Contro Ratzinger 2.0

In uscita il 7 dicembre

Anonimo

64 PAGINE | 6,80 EURO
Data di uscita: 7 Dicembre 2006
ISBN: 9788876380570

Il libro

A sei mesi dall’uscita, Contro Ratzinger si arricchisce di un nuovo capitolo. L’Anonimo torna in libreria con un libello alla Voltaire, giacché il clima è cambiato e le sortite del papa provocano infervorati battimani o contestazioni sempre più dure. In questo libro assisterete, pertanto, alla correzione del discorso di Ratisbona e al chiarimento del suo significato profondo, leggerete della folle storia d’amore tra un parroco e una perpetua, fronteggerete un Uomo vitruviano di Leonardo evirato e scoprirete anche che il Comune di Roma non garantisce la libertà di parola. Presenzierete, infine, a un’epocale joint venture tra i leader monoteisti. In Contro Ratzinger l’argomentazione è filosofica, nel 2.0 si è scelta soprattutto l’ironia. Per mettere in luce, e alla berlina, il conformismo dei solerti apologeti di Ratzinger ci si sofferma anche su vicende laterali, solo apparentemente inessenziali. L’autore continua a essere anonimo. L’editore continua ad assumersi la piena paternità delle idee espresse.

Pdf Contro Ratzinger 2.0

Carta
Mauro Anselmo - Panorama
Massimiliano Panarari - Il Secolo XIX
Angelo Perrino - Affari Italiani
Sofia Basso - Left
Rio Paladoro - Riformista
Giuseppe Civati - www.onemoreblog.org
Roberto Ciccarelli - il manifesto
Claudio Siniscalchi - Libero
Leonardo Merlini - Apcom
Claudia di Pasquale - letteralmente.com

Il Rigoletto/ "Contro Ratzinger 2.0". Per scoprire che Veltroni non garantisce la libertà di parola… Arriva in libreria l’upgrade di "Contro Ratzinger", un libretto che fa le pulci agli interventi e ai discorsi del cardinale prima e del Pontefice dopo, che ha avuto un gran successo in prima edizione. Lo edita Isbn Edizioni (60 pagine, 6,80 euro) e si intitola, appunto "Contro Ratzinger 2.0/ Scontro di civiltà e altre sciocchezze". Sei mesi dopo la prima uscita il clima è cambiato, si osserva nella premessa. Le sortite del Papa provocano infervorati battimani e contestazioni sempre più fanatiche. "In questo libro assisterete alla correzione del discorso di Ratisbona e al chiarimento del suo significato più profondo, ma leggerete anche della folle storia d’amore tra un parroco e una perpetua, fronteggerete un Uomo vitruviano di Leonardo evirato e scoprirete che il Comune di Roma non garantisce più la libertà di parola. Presenzierete, infine, a un’epocale joint venture tra leader monoteisti". E l’autore? Continua a essere anonimo. Si spiega: "L’editore continua ad assumersi la piena paternità delle idee espresse".

dicembre 2006 E’ il titolo del capitolo conclusivo di Contro Ratzinger 2.0, l’upgrade del libello anonimo uscito qualche giorno fa per i tipi di Isbn. Daniele da Volterra, com’è noto, è l’allievo di Michelangelo incaricato di «immutandare gli ignudi» della Cappella Sistina e l’anonimo autore lo cita per riprendere due episodi del 2006 che hanno dell’incredibile: il convegno dei giovani industriali svoltosi a Santa Margherita Ligure all’inizio di giugno, dedicato all’impegnativo tema L’Economia dell’Uomo: sul palco e sulla brochure del convegno campeggiava l’Uomo vitruviano di Leonardo ‘evirato’ con la gomma digitale di Photoshop (pazzesco!); la pubblicizzazione del primo volume del libro, osteggiata dal Comune di Roma perché la scritta Contro Ratzinger è parsa inopportuna agli uffici preposti (pazzesco!/2). Basterebbe questo a farci riflettere, ma il libro ci offre altri spunti su cui soffermarsi: oltre a una lettura ragionata della lezione di Ratisbona (quella in cui Ratzinger ha liquidato l’islamismo come religione violenta e perfettamente irrazionale), un’interessante analisi è dedicata ad una sorta di alleanza tra i tradizionalismi di questo o quel segno, apparentemente contrapposti e in realtà solidali tra loro in una critica comune alla modernità. Tema a cui - si parva licet - ho personalmente dedicato alcune riflessioni e che trovo di grande interesse per la comprensione del dibattito politico e culturale a cui stiamo assistendo e a cui partecipiamo con sempre maggiore preoccupazione.

"Benedetto XVI e l’efficacia crescente del suo discorso sono sintomi di un grave impoverimento culturale, di una tristezza epidemica e della sfiducia crescente in ciò che l’uomo può realizzare. [...] L’efficacia politica di Joseph Ratzinger è la prova che la lunga stagione dell’Umanesimo sta tramontando". Sei mesi dopo la pubblicazione del primo "Contro Ratzinger", l’anonimo e durissimo critico dell’attuale Papa torna in libreria con un upgrade, per dirla con la terminologia informatica, del precedente libro: "Contro Ratzinger 2.0 - Scontro di civiltà e altre sciocchezze". Il libro anche questa volta esce per i tipi della combattiva casa editrice Isbn, e l’editore "continua ad assumersi la piena paternità delle idee espresse". Idee che, le si condivida o meno, sono senza dubbio originali nel panorama dei media e della politica italiana e hanno quantomeno il merito di indirizzare il dibattito intorno al Papa su una strada più articolata da un punto di vista storico e filosofico. Le critiche mosse dall’anonimo estensore a Benedetto XVI sono infatti documentate e puntuali, in particolare viene passato sotto la lente il discorso tenuto dal Pontefice a Ratisbona nello scorso settembre che scatenò le ire del mondo musulmano. La frase "incriminata" è una citazione di un oscuro imperatore bizantino, Manuele II Paleologo, che in una lettera a un amico islamico scriveva: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". Benedetto XVI ha inserito questa citazione nel quadro più vasto di una lectio magistralis cui l’autore del pamphlet contesta di commettere, nell’ordine, un grave errore, un insulto e una dimenticanza. L’errore risiede nell’attribuzione cronologica di una sura del Corano, l’insulto nella già citata opinione dell’imperatore, la dimenticanza nell’ignorare - secondo l’anonimo - che "nella storia della Chiesa ha pieno diritto di cittadinanza l’argomento secondo cui la sapienza di Dio eccede talmente la ragione umana da rendere inefficace ogni sforzo razionale dell’uomo teso a interpretare la creazione". Come si vede, nonostante la forte carica polemica, le argomentazioni critiche sono circostanziate ed elevate e la conclusione sconsolata dell’autore prevede, tra le altre, anche questa ipotesi: "Ratzinger è un abile oratore, ma forse non è così erudito, e certamente può sbagliare, anche in quanto Papa". Se si pensa al dogma dell’infallibilità pontificia, questa affermazione diventa obiettivamente impegnativa. Altro punto su cui l’anonimo striglia il Pontefice è la sua volontà di equiparare il cristianesimo alla ragione, il logos dei greci. La tesi del Papa, scrive, "non fa i conti con una quisquilia cronologica: il cristianesimo non può aver nutrito la nascita del pensiero greco semplicemente perché questo aveva vissuto il suo periodo di maggior fulgore nel V secolo a.C., cinquecento anni prima". Il libro, che è di poche pagine ma è pregno di argomentazioni e temi profondi, è poi anche un atto d’accusa contro l’appiattimento dei media e la deferenza acritica nei confronti del Vaticano. "In Italia - si legge - è in atto una sorta di evirazione preventiva, molto politically correct, di tutto ciò che potrebbe, a ragione o a torto, urtare la sensibilità della religione più in voga". Un atteggiamento che l’autore vede come triste autolimitazione della libertà d’opinione e pure, in qualche caso, d’impresa. Oltre che come annuncio sinistro di una progressiva rinuncia ai valori dell’Illuminismo e dell’Umanesimo, già oggetto della polemica contro il relativismo portata avanti da lungo tempo da Joseph Ratzinger.Milano, 24 gen. (Apcom) - "Benedetto XVI e l’efficacia crescente del suo discorso sono sintomi di un grave impoverimento culturale, di una tristezza epidemica e della sfiducia crescente in ciò che l’uomo può realizzare. [...] L’efficacia politica di Joseph Ratzinger è la prova che la lunga stagione dell’Umanesimo sta tramontando". Sei mesi dopo la pubblicazione del primo "Contro Ratzinger", l’anonimo e durissimo critico dell’attuale Papa torna in libreria con un upgrade, per dirla con la terminologia informatica, del precedente libro: "Contro Ratzinger 2.0 - Scontro di civiltà e altre sciocchezze". Il libro anche questa volta esce per i tipi della combattiva casa editrice Isbn, e l’editore "continua ad assumersi la piena paternità delle idee espresse". Idee che, le si condivida o meno, sono senza dubbio originali nel panorama dei media e della politica italiana e hanno quantomeno il merito di indirizzare il dibattito intorno al Papa su una strada più articolata da un punto di vista storico e filosofico. Le critiche mosse dall’anonimo estensore a Benedetto XVI sono infatti documentate e puntuali, in particolare viene passato sotto la lente il discorso tenuto dal Pontefice a Ratisbona nello scorso settembre che scatenò le ire del mondo musulmano. La frase "incriminata" è una citazione di un oscuro imperatore bizantino, Manuele II Paleologo, che in una lettera a un amico islamico scriveva: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". Benedetto XVI ha inserito questa citazione nel quadro più vasto di una lectio magistralis cui l’autore del pamphlet contesta di commettere, nell’ordine, un grave errore, un insulto e una dimenticanza. L’errore risiede nell’attribuzione cronologica di una sura del Corano, l’insulto nella già citata opinione dell’imperatore, la dimenticanza nell’ignorare - secondo l’anonimo - che "nella storia della Chiesa ha pieno diritto di cittadinanza l’argomento secondo cui la sapienza di Dio eccede talmente la ragione umana da rendere inefficace ogni sforzo razionale dell’uomo teso a interpretare la creazione". Come si vede, nonostante la forte carica polemica, le argomentazioni critiche sono circostanziate ed elevate e la conclusione sconsolata dell’autore prevede, tra le altre, anche questa ipotesi: "Ratzinger è un abile oratore, ma forse non è così erudito, e certamente può sbagliare, anche in quanto Papa". Se si pensa al dogma dell’infallibilità pontificia, questa affermazione diventa obiettivamente impegnativa. Altro punto su cui l’anonimo striglia il Pontefice è la sua volontà di equiparare il cristianesimo alla ragione, il logos dei greci. La tesi del Papa, scrive, "non fa i conti con una quisquilia cronologica: il cristianesimo non può aver nutrito la nascita del pensiero greco semplicemente perché questo aveva vissuto il suo periodo di maggior fulgore nel V secolo a.C., cinquecento anni prima". Il libro, che è di poche pagine ma è pregno di argomentazioni e temi profondi, è poi anche un atto d’accusa contro l’appiattimento dei media e la deferenza acritica nei confronti del Vaticano. "In Italia - si legge - è in atto una sorta di evirazione preventiva, molto politically correct, di tutto ciò che potrebbe, a ragione o a torto, urtare la sensibilità della religione più in voga". Un atteggiamento che l’autore vede come triste autolimitazione della libertà d’opinione e pure, in qualche caso, d’impresa. Oltre che come annuncio sinistro di una progressiva rinuncia ai valori dell’Illuminismo e dell’Umanesimo, già oggetto della polemica contro il relativismo portata avanti da lungo tempo da Joseph Ratzinger.Milano, 24 gen. (Apcom) - "Benedetto XVI e l’efficacia crescente del suo discorso sono sintomi di un grave impoverimento culturale, di una tristezza epidemica e della sfiducia crescente in ciò che l’uomo può realizzare. [...] L’efficacia politica di Joseph Ratzinger è la prova che la lunga stagione dell’Umanesimo sta tramontando". Sei mesi dopo la pubblicazione del primo "Contro Ratzinger", l’anonimo e durissimo critico dell’attuale Papa torna in libreria con un upgrade, per dirla con la terminologia informatica, del precedente libro: "Contro Ratzinger 2.0 - Scontro di civiltà e altre sciocchezze". Il libro anche questa volta esce per i tipi della combattiva casa editrice Isbn, e l’editore "continua ad assumersi la piena paternità delle idee espresse". Idee che, le si condivida o meno, sono senza dubbio originali nel panorama dei media e della politica italiana e hanno quantomeno il merito di indirizzare il dibattito intorno al Papa su una strada più articolata da un punto di vista storico e filosofico. Le critiche mosse dall’anonimo estensore a Benedetto XVI sono infatti documentate e puntuali, in particolare viene passato sotto la lente il discorso tenuto dal Pontefice a Ratisbona nello scorso settembre che scatenò le ire del mondo musulmano. La frase "incriminata" è una citazione di un oscuro imperatore bizantino, Manuele II Paleologo, che in una lettera a un amico islamico scriveva: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". Benedetto XVI ha inserito questa citazione nel quadro più vasto di una lectio magistralis cui l’autore del pamphlet contesta di commettere, nell’ordine, un grave errore, un insulto e una dimenticanza. L’errore risiede nell’attribuzione cronologica di una sura del Corano, l’insulto nella già citata opinione dell’imperatore, la dimenticanza nell’ignorare - secondo l’anonimo - che "nella storia della Chiesa ha pieno diritto di cittadinanza l’argomento secondo cui la sapienza di Dio eccede talmente la ragione umana da rendere inefficace ogni sforzo razionale dell’uomo teso a interpretare la creazione". Come si vede, nonostante la forte carica polemica, le argomentazioni critiche sono circostanziate ed elevate e la conclusione sconsolata dell’autore prevede, tra le altre, anche questa ipotesi: "Ratzinger è un abile oratore, ma forse non è così erudito, e certamente può sbagliare, anche in quanto Papa". Se si pensa al dogma dell’infallibilità pontificia, questa affermazione diventa obiettivamente impegnativa. Altro punto su cui l’anonimo striglia il Pontefice è la sua volontà di equiparare il cristianesimo alla ragione, il logos dei greci. La tesi del Papa, scrive, "non fa i conti con una quisquilia cronologica: il cristianesimo non può aver nutrito la nascita del pensiero greco semplicemente perché questo aveva vissuto il suo periodo di maggior fulgore nel V secolo a.C., cinquecento anni prima". Il libro, che è di poche pagine ma è pregno di argomentazioni e temi profondi, è poi anche un atto d’accusa contro l’appiattimento dei media e la deferenza acritica nei confronti del Vaticano. "In Italia - si legge - è in atto una sorta di evirazione preventiva, molto politically correct, di tutto ciò che potrebbe, a ragione o a torto, urtare la sensibilità della religione più in voga". Un atteggiamento che l’autore vede come triste autolimitazione della libertà d’opinione e pure, in qualche caso, d’impresa. Oltre che come annuncio sinistro di una progressiva rinuncia ai valori dell’Illuminismo e dell’Umanesimo, già oggetto della polemica contro il relativismo portata avanti da lungo tempo da Joseph Ratzinger.

Due “pamphlet” anonimi come gli antichi libelli seicenteschi. Due saggi che passano al setaccio la vita, le opere e i discorsi di Joseph Ratzinger. Dalla formazione al rapporto di stretta collaborazione con Giovanni Paolo II, fino all’elezione come papa con il nome di Benedetto XVI. La casa editrice milanese Isbn pubblica "Contro Ratzinger” e “Contro Ratzinger. 2.0. Scontro di civiltà e altre sciocchezze”“, lanciando un’operazione editoriale coraggiosa che con sguardo critico soppesa la “consistenza morale e filosofica” dell’attuale pontefice. Per vederci chiaro, per capire, “per difendersi”. Il punto di partenza è semplice. Ratzinger rappresenta “un enigma mediatico”. Piace alla destra e viene rispettato dalla sinistra, pur non avendo i pregi e i difetti che oggi rendono popolari. La presenza dei fedeli all’Angelus domenicale è raddoppiata rispetto ai tempi di Giovanni Paolo II. Benedetto XVI incarna oggi il “papa filosofo”, che si fa ascoltare dalle folle con il suo messaggio razionale, con il suo “apparente laicismo”. Un colloquiare pacato e fermo che diventa strumento di critica contro la modernità, il relativismo che “se si trasforma in un assoluto… distrugge l’agire umano”, contro l’omosessualità definita “un disordine oggettivo”, il darwinismo e il concetto di evoluzione, “diventata la nuova divinità”. L’anonimo autore rilegge i messaggi, le conferenze, i libri di Ratzinger, scovando i punti di frattura, le contraddizioni, le ingenuità storiche, le velleità filosofiche, spesso infondate. Perchè quello che manca oggi è “una critica filosofica” che faccia da contraltare al tradizionalismo di Benedetto XVI. Perchè “è a causa della rinuncia non solo a rispondere, ma perfino a domandare, di molta filosofia contempooranea” che Ratzinger può presentarsi oggi come la più alta autorità, chiamata a dare risposte su tutte le questioni della vita. E non solo sulla fede. Tra i documenti più interessanti pubblicati nel primo volume, l’elenco delle persone condannate da Ratzinger nel corso della sua carriera. Una lunga lista di teologi, suore, vescovi in prevalenza impegnati a diffondere una cultura troppo aperta nei confronti dell’omosessualità, dell’aborto, della contraccezione. Il secondo volume ripercorre invece quella “settimana di guerra santa mediatica e medievale”, esplosa in occasione del discorso di Ratisbona del settembre 2006, pubblicato per intero con correzioni annesse “dell’anonimo estensore”. Significativo il successivo recupero del dialogo con l’Islam e con le altre religioni, fondato “sulla possibilità di convergere sul nemico comune rappresentato dalla modernità” e dal relativismo. Da non perdere, infine, il divertente racconto della fallita campagna pubblicitaria del libro “Contro Ratzinger” a Roma. Causa più che prevedibile: la Città eterna avrebbe mai potuto lanciare un saggio con un titolo simile? Ovviamente no.