Callisto
Un intrigo americano selezionato tra i 6 finalisti del premio Bancarella 2008
Torsten Krol
Data di uscita: 10 Settembre 2007
Traduzione: Francesco Pacifico
ISBN: 9788876380594
Il libro
Callisto è l’America periferica delle roulotte e delle case prefabbricate, degli uomini senza storia e delle voci dei tg della Fox. Gli americani di Callisto non sanno trovare l’Europa su una carta geografica e credono che Osama bin Laden si chiami Sammy bin Laden. Odel Deefus, il ventunenne protagonista, è un eroe bifolco, stupido perché nessuno gli ha chiesto di non esserlo, innocente come lo Straniero di Camus, tenero come Wile E. Coyote. Folgorato dall’immagine televisiva di Condoleezza Rice decide di unirsi ai marines in partenza per l’Iraq, ma il breve tragitto verso il centro di arruolamento diventa un viaggio allucinante, un intrigo di omicidi, droga, cospirazioni e, naturalmente, terrorismo. Odell, da aspirante "esportatore di democrazia", diventa presunto terrorista islamico, vittima della guerra che l’America sta combattendo contro se stessa. Callisto è il romanzo della paranoia post 11/9, una grande invenzione letteraria, un thriller apocalittico che vi terrà davvero con il fiato sospeso.
L’autore
Torsten Krol vive nel cuore dell’outback australiano e comunica soltanto via e-mail. Nessun editore o agente lo ha mai visto in volto. Oltre a Callisto è autore di Gli uomini delfino (2006).
Damir Ivic - Il Mucchio Selvaggio
Leonardo Merlini - apcom
Silvia Bombino - Vanity Fair
Irene Panighetti - Radio Onda D’Urto
Leggi l’incipit di Callisto - La Repubblica
Jadel Andreetto - L’Indipendente
Valerio Venturi - ilfattonline.com
Italo Arcuri - diario21.net
Matteo Valle - Maxim
Sergio Gilles Lacavalla - Rockstar
Antonella Ottolina - A-Anna
Roberto Festa - Diario
Pino Cottogni - thrillermagazine.com
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Massimiliano Panarari - Il Secolo XIX
Laura Grimaldi - Il Sole 24 Ore
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Damir Ivic - Mucchio Selvaggio
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Clara Rubbi - Il Secolo XIX
Sebina Terzoni - La Cronaca di Cremona
INTRIGO AMERICANO TRA PYNCHON E HOLDEN Un ragazzo del Wyoming parte per arruolarsi nell’esercito e finisce coinvolto in una serie di eventi incredibili che lo porteranno fino a essere accusato di terrorismo e recluso a Guantanamo, prima che qualcosa di molto simile al "deus ex machina" del teatro greco classico arrivi a regalare un ultimo colpo di scena. Molto in breve è questa la storia che ci racconta "Callisto", romanzo scoppiettante firmato dal misterioso autore Torsten Krol, che viene pubblicato in questi giorni in Italia da Isbn edizioni. Un libro inconsueto, potente e magnetico, costruito attorno al suo protagonista, Odell Deefus, un ragazzone che viene dalla periferia degli Usa, non è istruito e guarda al mondo con un’ingenuità disarmante. Insomma, un personaggio difficile da dimenticare e che sembra la versione aggiornata dell’Holden Caulfield di Salinger. Come il suo illustre predecessore, anche Odell deve in qualche modo cercare di farsi largo nel caos del mondo, ma l’universo di cui si occupa Krol è quello impazzito e paranoide degli Stati Uniti del dopo 11 settembre, un Paese spaventato nel quale si muovono presunti terroristi, agenti corrotti, predicatori televisivi, spacciatori e misteriosi uomini della Sicurezza nazionale. Il tutto sotto una cappa di controllo tecnologico e di esasperata paranoia che fa pensare a Don De Lillo e, ancor di più, a Thomas Pynchon. Un autore che possiamo accostare a Krol anche per la scelta di invisibilità: l’autore di "Callisto" vive infatti nell’interno selvaggio dell’Australia e comunica solo via e-mail. Una scelta di solitudine che non sembra però danneggiare la fantasia di Torsten Krol, che nelle 400 pagine del romanzo immagina situazioni rocambolesche, talvolta al limite del ridicolo, ma che trovano una loro giustificazione nella personalità semplice e universale di Odell. Che se anche non sa parlare molto bene - e Krolè straordinario nel creare una lingua su misura per lui, rendendo terribilmente complicato il lavoro del traduttore Francesco Pacifico - riesce sempre a riportare la vicenda su un piano più umano. "Succedevano troppe cose - dice a un certo punto il protagonista - e tenere dietro a tutto quanto stava diventando molto difficile. Io cosa volevo, una vita semplice, io, Lorraine e un paio di figli in questa casa qui che è perfetta per allevare bambini non c’è praticamente traffico per strada è molto sicuro per i bambini". Nella trama abnorme, che serve a Krol anche per creare una satira pungente degli Stati Uniti, si intrecciano molti dei temi d’attualità più scottanti. Oltre al terrorismo, il problema del dialogo con il diverso: i personaggi di "Callisto" - che è il nome della contea dove si svolge il romanzo - credono che bin Laden si chiami Sammy e danno per scontato il parallelismo musulmano-terrorista. E poi le congreghe di cristiani rinati che svolgono un ruolo ambiguo, i metodi poco ortodossi della polizia, i centri di detenzione segreta, gli intrighi per spingere un candidato alla Casa Bianca, le misteriosi propaggini di un potere che sembra vedere e sapere tutto. L’ingenuità ottusa di Odell, che stravede per Condoleezza Rice tanto da tenere una sua foto nel passaporto, fatica a trovare un suo spazio in questo mondo impazzito. "Penso che sei caduto dal cielo l’altro ieri - gli dice Lorraine, la sbrigativa e losca ragazza di cui Odell si innamora - Nessuno si comporta come dovrebbe comportarsi. Né i politici che ingrassano con i soldi dei lobbysti, né i predicatori televisivi a caccia di donne, né gli sbirri e neppure io, per questo non mi lamento come dovrei". Non si lamenta neppure Odell, nonostante l’incredibile serie di sventure che gli capitano. E nel suo essere in qualche modo vicino al "buon selvaggio" di Rousseau forse possiamo trovare una possibile speranza per il futuro. In un mondo falso e violento, un uomo di un metro e novanta che si commuove leggendo sempre lo stesso libro per ragazzi è un patrimonio da tutelare. Così come il talento di Krol.
Per ascoltare l’intervista a Francesco pacifico, scrittore e traduttore di Callisto, clicca qui.
“Callisto” é come il suo titolo. Un bellissimo romanzo, un classico contemporaneo. Perché queste lodi sperticate? Perché é godibile, e perché racconta l’America post-11 settembre meglio di quanto potrebbe fare il testo di un giornalista, di un politologo o di un sociologo di livello. Forse la riflessione da snocciolare é più ampia: considerare la supremazia della forma creativa sulla saggistica. Perché un racconto, una favola narra di storie specifiche e macro-storie anche attraverso le scelte grammaticali, il linguaggio. E dice di più, usando il segno ‘meno’. Le emozioni e le riflessioni che prendono il via aiutano processi maieutici che nessun buon oratore-ostetrico potrebbe fomentare, con la dialettica tesi-antitesi. Di questo siamo certi. Detto ciò, si torna a bomba. E si parla finalmente e senza fioretti di “Callisto”, ultima fatica letteraria di Torstn Krol: un autore che vive nel selvaggio outback australiano, e che comunica solo via mail - ha le sorelle Mac Cloed e i ragni velenosi come vicini di casa, lo si puo’ capire. In “Callisto” dà il meglio di sé. Ed anche se sta in Australia e ha il nome di un finlandese, dipinge con certosina naivité voluta l’America periferica delle roulotte e delle case prefabbricate, degli uomini senza storia e delle voci dei tg della Fox. L’America che non vota, o che se vota sceglie il peggio. L’America che comunque, che Sammy bin Laden esista oppure no, vigila su sé stessa - non si può dire se meglio dell’Italia. Odel Deefus, il ventunenne protagonista della storia, è un Forrest Gump che si trova inguaiato in una storia più grande di lui. Come tutti, in fondo, e qui sta la geniale tesi di fondo: non c’é azione che non sia politica. Folgorato dall’immagine televisiva di Condoleezza Rice, musa statunitense, il bifolco decide di unirsi ai marines in partenza per l’Iraq. Perché? Perché non ha un lavoro, tutto qui. Pazienza se rischierà la vita, se sembrerà agli occhi dei più un cretino o un folle esaltato. Gump-Defus vuole solo fare qualcosa. Qualcosa di piccolo. E se non trova il centro di reclutamento, si dedicherà a un prato da falciare. Pedina mossa con divertita cattiveria dal Fato, arriva ad essere omicida, a fare il mediatore per trafficanti di droga. Quindi l’epilogo: ignaro di Bibbie e Corani, é cacciato come presunto terrorista islamico, massacrato dalle parti di Guantanamo. Vincitore e sconfitto, eroe e vittima sacrificale di un’America impazzita che nel nome della Sacra paranoia si immola a sé stessa, risulta simpatico perché puro, l’unico tra gli attori del mosaico da spy-story fatto di mille verità. Insomma, vale la spesa. Il beat é finito, Fante ha già dato, ma la cultura della frontiera esiste ancora. Traduce Francesco Pacifico, che fa un ottimo-difficile lavoro.
“Il mio nome è Odell Deefus. (…) Compirò ventidue anni il 21 novembre del 2007. (…) Un po’ di tempo fa mi trovavo ad attraversare il Kansas al volante di una Chevy Monte Carlo del ’78, che aveva un rumore che sembrava uno di quei cosi per piantare i pali nel fiume per farci i ponti. Me ne andavo ad arruolarmi nell’Esercito visto che ormai hanno un bisogno così disperato di gente che non gli importa troppo se non hai il certificato di maturità, e io non ce l’ho, ma non perché sono stupido”. L’incipit di “Callisto. Un intrigo americano” di Torsten Krol - nelle librerie per i tipi della Isbn Edizioni - apre un ampio orizzonte d’avventura davvero niente male. L’arruolamento, infatti, permette ad Odell - eroe bifolco, folgorato dall’immagine televisiva di Condoleezza Rice, di cui il protagonista adora “quella fessura tra gli incisivi”, una donna “sempre a correre da un paese all’altro sul suo aereo per sistemare le cose tra le nazioni” - di infilarsi, suo malgrado, oppure no, in una miriade di fatti, momenti e circostanze che hanno dell’incredibile, oltre che dello sconvolgente. Eventi - omicidi, droga, cospirazioni e violenza - tanto inverosimili quanto straordinari. Odell finirà accusato di terrorismo - vittima della guerra che l’America sta combattendo contro se stessa - e recluso nel carcere di Guantanamo - “E’ una casa speciale per i nemici degli Stati Uniti” - fino a quando non giunge, in sella alle pagine del libro, un ‘coup de théatre’ che ricalca la migliore tradizione ellenica (Euripide era solito avvalersene) e che appare, oggi rinvigorita, nella struttura dei romanzi polizieschi, quando, inaspettatamente e all’improvviso, l’intrigo si scioglie. “Callisto” è un romanzo ‘nuovo’ nel panorama editoriale, nel senso non solo di ‘inconsueto’ ma di ‘diverso’. Curioso nella narrazione, desueto nello stile, grottesco in alcuni episodi menzionati, caricaturale in alcuni passaggi - gli abitanti della contea ‘Callisto’ credono che Bin Laden si chiami Sammy - e autentico nel linguaggio, che accomuna l’ingenuità di Odell a quella del suo autore, visto che Torsten Krol vive la sua quotidianità in uno sperduto posto dell’Australia, da dove comunica con il resto del mondo tramite internet. Il romanzo è stato difficile anche tradurlo, come fa sapere lo stesso traduttore Francesco Pacifico, che, in ultima pagina, definisce il suo lavoro “la prima traduzione senza consecutio temporum”. Questo libro è una pillola amara per gli Stati Uniti. Per la politica - occupata a guardarsi l’ombelico e asfissiata dalla corsa al potere per il potere - e per la società tutta - poco avvezza al dialogo multiculturale e interreligioso e sempre pronta a mettere alla gogna i diversi e la diversità. “Callisto” è una cartina di tornasole che, come in un gioco di riflessi incrociati, cattura e rimanda gli errori, le improvvisazioni, le supposizioni, le superficialità e le paure di un intero Paese che, dopo l’11 settembre, sembra essere sprofondato in una letargia pericolosa quanto grave e inefficace. Odell, da par suo, lo denuncia. Ai lettori, evidentemente, il compito di raccogliere la sfida.
Un viaggio in un’America povera e degradata. un thriller sulla paranoia USA post 11 settembre Arriva dall’Australia questo autore abbastanza misterioso dal nome Torsten Krol che si presenta al pubblico italiano con il romanzo Callisto. Sull’autore praticamente non si hanno notizie in quanto è persona riservatissima che vive in una remota località australiana e comunica “solo” attraverso e-mail ed anche il suo agente non ha mai sentito la sua voce. Sino a oggi sono stati pubblicati due suoi romanzi, il presente e The Dolphin People e attualmente il suo agente attende un suo terzo romanzo di cui non si conosce ancora neanche il titolo. Callisto ci fa conoscere un’altra America, una america povera, profondamente ignorante. Seguiremo le avventure di un giovane e vero “bifolco” Odeil Deefus che parte per andarsi ad arruolare e portare la “sua” democrazia in Iraq, ma il viaggio verso il centreo di reclutamento ha uno svolgimento imprevisto e Deefus conoscerà un volto duro e cattivo del suo paese, paladino all’estero della democrazia ma che al suo interno… Callisto è l’America periferica delle roulotte e delle case prefabbricate, degli uomini senza storia e delle voci dei tg della Fox. Gli americani di Callisto non sanno trovare l’Europa su una carta geografica, e credono che Osama bin Laden si chiami Saminy bin Laden. Odeil Deefus, il ventunenue protagonista, è un eroe bifolco. stupido perché nessumo gli ha chiesto di non esserlo, innocente come lo Straniero di Camus, tenero come Wile E. Coyote. Folgorato dall’immagine televisiva di Condoleezza Rice decide di unirsi ai marines in partenza per l’Iraq, ma il breve tragitto verso il centro di arruolamento diventa un viaggio allucinante, un intrigo di omicidi, droga, cospirazioni e, naturalmente, terrorismo. Odeil, da aspirante «esportatore di democrazia», diventa presunto terrorista islamico, vittima della guerra che l’America sta combattendo contro se stessa.
Come non affezionarsi ad Odell Deefus? Come non affezionarsi ad un personaggio come Odell Deefus, ventunenne bianco col nome da nero, protagonista di Callisto, romanzo di Torsten Krol, edito da Isbn? Ci sarebbero molte cose da dire su Krol, scrittore australiano, al suo secondo romanzo, con un terzo in cantiere, che comunica solo via e-mail sia con il suo editore che con il suo agente, una sorta di Thomas Pynchon dell’era internettiana, anche se con Pynchon ha poco da spartire dal punto di vista narrativo. Fore un pizzico di paranoia? Sto prendendo una strada sbagliato, un giro troppo largo che mi allontana dal fulcro della narrazione, rappresentato da questo grosso spilungone americano, Odell, che, visto i suoi scarsi rendimenti scolastici, decide di arruolarsi nell’Esercito perché è l’unico posto dignitoso per un poco di buono come lui. Il suo obiettivo è quello di recarsi a Callisto, la città del Kansas dove ci si arruola, ma ha dei problemi con la sua auto, è costretto a fermarsi e a chiedere aiuto. Finisce nella casa di un certo Dean, col quale, complice l’alcol, finisce per diventare amico e per aiutarlo nel suo lavoro: tosare l’erba nelle case degli abitanti della città. Narrato in prima persona da un Odell con grossi problemi di espressione, scritto, quindi, in un americano strambo e sgrammaticato, ottimamente tradotto dallo scrittore Francesco Pacifico, il romanzo subisce un’accelerazione d’eventi improvvisa, con la scoperta di cadaveri in freezer sotterranei, il nascondimento di altri cadaveri colpiti con mazze da baseball, giri di spaccio di droga, fuga di notizie su presunti terroristi che vogliono far esplodere senatori candidati alle prossime presidenziali, esplosioni di furgoni dalle quali ci si salva per il rotto della cuffia. Tutti questi eventi travolgono il povero Odell, che dalla volontà di diventare soldato per difendere il suo Paese viene accusato di essere un pericoloso terrorista. Odell è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza e sottoposto alle torture più abiette al fine di confessare colpe che non ha. Si è solo trovato nel posto sbagliato. È vero, è stato troppo ingenuo, ha parlato troppo, esaltato dalle luci dei media, si è anche innamorato di Lorraine, la sorella di Dean, non avrebbe mai dovuto farlo, anche perché il suo ideale di donna è Condoleeza Rice, e a lei cerca aiuto per uscire indenne da tutti i casini che lo vedono protagonista. “Callisto” è un romanzo tragicomico che getta luce obliqua sulla paranoia contemporanea dell’America post 11/9. Il libro scorre alla grande e nei confronti di Odell, nonostante il suo essere un povero coglione senza arte né parte, non si può che provare affetto, voglia di spupazzarselo e di proteggerlo, nonostante i suoi 190 cm di altezza. In fondo, l’unico libro che ha letto per sedici volte nella sua vita ha come titolo “Il cucciolo”. Nulla nei libri è messo lì, per caso.
Il primo motivo di una ironia che poi nel procedere della storia si rivelerà molto amara, sta proprio nel titolo di questo ultimo romanzo dell’australiano Torsten Krol: Callisto fa pensare al superlativo greco "kallistos" che vuol dire qualcosa come "bellissimo"; parola che nel caso di questa storia individua una insignificante cittadina, da qualche parte del Kansas. Il luogo in cui si svolge questo "intrigo americano". Odell Deefus è un giovanottone americano, ignorante, al limite "stupido", piuttosto stereotipato, se vogliamo. Ma ciò che più conta è che dal momento in cui questo imberbe ammiratore di Condoleeza Rice in fuga dalla famiglia resta a piedi a Callisto, gli cadono addosso una serie di sciagure contro cui non ha altro che la propria pellaccia di ingenuo e fiducioso aspirante servitore della democrazia. Sì, perchè a Callisto egli pensa bene di arruolarsi per andare a fare il suo dovere in Iraq (ma le motivazioni sono soprattutto di natura economica). Nell’oscura cittadina di Callisto, Odell si imbatte in Dean Lowry un misterioso personaggio che cela in casa maleodoranti segreti. Dean esce tragicamente di scena – la "colpa" è proprio di Odell – lasciando l’ospite in un ingarbugliato intrigo fatto di predicatori televisivi ("teo-con" per usare una definizione in voga), poliziotti ambigui, agenti della CIA sospettosi e anche pericolosi, e la sorella, Lorraine Lowry, una losca figura di donna. Della quale, naturalmente, Odell finisce per innamorarsi… In tutto questo bailamme di cospirazione, Odell si muove con la disinvoltura dinoccolata e con l’autostima eccessiva tipica del più tipico dei cretini; riesce però a suscitare una forma mista di divertimento e tenerezza nel lettore. E solo in questo, visto che, pedina in un gioco cinico che chiama in causa tutto il peggio dell’America da cartolina del terrore a cui sembriamo oramai abbonati, tutti lo osteggiano, lo odiano, lo dileggiano e soprattutto lo usano ("Odell è un nome da negro…", tanto per incominciare). La drammatica esplosione che distrugge la casa in cui si è oramai abusivamente insediato e che quasi lo leva di mezzo segna una cesura: quando Odell riapre gli occhi ha di fronte il quadro della "guerra tra civiltà" che complica in un esagerato, cupo, inestricabile ordito i fili della sua storia di scapestrato tardo-adolescente sempre pronto a credere nelle buone intenzioni degli altri. Si potrebbe addirittura chiamare in causa la lezione di moderni pensatori come Dahrendorf, tra coloro che hanno messo in luce il paradosso della lotta senza quartiere al terrorismo, condotta in nome di un modello di civiltà – quello occidentale –, ma in cui si finisce per fare a se stessi proprio quei danni che il terrorismo non arriverebbe a fare (leggi: controllo e limitazioni alle libertà personali). Ma chiamare in causa tutto questo pare, più che esagrato, superfluo. Krol ha un modello di fronte ed è quello di Guantanamo; in una visione peggiorativa ha giocato a calare il suo scanzonato personaggio in questo marasma umano e tecnologico, per vedere attraverso i suoi occhi ingenui, per raccontarlo attraverso la sua lingua incerta. Aldilà dei toni, le tinte sono spesso intrise di un sarcasmo feroce, a tratti di un pessimismo distruttivo. Per capire poi che lingua parli Odell, basti riprendere la nota del traduttore (F. Pacifico), che sintetizza quella che pare una calzante impressione sul libro: "Non mi assumo nessuna responsabilità per questa storia, il gran bifolco ventunenne Odell Deefus, non sa l’inglese. Purtroppo per me ha vissuto una storia talmente incredibile – a causa della immaginazione pervertita post-televisiva, post 24, post Prison Break, post South Park, post Patrioct Act, del suo autore – che è costretto, davvero costretto, a raccontarla. La consecutio temporum praticamente non c’è; proverbi e modi di dire sono quasi sempre storpiati [...]. Nella traduzione, per passare dalla lingua white trash a quella di Dante ho dovuto prendere molte decisioni arbitrarie…". Insomma, Krol rimodella il suo giovane Holden del terzo millennio sulle figure dell’oggi filtrando dalla melassa massmediatica, tutte le infinite serie televisive che finiscono per formare la sotto-cultura di riferimento di Odell (una specie di Fox-generation). A tutto questo il ragazzo non ha da contrapporre che un libro per l’infanzia – l’unico libro da lui letto, letto e riletto – intitolato Il cucciolo; Krol traccia così la possibile traiettoria di un incubo tutto americano e ce la porge, crudamente. …E noi ci siamo divertiti a leggerla..
La sensazione è che, uscito all’inizio dell’estate, questo romanzo di ottima fattura non abbia ricevuto la dovuta attenzione critica. E sì che puzza di postmoderno lontano un miglio: un genere che di solito stimola oltremisura l’intellettuale contemporaneo. Ma tant’è, e allora non resta che sperare nel passaparola, cui diamo il nostro contributo affermando che non c’è neanche una pagina noiosa: il che, in un libro di oltre 400, è tanta roba. Il protagonista è un giovane disadattato che per sfuggire la disoccupazione sta andando a arruolarsi, destinazione Iraq. Gli si ferma l’auto, entra in una casa e da lì parte un plot fenomenale: con cadaveri da spostare in continuazione, predicatori religiosi che cospirano e ogni grado di polizia inquirente ossessionata dal terrorismo islamico. Le teorie del complotto si sprecano, intrecciandosi si gonfiano ipertroficamente fino a dare l’impressione che la realtà non esista più. Al suo posto un reality scritto da una selva di sceneggiatori cinici in competizione tra loro, convinti che: “è un mondo sudicio e non ci sono abbastanza soldi per tutti, per cui devi dare colpi alla cieca per tirare avanti e non finire messo sotto”. Lo strano è che per ¾ si ride, i toni sono quelli della commedia-noir; l’ultima parte, evidentemente ispirata ai metodi di tortura perpetrati nel carcere di Guantanamo, è a tratti insostenibile. Quasi quanto la Condoleeza Rice nuda sulla terza di copertina. Colonna sonora: PJ HARVEY White chalk
Callisto: Una storia assurda? Cara Condoleeza Rice, spero che lei mi può perdonare per aver mentito, lo so che lei mi capisce. Suo affezionatissimo Odell Deefus… Odell, il protagonista di questa storia, ce la racconta dal suo punto di vista; la racconta con la sua ingenuità che rasenta l’idiozia, la racconta con il suo stile sgrammaticato, tanto sgrammaticato che il traduttore ha pensato bene, in modo semiserio, di prendere le distanze dall’autore e dal povero Odell, non assumendosi la responsabilità del prodotto finale, che a onor del vero è un gran bel prodotto. Il lettore, dopo l’impatto iniziale con lo stile a tratti ridicolo di Odell, si ritrova a divorare le pagine per capire in quale assurda (forse) situazione si è immerso questo povero ragazzone di quasi due metri, in quale circolo vizioso e tragico (senza forse) viene risucchiato. Così, in uno scenario tanto in apparenza incredibile, quanto nella sostanza realistico, tra predicatori televisivi, poliziotti corrotti, politici e uomini di chiesa senza rispetto per la vita degli altri, morti in frigorifero, FBI e servizi segreti vere schegge impazzite, cadaveri sotterrati e dissotterrati più e più volte in un crescendo tragicomico, il lettore non può che fare il tifo e preoccuparsi per la sorte di questo ragazzo che voleva diventare paladino del suo Paese e invece viene messo all’indice come nemico pubblico numero uno. Un personaggio memorabile questo Odell Defuus, che quelli che non lo hanno mai visto, pensano sia di colore perché ha un nome da nero, un ragazzo che ha letto un unico libro nella sua vita, decine di volte, un libro per bambini ma che lui sottolinea essere stato un Pulitzer, un uomo innamorato segretamente di Condoleeza Rice (che campeggia in terza di copertina come, c’è da immaginare che le sarebbe piaciuto, mamma l’ha fatta). Che Torsten Krol esista veramente, che abbia o meno una faccia, non è importante, quello che conta è che abbia scritto questo libro.

