Calcio e potere
Simon Kuper
Data di uscita: 28 Febbraio 2008
Traduzione: Alfonso Vinassa de Regny
ISBN: 9788876380846
Introduzione di Alberto Piccinini Revisione di Simone Bertelegni
Il libro
Considerato uno dei testi classici del “new football writing”, Calcio e potere è il racconto in prima persona di un giovane giornalista inglese in giro per il pianeta, alla ricerca dei legami tra lo sport più bello del mondo e la politica: come il calcio ha alimentato rivoluzioni e come ha mantenuto dittatori al potere. Un’indagine sociologica, un’analisi storica e un racconto ricco di humour, attraverso 22 Paesi e le testimonianze di calciatori, politici e semplici tifosi, dal Mondiale argentino di Videla del ‘78 ai rancori tra l’Olanda di Gullit e la Germania di Matthäus nell’88, dalla Lazio di Gascoigne al Camerun di Roger Milla. Questa edizione è arricchita da nuovi capitoli sull’Italia (uso del Milan e nascita di Forza Italia) e sugli intrecci tra pallone e terrorismo islamico. Il risultato è un libro fondamentale per capire il calcio e il suo posto nel mondo.
L’autore
Simon Kuper è nato in Uganda nel 1967 da una famiglia ebrei sudafricani. Cresciuto in Olanda, si è laureato in Storia a Oxford. Ha collaborato con l’Observer e il Guardian, attualmente scrive sul Financial Times, dove si occupa di sport e in particolare di calcio. Per Isbn ha pubblicato Ajax la squadra del ghetto (2005).
Carlo Annese - lagazzetta.it
Luca Castaldini - SportWeek
Carlo Martinelli - Alto Adige
Sandro Modeo - Corriere della Sera
Massimo Rota - GQ
Luca Mastrantonio - Il Riformista
Giorgio Porrà - Il Mattino
Concetto Vecchio - Repubblica
Silvia Bombino - Vanity Fair
Italo Arcuri - Diario21
Internazionale
Leonardo Merlini - APCOM
Roberto Beccantini - TTL
Groove
Simone Bertelegni - Eurocalcio
Federico Sarica - DNEWS
Il Salvagente
Massimo Franchi - L’Unità
Giovanni Cocconi - Europa
Carlo Martinelli - Il Corriere delle Alpi
Guido Caldiron - Liberazione
Vincenzo Mulè - Left
Caterina Visco - Mangialibri
Liborio Conca - Il Mucchio Selvaggio
Massimo Grilli - Corriere dello sport Stadio
Sergio Eletto - Kathodik.it
Storia di Klopfeisch, di calcio e di potere
“Nei primi mesi dopo la costruzione del Muro, Klopfeisch passò tutti i pomeriggi in mezzo a una massa di tifosi dello Hertha di Berlino Est, in piedi di fianco al Muro, ascoltando i suoni che arrivavano dal campo di gioco dello Hertha, a pochi metri di distanza dalla frontiera. Quando la folla allo stadio esultava, il gruppo al di là della cortina di ferro esultava a sua volta. Nel giro di poco tempo, le guardie di frontiera fecero in modo che la cosa cessasse. In seguito, lo Hertha si spostò allo Stadio Olimpico, che si trova all’estremità occidentale di Berlino Ovest, a chilometri di distanza dal Muro, e non a portata d’orecchio”. Sembra una sequenza delle “Vite degli altri” o un brano da un romanzo di Enrich Boll. E’ una storia vera, invece, una delle tante, individuali ma di grande valore simbolico, raccolte da Simon Kuper in un viaggio iniziato all’inizio degli Anni 90 e raccontate in un libro diventato di culto. Pubblicato nel 1994 a Londra, Football against the enemy è considerato uno dei classici del “new football writing”, e adesso Isbn lo pubblica in Italia con il titolo di Calcio e potere: un risarcimento della memoria, un testo senza data di scadenza, indispensabile per chi non ha mai considerato il pallone distinto dalla società, per capire perché sia stato così importante da aver rivestito un ruolo fondamentale nella formazione delle identità collettive in giro per il mondo. Kuper scrive in prima persona, con lo stupore e l’ingenuità di un free lance poco più che ventenne che scopre le dittature sudamericane, i fili spinati dell’ex cortina di ferro, le credenze ancestrali dell’Africa che si sta modernizzando. Incontra Helenio Herrera nei suoi ultimi giorni a Venezia, si fa raccontare del Mondiale argentino dal Nobel per la Pace Perez Esquivel, descrive la rivalità tra i protestanti dei Glasgow Rangers e i cattolici del Celtic attraverso la storia familiare di un tifoso appena diventato papà. E oggi ricora tutto con nostalgia. Collabora da Parigi con il Financial Times e ammette: “Quando viaggio per il mondo guardando le partite, vedo le stesse cose ripetersi ovunque: il gioco, ad alto livello, è lo stesso dovunque, non si può più dire che il Milan giochi un calcio all’italiana o il Real abbia un’impronta spagnola; i tifosi si tingono la faccia e cantano gli slogan sulla marcia dell’Aida in Sudafrica come in Ucraina. Quando ho scritto Calcio e potere, gli stadi erano ancora il luogo in cui scoprire le tensioni nascoste, etniche, religiose, regionali e di classe nell’Europa occidentale”. La globalizzazione ha appiattito tutto, perfino il gioco più amato dalle masse. Tanto che che il capitolo che Kuper aggiunge all’edizione italiana, sembra posticcio e un po’ obbligato, anche se il paragone tra Berlusconi e Bush è una delle sue tante interessanti illuminazioni. “Ero a Milanello, pochi giorni fa, e quel luogo mi è sembrato la sintesi della visione che Berlusconi ha del mondo e dell’Italia – conclude Kuper –: un luogo moderno e tecnologico, nel quale si può mangiare un buon piatto di pasta e bere un ottimo caffè”. P.S.: Volete sapere che fine fece Klopfeisch? Seguito come un’ombra dagli agenti della Stasi, che compilarono un enorme dossier sulla sua pericolosa passione per la Bundesliga, fu il primo e forse unico cittadino espulso dalla Ddr per aver tifato per le squadre sbagliate.

