La vita fuori tempo di Ivan Dolinar

Ogni vita è storia. Le incredibili avventure di un Forrest Gump croato

Josip Novakovich

256 PAGINE | 14 EURO
Data di uscita: 13 Maggio 2005
Traduzione: Anna Mioni
ISBN: 9788876380174

Il libro

La vita fuori tempo di Ivan Dolinar è un romanzo picaresco. Anzi no, è Candide senza più niente da insegnare, è lo Straniero diventato all’improvviso spiritoso, è il buon soldato Sc’vèik più leggero di una risata. Avete tra le mani, insomma, il Bildungsroman, comico, triste e Irresistibile, di un Forrest Gump croato. Ivan nasce il 1° aprile 1948. E cresce cercando di abituarsi alla Jugoslavia di Tito. Quando ci riesce, il suo mondo ha deciso di cambiare. Il racconto inizia dalle macerie della Seconda guerra mondiale, attraversa decenni di comunismo e di campi di lavoro (memorabile l’incontro di Ivan, il carcerato, con Tito, il dittatore) per culminare nella carneficina della guerra civile, combattuta dal protagonista ora su un fronte ora sull’altro. Ivan è un metronomo costantemente fuori tempo, è un uomo sorpreso dagli eventi sempre alle spalle. La grandezza di Josip Novakovich è saper raccontare la Croazia, il nostro vicino ignorato, in modo vivido, tragico e leggero. Perché è la storia a dare il ritmo. E agli uomini non resta che ballare.

L’autore

Traferitosi a vent’anni dalla Croazia agli Stati Uniti, Josip Novakovich insegna letteratura creativa all’università di Cincinnati. E’ considerato un importante esponente della letteratura americana contemporanea ed è stato insignito di numerosi premi letterari. Tra le sue numerose pubblicazioni Apricots from Chernobyl (1995) e Salvation and other Disaster (1998)

Tiziana Loporto - D di Repubblica
Marco Denti - www.lettera.com
Antiniska Pozzi - www.hideout.it
Cappelletto - Radio Capodistria Giornale radio
Diego Zandel - la Gazzetta del Mezzogiorno
Tiziana Lo Porto - www.etnoblog.com

13 maggio 2005 A est della speranza Josip Novakovich, nato e vissuto in Croazia fino ai vent’anni, lasciato l’Est non ha mai smesso di scrivere in inglese. Ed è in inglese che a Cincinnati, dove abita e oggi insegna all’università, ha scritto il suo romanzo d’esordio, La vita fuori tempo di Ivan Dolinar. Perché è partito dalla Croazia? All’epoca era Iugoslavia. Sono andato via perché ero innamorato della lingua inglese, e volevo vedere l’Occidente. In quegli anni molti di noi che vivevamo il socialismo dell’Est avevamo l’impressione di perderci tutto il nuovo che poteva succedere solo in Occidente. Ora che vive in America, che cosa non smette di mancarle? Le strade, camminare tra gente di tutte le età… Di tanto in tanto mi manca il burek [sfoglia ripiena di formaggio di capra, ndr] e flirtare con le donne… In America la gente non flirta molto. All’inizio del suo romanzo, Ivan scrive una lettera a Tito in cui gli domanda, insieme al pane quotidiano, palloni da calcio di cuoio. Com’era il calcio nella Iugoslavia di Tito? Era lo sport più importante. Ed è stranissimo che Serbia e Croazia siano diventate entrambe squadre migliori di quanto lo sia mai stata la Iugoslavia… Anche se sono state sempre frutto della stessa vecchia severa scuola di calcio. Quando vivevo in Iugoslavia seguivo le partite alla radio tutte le domeniche e tifavo per l’Hajduk Spalato. E adesso tifa per la nazionale croata? Non pensavo che avrei mai tifato per la squadra nazionale croata. Prima, in nazionale, tifavo per l’Olanda, ma nell’era di Suker e Boban ho seguito il calcio croato appassionatamente. La vita fuori tempo di Ivan Dolinar è pieno di gente che crede in qualcosa. Lei in che cosa crede? Nell’amicizia e nell’amore dei genitori per i figli. In Dio ci crede? A distanza sì… ma non come ti insegnano nei libri illustrati che avevo da bambino. Ho avuto un’educazione battista e per anni ho letto la Bibbia una volta all’anno. La mia fede di adesso è astratta, filosofica, tende al misticismo… Ma non sono un praticante. In Chiesa non ci vado. E nel Papa, ci crede? Vuol dire nel nuovo Papa? Be’, per credere in lui devi essere cattolico. I protestanti mi hanno indottrinato a non credere a nessun essere umano, solo in Dio. Il giovane Ivan Dolinar è triste perché la bellezza femminile lo distrae. Una cosa del genere l’ha scritta Bob Dylan da giovane, definendo la bellezza come un qualcosa che quando la incontri ti spiazza. È questo per lei la bellezza? Sì, la bellezza è un istante di nostalgia che nobilita. Quando vedo qualcosa di bello, capisco cos’è che mi manca. E non parlo solo della bellezza femminile. Negli anni ‘90 Emir Kusturica ha cercato di dare una lettura di quello che accadeva nella ex-Iugoslavia, suscitando polemiche. Cosa pensa di lui? Kusturica è un assurdista e ho capito quello che ha cercato di fare mentre vivevo a Belgrado e il regime commetteva atrocità. In parte lui è un prodotto di quella vecchia Iugoslavia che amava, e credo ci abbia messo un po’ a capire che non esisteva più nessuna Iugoslavia.

novembre 2005 Le incredibili avventure di un Forrest Gump croato La vita di Ivan Dolinar sembra seguire su un piano sfalsato gli eventi della storia. Quando comincia a capire la sua patria, la Jugoslavia, quella non c’è più. Non appena riesce a sentirsi libero, viene imprigionato. Durante la guerra civile sceglie coerentemente il momento sbagliato e il posto giusto, o viceversa. Sempre inadeguato, Ivan Dolinar è un simbolo della precarietà dei nostri tempi. Sentiva che tutto era possibile. Poteva diventare un neurochirurgo. Poteva integrarsi in Serbia, ma poteva anche andarsene da Novi Sad. Poteva entrare nel KGB, nella CIA, in entrambi. E poteva diventare alcolizzato. Era completamente libero. Ivan Dolinar nasce il primo aprile 1948, e non è uno scherzo. All’epoca la sua patria si chiamava Jugoslavia, un nome che è ormai andato perso nei meandri della storia. Adeguatosi, non senza una fatica immane, agli ordinamenti di Tito scopre di aver sbagliato tutto e si ritrova in un campo di lavoro. Non sarà l’unico abbaglio della sua "vita fuori tempo" e nemmeno l’unico cambio di orizzonte perché Ivan Dolinar si ritroverà a combattere su tutti i fronti della tragica e ferocissima guerra civile che ha dissolto la Jugoslavia. Non finisce qui perché nella sua candida e disperata ingenuità, Ivan Dolinar affronta una lunga e complessa serie di peripezie condivise con una moltitudine picaresca di personaggi. Nel complesso, più che ad una trama definita, Vita fuori tempo di Ivan Dolinar è costruito attorno al ritmo sferzante delle parole che Josip Novakovich allinea con un ritmo trascinante e assecondando con naturalezza toni ora drammatici, ora sardonici. Con questo, Vita fuori tempo di Ivan Dolinar, è una testimonianza credibile e avvicente del disorientamento di chi si ritrova, invariabilmente, ai margini della storia. Ivan Dolinar infatti è perennemente straniero ed emarginato perché inadeguato e distante, ma la sua (costante) sorpresa è anche la nostra perché non ci sono due storie, e di fronte al rocambolesco succedersi degli eventi, alla repentina rapidità con cui il mondo cambia nome, siamo tutti un po’ come "fuori tempo".

Novembre 2005 Il tempo è magia nera Ivan bambino, Ivan ragazzo, Ivan prigioniero, Ivan soldato, Ivan padre di famiglia, Ivan fantasma: un’intera vita raccontata nella sua in-completezza. Croazia, 1948: iniziano qui sia il racconto che la vita del protagonista, e da subito le vicende personali di Ivan s’intrecciano indissolubilmente con gli accadimenti del XX secolo, in un legame misterioso che ripropone l’interrogativo eternamente irrisolto sui rapporti tra individuo e Storia. Ivan Dolinar cresce nella Jugoslavia di Tito, procedendo a tentoni in una società in cui sembra che tutti sappiano quale dev’essere il proprio posto. Fin dalle prime righe la narrazione è ricca di episodi-simbolo dell’inadeguatezza del protagonista (che è poi quella di ogni essere umano di fronte alla propria esistenza): il romanzo si configura come una serie di istantanee, vividissime e di un’ironia caustica, tenute insieme dal soggetto principale, ma anche abitate da una galleria di personaggi indimenticabili, uno su tutti lo scultore Marko Kovacevic, cinico e disilluso portatore di una concezione in cui «Dio non ci farà bruciare all’inferno come le rane che gli italiani cucinano ai ferri. Dio non è un cuoco italiano. Non esiste l’inferno. E non esiste nemmeno il paradiso». Ivan è perennemente in balia degli eventi e dei cambiamenti sociali: dagli anni del comunismo alla guerra civile, Novakovich letteralmente disegna per noi il percorso formativo del protagonista, dai tentati studi di medicina e filosofia all’incontro col dittatore Tito e Indira Gandhi in un campo di lavoro, regalandoci immagini memorabili per la loro efficacia metaforica. E ancora, le pagine della guerra, l’incapacità del protagonista di capire su che fronte combattere e la difficoltà di uccidere per la prima volta un altro essere umano: ma, del resto, «non puoi essere in guerra e non uccidere, è come lavorare in un bordello e restare vergine». Tutto è raccontato con uno stile ibrido che alterna momenti di vera poesia del quotidiano, riflessione filosofica e toni cronachistici talora tendenti al triviale, uno stile che rispecchia appieno gli elementi della vita del protagonista, della Vita in generale. Qua e là, mentre gli anni scorrono e il mondo si trasforma, possiamo udire i pensieri di Ivan, le sue piccole prese di coscienza, mai definitive e sempre cariche di stupore: «il tempo è magia nera… prosciuga i tessuti da sotto la pelle e li trascina fuori dal corpo», commenta osservando il volto decadente di Marko, che un tempo gli era parso durevole come le lapidi che egli scolpiva. «Abbiamo tutti personalità multiple; una di noi è il passato, l’altra è il futuro, e non ne esiste una presente. In questo momento siamo vuoti, siamo spazi in cui il passato e il futuro discordano». A suo modo uno sguardo puro, riportato dall’autore senza tradirlo, evidenziato da un’abilissima ed efficace ironia. Stupefacente il finale. Che differenza c’è tra un fantasma e un’anima?

2 agosto 2005 Cappelletto: "La vita fuori dal tempo di Ivan Dolinar" e’ il titolo dell’ultimo romanzo di Josip Novakovich. Il volume, uscito di recente anche in italiano, narra le incredibili avventure di - quello che viene definito nella copertina del volume - un Forrest Gump croato. Il servizio è di Stefano Lusa. Testo: Josip Novakovich è nato in Croazia, ma a vent’anni ha abbandonato il suo paese per iscriversi ad un college americano. Ora insegna all’università di Cincinnati e scrive in inglese. Il libro narra della Jugoslavia dei Tito ed anche delle guerre che negli anni novanta hanno accompagnato la sua dissoluzione. Quella di Novakovich è una prospettiva disincantata della realtà jugoslava. Il protagonista del libro, Ivan Dolinar, riesce sempre a farsi travolgere dagli eventi, ma non riesce mai ad appassionarsi troppo per le ideologie che gli vengono proposte e che forse gli converrebbe abbracciare ciecamente. A far fortuna sono gli altri, quelli che magari da ferventi comunisti diventano convinti nazionalisti. Per il protagonista invece la nazione “è un enorme gruppo di persone, e in ogni gruppo di persone ci sono degli idioti, quindi se ci si identifica con il gruppo si è parte di quell’idiozia”. In tutto il romanzo comunque sembra di vivere in una strana dimensione onirica, fatta di dialoghi e situazioni surreali. Per certi versi ci può ricordare alcune scene dei film di Emir Kusturica. Memorabile la descrizione di un bagno alla turca ed anche di tanti altri piccoli particolari della vita “jugoslava”. La graffiante satira si mescola con aspetti assolutamente orripilanti ed il testo, però, nel finale sembra tramutarsi in un b-movie.

A Est della speranza Josip Novakovich, nato e vissuto in Croazia fino ai vent’anni, lasciato l’Est non ha mai smesso di scrivere in inglese. Ed è in inglese che a Cincinnati, dove abita e oggi insegna all’università, ha scritto il suo romanzo d’esordio, La vita fuori tempo di Ivan Dolinar. Perché è partito dalla Croazia?All’epoca era Iugoslavia. Sono andato via perché ero innamorato della lingua inglese, e volevo vedere l’Occidente. In quegli anni molti di noi che vivevamo il socialismo dell’Est avevamo l’impressione di perderci tutto il nuovo che poteva succedere solo in Occidente.Ora che vive in America, che cosa non smette di mancarle?Le strade, camminare tra gente di tutte le età… Di tanto in tanto mi manca il burek [sfoglia ripiena di formaggio di capra, ndr] e flirtare con le donne… In America la gente non flirta molto.All’inizio del suo romanzo, Ivan scrive una lettera a Tito in cui gli domanda, insieme al pane quotidiano, palloni da calcio di cuoio. Com’era il calcio nella Iugoslavia di Tito?Era lo sport più importante. Ed è stranissimo che Serbia e Croazia siano diventate entrambe squadre migliori di quanto lo sia mai stata la Iugoslavia… Anche se sono state sempre frutto della stessa vecchia severa scuola di calcio. Quando vivevo in Iugoslavia seguivo le partite alla radio tutte le domeniche e tifavo per l’Hajduk Spalato.E adesso tifa per la nazionale croata?Non pensavo che avrei mai tifato per la squadra nazionale croata. Prima, in nazionale, tifavo per l’Olanda, ma nell’era di Suker e Boban ho seguito il calcio croato appassionatamente.La vita fuori tempo di Ivan Dolinar è pieno di gente che crede in qualcosa. Lei in che cosa crede?Nell’amicizia e nell’amore dei genitori per i figli.In Dio ci crede?A distanza sì… ma non come ti insegnano nei libri illustrati che avevo da bambino. Ho avuto un’educazione battista e per anni ho letto la Bibbia una volta all’anno. La mia fede di adesso è astratta, filosofica, tende al misticismo… Ma non sono un praticante. In Chiesa non ci vado.E nel Papa, ci crede? Vuol dire nel nuovo Papa? Be’, per credere in lui devi essere cattolico. I protestanti mi hanno indottrinato a non credere a nessun essere umano, solo in Dio.Il giovane Ivan Dolinar è triste perché la bellezza femminile lo distrae. Una cosa del genere l’ha scritta Bob Dylan da giovane, definendo la bellezza come un qualcosa che quando la incontri ti spiazza. È questo per lei la bellezza?Sì, la bellezza è un istante di nostalgia che nobilita. Quando vedo qualcosa di bello, capisco cos’è che mi manca. E non parlo solo della bellezza femminile. Negli anni ‘90 Emir Kusturica ha cercato di dare una lettura di quello che accadeva nella ex-Iugoslavia, suscitando polemiche. Cosa pensa di lui?Kusturica è un assurdista e ho capito quello che ha cercato di fare mentre vivevo a Belgrado e il regime commetteva atrocità. In parte lui è un prodotto di quella vecchia Iugoslavia che amava, e credo ci abbia messo un po’ a capire che non esisteva più nessuna Iugoslavia.