne, né mi sono mancate le occasioni. Semplicemente ho scelto di non averne. Ogni tanto mi chiedo che cosa pensi la chiesa di me. Non di me Elena, ma delle donne che scelgono di non avere figli. Avranno un anatema specifico, chissà se faccio parte degli scomunicabili, degli eretici, se potrei fare la comunione, qualora fossi interessata, o se, facendo la madrina a mia nipote, ho violato qualche legge. Mi faccio queste domande quando leggo di donne decapitate, o sepolte vive al nono mese di gravidanza. Esiste la responsabilità individuale dell’atto. Ci credo fortemente e mi arrabbio ogni volta che per le colpe dei figli si tirano in ballo le responsabilità dei padri. Un uomo che decapita una donna deve avere un coltello affilato che recida tendini, cartilagini, pelle, e comunque ci metterà un po’. Dieci minuti? Si può dire che è colpa della società se un uomo per dieci minuti, coperto di sangue, si affanna a staccare il collo di una donna? O la seppellisce viva dentro una buca di terra, insieme al bambino che hanno concepito insieme nove mesi prima, facendosi "una sola carne" (non lo so con certezza, ma tendo a pensare che non si sia trattato di inseminazione artificiale)? Ovvio che no. La follia può essere solo del singolo. Ma a un livello più basso ci sono le percosse, le violenze sessuali, e ancora più in basso la violenza verbale, la difficoltà di accedere a ruoli prestigiosi sul lavoro, la scarsissima rappresentanza politica. E le parole della chiesa. Le donne non sono macchine da figli, la coppia non è finalizzata esclusivamente alla procreazione esattamente come il sesso, la famiglia non è l’unica soluzione socio-sentimentale, il matrimonio non santifica l’amore anche perché l’amore non ha bisogno di essere santificato per avere valore. Ogni passo avanti verso la libertà e il rispetto dei singoli, anche nel significato da dare alle parole (coppia, donna, omosessuali…) è un passo indietro rispetto alla violenza.

Maggio 2006 La preannunciata pubblicazione di un pamphlet anonimo contro Benedetto XVI, quale esplicito omaggio alla tradizione libertina, ci aveva fatto temere una sortita anticlericale di quelle utili (forse) a placare i mal di pancia sempre più frequenti in questa età neo-confessionale, ma assolutamente inservibili per capire come agire concretamente per invertire la tendenza. Nel testo, una nota dell’editore a pagina 1 conferma questa impostazione ma, definendo il libro «utile per capire, necessario per difendersi», esplicita fini che vanno ben al di là della sterile polemica nei confronti dell’attuale pontefice. Contro Ratzinger si è rivelato, come promesso, un testo utile e necessario. Utile, perché dell’Anonimo Autore non conosciamo nome e cognome, ma abbiamo avuto modo di constatarne l’ampia cultura e la capacità di orientarsi agevolmente nella produzione intellettuale di Joseph Ratzinger, fornendo in tal modo una presentazione completa della sua visione del mondo. Necessario, perché da tale presentazione si può capire come fronteggiare la traduzione pratica dell’ideologia di Benedetto XVI. L’opera si compone di sette parti, fantasiosamente precedute da un epilogo in forma di prologo e seguite da un prologo in forma di epilogo. Il testo spazia dalla biografia del pontefice al rapporto con il suo predecessore, dal suo atteggiamento nell’affrontare questioni quanto mai attuali (diritti gay, inizio e fine della vita) al suo irrisolto rapporto con la cultura moderna (illuminismo ed evoluzionismo in primis). Pagina dopo pagina emerge una figura che, contrariamente a come viene presentata, non assume tanto le caratteristiche del filosofo-teologo, quanto quelle di un astuto diplomatico intento a riaffermare le proprie posizioni ammantandole di una razionalità più apparente che reale, come nel caso delle supposte basi storiche delle radici cristiane del nostro continente. Il messaggio papale assume inevitabilmente i connotati della scommessa pascaliana, l’«appello politico alla convenienza», centrando, in questo modo, «un interesse concreto: quello di offrire un fondamento autorevole e apparentemente immutabile al terrore crescente di veder tramontato un modello di vita che per secoli ha garantito benessere e predominio». Naturalmente, Ratzinger lancia il suo messaggio in modo velato, poiché non è assolutamente in grado di accreditare tali successi alla Chiesa cattolica; non solo, non è nemmeno in grado di portare alcuna prova che suffraghi la tesi che un futuro “cristiano” possa anche essere un futuro migliore. Del resto, nella sua critica alla modernità il papa non «si avventura mai nella confutazione delle idee, ma rimane sempre sul terreno dell’elencazione […] delle nefandezze prodotte» – anche oggi – «da chi, circa trecento anni fa, iniziò a dire in giro che gli uomini potevano fare a meno di Dio», un modo di pensare che, secondo il nostro Anonimo, tradisce «un determinismo causa-effetto davvero elementare». Determinismo che, peraltro, è il pilastro della critica cattolica alla secolarizzazione, per l’appunto, da trecento anni a questa parte (e che comunque rimonta anche più in là, agli albori della Riforma). Un discorso, quello di Benedetto XVI, che, ovviamente, viene condotto «non toccando molte delle comodità che la razionalità moderna ha distribuito ai cittadini». La proposta ratzingeriana, conseguentemente, non è rivolta ai soli cattolici ma a tutti gli europei, altrocredenti e non credenti compresi. Il rispetto per questi ultimi non è del resto molto alto: secondo il papa «la dignità umana alla lunga non può essere difesa senza il concetto di Dio creatore. Essa perde così la sua logica». I non credenti sono, del resto, esplicitamente invitati a vivere veluti si Deus daretur (come se dio ci fosse), ribaltando completamente l’assunto laico del teologo protestante (e vittima del nazismo) Dietrich Boenhoeffer, ripreso in tempi recenti, tra gli altri, da Gian Enrico Rusconi. Il dio al quale dovrebbero uniformarsi atei e agnostici è ovviamente quello cattolico, e il rappresentante in terra di questo dio finirebbe, in tal modo, per esercitare su tutto il pianeta la propria auctoritas indiscussa. Una tesi che, purtroppo, sembra trovare attenzione anche in ambienti insospettabili, anche a sinistra, proprio per «questa apparente razionalità, questo apparente laicismo». Scavando, tuttavia, e nemmeno poi tanto, non può che riemergere come Ratzinger «esca completamente dall’ambito della razionalità: la divinità del Cristo è un atto di fede». Ciò che resta, alla fine, è un messaggio non particolarmente nuovo: è la vecchia trinità conservatrice di Dio, Patria e Famiglia, laddove per Patria si può intendere l’identità occidentale. Che successo potrà avere questa politica? Nella premessa, l’Anonimo ricorda il consenso manifestato dai sondaggi e l’aumento delle presenza all’Angelus e alle udienze del mercoledì. Ci permettiamo di esplicitare un po’ di sano scetticismo nei confronti di queste cifre, soprattutto per lo scarso impatto che possono avere in una società secolarizzata. La stessa opinione, a detta dell’Autore, è del resto nutrita dallo stesso papa: «Si ha a volte la sensazione che la straordinaria fermezza di Joseph Ratzinger nel rivendicare la necessità della fede cristiana nasca dalla constatazione di una sconfitta definitiva». Nel caso contrario, se il tentativo neo-confessionale andasse in porto, «se l’Occidente accetterà di credere che la ragione deve ricongiungersi con la fede per ritornare a dare risposte, allora avremo barattato l’idea di un’umanità fallibile, per piegarci a un Dio dall’esistenza opinabile». Il papa vuole riportare indietro le lancette della storia e ha lanciato la sua sfida. Se nessuno la raccoglierà, avrà gioco facile nel vincerla. Sta agli intellettuali avvertiti, sta ai non credenti impegnati (come i soci dell’UAAR) rilanciare il gioco con la forza delle proprie idee.

14 aprile 2005 Pasqua amara per il Vaticano in libreria e in televisione ROMA - Tutti contro Ratzinger e la Chiesa. Probabilmente non se la immaginavano così indigesta la Pasqua in Vaticano, almeno dal punto di vista editoriale e televisivo. Almeno tre libri al vetriolo e un cartoon che in Svizzera, Austria e Germania ha già fatto gridare allo scandalo si aggiungono alla polemica sulla pubblicazione nei giorni scorsi del cosiddetto Vangelo di Giuda che la Santa Sede ha già bocciato sia dal punto di vista dell’interesse storico che, soprattutto, teologico. Di libri anticlericali o comunque scomodi ne escono ogni settimana in tutto il mondo, ma questi tre sono particolarmente incisivi. Il primo si intitola appunto Contro Ratzinger (Isbn, 10 euro) e sarà in libreria il 19 aprile. Testo reso più affascinante dal fatto che è scritto da un anonimo intervistato oggi sulle pagine di Repubblica. Il secondo è una lettera aperta al cardinale Camillo Ruini relativa ai temi sui quali il presidente della Cei da mesi interviene dall’aborto alle coppie di fatto. Si intitola In nome dell’amore (Fazi, 9,50). Niente di clamoroso se non fosse che l’ha scritto Melissa P, l’autrice che ha venduto nel mondo tre milioni di copie dei suoi precedenti e scandalosi romanzi. Il terzo è Habemus Papam (Nuovi Mondi Media, 26,50) di David A. Yallop, autore che con il suo libro precendente, In nome di Dio, un’inchiesta sulla morte di Giovanni Paolo I, ha venduto nel mondo almeno 10 milioni di copie. Come se non bastasse ci si mette anche Mtv che ha annunciato la messa in onda dal 4 maggio in Svizzera, Austria nella Germania patria del Papa di un cartoon dal titolo Popetown, che dal punto di vista dell’irriverenza è come minimo ai livelli di South Park. A una prima analisi di questi quattro elementi spicca l’ampio spettro di lettori e spettatori a cui si rivolgono con una predilezione per giovani e teenager, caratteristica che non può che preoccupare la Chiesa. Libello. Contro Ratzinger ripercorre infanzia, adolescenza (e arruolamento nell’aviazione del Terzo Reich), carriera e attività come prefetto dall’arrivo a Roma nel 1981 fino alla prima enciclica del gennaio 2006 di Benedetto XVI. Ne sce la figura di un pontefice che nel giro di sei mesi ha riscosso non solo un boom di presenze a San Pietro durante l’angelus della domenica, ma si è dimostrato, seppur con caratteristica diverse, in grado di sostenere al meglio come Wojtyla la propria figura mediatica. Ma soprattutto la sua politica ha trionfato nel referendum sulla procreazione assistita e la battaglia sui Pacs e la difesa della famiglia è tuttora in corso come lo è, secondo l’autore, quella contro i danni prodotti dalla modernità. Ma tutto questo ha avuto un prezzo: cresce nella società l’insofferenza verso una Chiesa e un Papa troppo attenti a regolamentare più che a consolare, e troppo inclini a condannare più che tollerare. E, secondo l’anonimo autore, esce anche la debolezza di questo Papa intellettuale: argomentare con gli stessi strumenti delle ideologie che vorrebbe condannare servendosi di un’autorità filosofica che lui stesso ha contribuito a combattere nel campo avverso. Melissa e il cardinale. "Questo libro nasce dalla rabbia. Una rabbia nata circa un anno fa, quando la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI hanno accentuato un fondamentalismo religioso che credevo esistesse solo nei libri di storia. Credevo che mai nella vita mi sarei ritrovata a dover combattere per i miei diritti di donna e di persona". Parole pesanti quella dell’autrice di cento colpi di spazzola e ancora più pesanti se si tiene conto di quanto Melissa P. sia letta e seguita. Le cento pagine di In nome dell’amore partono da questa premessa e si trasformano in un atto d’accusa all’ingerenza della Chiesa nelle questioni della politica e dello stato e un atto di fdifesa per le ragioni laiche e le conquiste che sembrano messe in discussione. Vaticano parte II. E’ una specie di "dove eravamo rimasti" Habemus Papam di David Yallop. Un sequel di quel In nome di Dio che sviscerava tutti i possibili intrecci che culminarono nel 1978 con la morte di Papa Luciani e la fine del suo breve regno. Si parlava di Banco Ambrosiano, Roberto Calvi, la P2, gli infiniti centri di potere esterni e interni alla Chiesa. Ora ecco i successivi trent’anni: l’elezione di un Papa polacco, la fine della Guerra fredda e il mondo che cambia, l’America Latina abbandonata a combattere da sola contro il colonialismo americano. Tutti eventi che, scrive Yallop, rischiano di non essere messi in relazione con le scelte profonde della Chiesa oscurati come sono dalla figura di un Papa come Giovanni Paolo II. Men and cartoons. Quando la Bbc tre anni fa cercò di mandare in onda Popetown le proteste furono così accese che dovette desistere e vendere il cartoon alla più spregiudicata Mtv. E adesso arriva. Solo in Austria, Germania e Svizzera, ma arriva. Dal 3 maggio dieci puntate sulle avventure di un Papa anziano e buffo che saltella nelle sobrie stanze del Vaticano con il suo bastone a molle circondato da una corte di cardinali corrotti in cui si salva soltanto il segretario personale di sua Santità che cerca di sopravvivere al delirio. Le associazioni cattoliche sono già sul piede di guerra e qualcuno ha paragonato Popetown all’equivalente delle famose vignette satiriche nei confronti dell’Islam che scatenarono proteste anche violente in tutto il mondo. In Italia il cartoon è stato acquistato dal canale satellitare Jimmy che però non ha ancora deciso quando trasmetterlo.

Saggio sulla figura di Joseph Ratzinger e disamina della sua produzione scritta e delle dichiarazioni pubbliche, sia antecedenti il suo pontificato che successive all’elezione papale. Vengono analizzati nel saggio i rapporti intercorsi tra Papa Giovanni Paolo II e l’allora Cardinale Ratzinger -tra contraddizioni e misteri, nella polarità diametrale delle differenze tra i due personaggi- l’analisi della filosofia ratzingeriana in merito alle questioni di bioetica, sessualità e aborto, e il passato di Benedetto XVI nella Germania nazista. Contro Ratzinger: Quanto è forte il pensiero di un uomo? Cerca di essere gentile con gli uomini, Joseph. Cerca di distinguere sempre tra paura e speranza. Molte maiuscole, in questa recensione. Alla tedesca. Davvero, fa effetto scrivere queste righe nella notte di Natale, quest’anno così surreale. Proprio nel giorno in cui si sono celebrati, in forma civile, i funerali di Piergiorgio Welby, dopo che la Curia di Roma ha rifiutato i funerali in chiesa ad un uomo che ha reiterato il desiderio di concludere la propria vita con l’eutanasia. Dio è Amore, dice la Chiesa Cattolica, ma a quanto pare vige soprattutto il diritto canonico. In questo senso sembra non essere possibile l’indulto sulla terra per la Chiesa, e Ratzinger è stato inflessibile nel non concedere una cancellazione della pena che chiunque abbia nel cuore il dono della fede avrebbe ritenuto un gesto di infinita umanità, o di pietà, di carità. E invece. Torna quindi utile riflettere sulla figura dell’attuale Papa, proprio a Natale, dove la religione cattolica proclama la discesa dell’Amore (Agape, non Eros) sulla Terra. Certo la Chiesa è costituita da uomini, fallibili quindi. Ma proprio il dogma dell’infallibilità papale, così distante dal pensiero laico e modernista, rende necessario un confronto sereno e una riflessione individuale tra due diversi punti di vista, due diverse concezioni del mondo. Da questo presupposto si sviluppa opportunamente questo pamphlet. Il titolo certamente è ben centrato, una calamita. Così come la grafica del volume, con i colori bianco e giallo che richiamano la bandiera dello Stato Pontificio. Al di là pertanto delle opinioni di chi scrive, il centro dell’analisi è la riuscita o meno di questo testo nei confronti delle premesse che l’Autore -anonimo- spontaneamente dichiara nelle prime pagine: “Questo libro ha per oggetto il messaggio dell’attuale Pontefice e la sua consistenza morale e filosofica. Prende in esame le istruzioni del prefetto, le conferenze del teologo e i pronunciamenti del Papa dall’arrivo a Roma nel 1981 fino alla prima enciclica del gennaio 2006. Ripercorre la vita, gli atti politici (compresi i più sconosciuti ed imbarazzanti) e analizza la figura di Benedetto XVI anche in rapporto a quella del suo predecessore. Un pamphlet utile per capire, necessario per difendersi”. C’è da capire, certo; ma da difendersi? Nella consapevolezza di un argomento talmente delicato -perchè siamo italiani, e perchè un imprinting cattolico, piaccia o meno, è comunque parte della nostra cultura nazionale- bisogna tuttavia riconoscere che non tutti gli obiettivi enunciati dall’Autore sono stati completamente conseguiti. In particolare, l’identificazione della struttura Chiesa con la voce del suo rappresentante crea una serie di facilitazioni che non semplificano una disamina necessariamente legata a testi, pensieri, singole frasi, o parole. Un vero peccato (ma non credo l’Autore si confesserà al riguardo), perchè il punto di partenza era ottimale: il confronto tra Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. La dottrina del pensiero, della ragione teologica, confrontata con quella del corpo, dei sensi. Molto più difficile da seguire la prima, per chi non abbia un’educazione alla speculazione filosofica che oggettivamente in pochi, anche tra i fedeli, oggigiorno possiedono; molto più immediata e a suo modo catechizzante la seconda, grazie ad un uso eccezionale del corpo e della fisicità del messaggio (la voce tagliente del celebre “convertitevi!” ai mafiosi siciliani, il corpo tremante piegato dalla malattia nelle domeniche romane). Due differenti forme di marketing, perchè no. Cercare tuttavia di interpretare l’operato di ciascun pontefice secondo le chiavi di lettura individuate per l’altro è operazione sterile, e forse inconcludente. Molto più interessante è invece la parte conclusiva del volume, in particolare gli ultimi capitoli dedicati al pensiero di Ratzinger circa i rapporti tra omosessualità e Cristianesimo, e ancor più il successivo, dedicato al concetto di Vita e alle sue infinite, delicatissime derivazioni antropologiche. In queste pagine vi sono infatti testi davvero importanti, che lasciano intendere ipso verbo il pensiero di chi li ha scritti senza filtri o interpretazioni soggettive fuori luogo. Per capire il pensiero di questo Papa bisogna davvero forse tornare ad un’esegesi del testo, della parola. Qualsiasi esito si possa ottenere. Il pensiero di Ratzinger si pone in forma dicotomica e certamente sfidante alla modernità, al senso comune, (anche al buon senso?), e comunque ci si ponga rispetto all’infallibilità cattolica del Pontefice pare importante, necessario, riprendere in mano questi messaggi, per provare a confrontarsi, laicamente, o a giustificare, cristianamente. Ciascuno legga, e tragga le proprie conclusioni. Ciò che conta è informarsi, riflettere. In questo senso questo saggio risulta di indubbia utilità. Il pamphlet si apre con un fantasioso epilogo in forma di prologo e si chiude con un prologo in forma di epilogo, dove si immaginano gli esiti del pontificato di Benedetto XVI. Romanzati, simpatici; forse non necessari. Per chi si aspetta qualcosa di "forte", il libro non può che deludere. Piace tuttavia pensare a Contro Ratzinger non come ad un’occasione persa, ma come un primo passo per un confronto, sereno ma argomentato, tra due mondi certamente ricchi di pensiero, ma scarsamente in grado di difendersi sul piano critico, e soprattutto autocritico. Ma attraverso la lettura dei suoi scritti, è l’assenza del dubbio di questo pontefice, anche quando oggettivamente tutto il mondo gli dà contro, che lascia, da credenti o non credenti, oggettivamente spaesati.