American Dust
Prima che il vento si porti via tutto
Richard Brautigan
Data di uscita: 5 Luglio 2005
Traduzione: Enrico Monti
ISBN: 9788876380204
Il libro
Arrivano tutte le sere, d’estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L’alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprare qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La Seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sottobraccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda, prima che il vento si porti via tutto, l’America e i suoi sogni, l’alcolizzato e le sue bottiglie, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell’impresario di pompe funebri e l’odore di gas in casa. La scelta, leggera e terribile, tra hamburger e proiettili, un colpo di fucile in un campo di meli e l’amico bello e ferito, lasciato lì a morire dissanguato. Questo romanzo - l’ultimo pubblicato in vita da Richard Brautigan, uno dei più originali scrittori della controcultura californiana - è un’elegia costruita quasi in forma di giallo, in cui l’infanzia e la morte danzano insieme, avvolte nella polvere del sogno americano.
L’autore
Richard Brautigan nasce a Tacoma, Washington, nel 1935 e muore in California nel 1984. Due anni prima, quando il successo mondiale di Pesca alla trota in America del 1967 è un ricordo lontano, Brautigan pubblica American Dust, il suo ultimo lavoro. Un capolavoro minore, nel quale ironia e dissoluzione confluiscono l’una nell’altra. Nei ventitré anni trascorsi da allora, il romanzo - fino a oggi inedito in Italia - ha avuto continue riedizioni ed è stato tradotto in sette lingue.
Marco Cicala - il Venerdì
Marco Belpoliti - l’Espresso
Internazionale
Massimo Rota - Rolling Stone
Francesco Dragosei - Diario
Marco Belpoliti - l’Espresso
Marco Petrella - l’Unità
Rachele Masci - Liberazione
Francesca Rimondi - Stilos
Fabio Izzo - freaknet.it
Marco Montanaro - lettera.com
Alessandro Genovese - L’Adige
Pubblicato da Isbn edizioni, questo può venire considerato come il libro Karmico dell’autore di Pesca alla Trota in America. Lontano dal successo, ormai dimenticato in patria, ai margini di una vita culturale che lo vede protagonista in terre lontane come la Francia e il Giappone, Brautigan sente ancora sua la missione dello scrivere. Deve chiudere il cerchio, pagare un suo vecchio debito alla vita e alla letteratura. E lo fa raccontando un’America lontana, una terra disgregata e ridotta in polvere dove il vento soffia portandosi via voci lontane di ricordi: l’America dell’infanzia. L’America di un tempo lontano, quando una scatola di proiettili poteva essere comprata da un ragazzino di dodici anni al costo di un Hamburger. Perfino Superman, simbolo di giustizia, intercederà a favore dell’Hamburger, ma a fare una scelta si cambia una vita. Il tono malinconico, nostalgico verso un’arcadia consapevolmente imperfetta ma migliore, è una degna elegia all’opera tutto di questo autore che ha percorso gran parte della sua vita letteraria e non sui sentieri polverosi.
Un ragazzino attraversa un lago per raggiungere l’altra sponda, dove ogni sera due uomini montano un salotto e si mettono a pescare. Durante il tragitto, i ricordi del ragazzino si fondono con quelli dell’uomo adulto, affiorando come polvere, per risalire fino al momento in cui tutto è cominciato: quando il ragazzino sparò a un amico in un campo di meli e lo lasciò morire dissanguato. American dust: La polvere d’America nelle parole di R. Brautigan Succedono un sacco di cose nella vita ed è per questo che ci si trasferisce da un’altra parte, dove si possono dimenticare le cose spiacevoli [...] e ricominciare tutto daccapo, mettendo insieme dei bei ricordi. In American Dust, Brautigan, il ragazzino, fa però tutt’altro. Si affronta. E’ obbligato a raccontare, manipolare la memoria come fosse uno di quei vermi camminatori del racconto. C’è un ragazzino a cui piace ascoltare i vecchi, che ama la pesca e i funerali, ma ha una tremenda paura di quella ragazzina che abita nel locale delle pompe funebri con le mani fredde. E’ la morte stessa che svolazza come un palloncino in una stanza, a marcare la differenza tra ciò che è, perché si può ricordare, e ciò che non può più essere. Brautigan sfida il limite, con la tenerezza e la semplicità che ne contraddistinguono lo stile. Frasi secche, un diario accattivante e mai sciatto, capace di uno humour sincero. E più che la morte, è quel vento che si porta via tutto, a diventare il vero problema. La morte è forse la perdita dell’innocenza: il ragazzino ha sparato per sbaglio a un suo coetaneo. Comincia così il libro, in modo molto cinematografico: con un proiettile che dovrebbe tornare indietro fin nella canna del fucile. Ma non può farlo. Allora bisogna raccontare per vincere il trauma. La perdita dell’innocenza non cancella l’innocenza, se quell’innocenza può essere elaborata, raccontata, per sfidare la polvere. La polvere di un’America che smette di essere se stessa, come un ragazzino che ha appena ucciso un amico. Il proiettile può tornare indietro? Allora che bisogno c’è di muoversi, cercare nuovi ricordi, più belli? E se quel giorno il ragazzino avesse comprato hamburger invece che proiettili? Così comincia a documentarsi sugli hamburger e diventa il più grande esperto di hamburger della città. Così come avrebbe potuto diventare il più ricco imprenditore di vuoti di bottiglie di birra d’America. Avrebbe potuto diventare qualsiasi cosa, intorno alla polvere della memoria. Non prima di esser diventato se stesso, accanto a quei due uomini che ogni sera montano un salotto sul lago e pescano enormi pescigatto senza mangiarli. E’ una favola sulla memoria, American Dust, leggera e intensa come la memoria di un bambino diventato adulto attorno alla polvere da sparo, della miseria, e quella dei ricordi. Buoni o cattivi.
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