Gesù, fate luce

Con uno scritto di Domenico Scarpa

Domenico Rea

240 PAGINE | 12 EURO
Data di uscita: 11 febbraio 2010
ISBN: 9788876381669

Nessun altro scrittore italiano possiede oggi, forse, in tale misura questa capacità d’introspezione psicologica. Alberto Asor Rosa, 1965
E lui stesso, sotto quella scorza di compiaciuta, spavalda, divertita terribilità che amava spesso ostentare, soprattutto con gli amici, altro non era che una straordinaria “creatura”. Ruggero Guarini, dal saggio introduttivo al Meridiano mondadori
Lui non era soltanto un papà, ma anche uno scrittore importante e gli artisti declinano la vita in un altro modo. Da ragazzina trascorrevo interi pomeriggi io nella mia stanza a studiare, lui seduto alla sua scrivania a leggere, scrivere o ricevere qualche telefonata, respiravo i suoi umori non sempre sereni, le sue improvvise allegrie. Talvolta dal suo studio emanava una vitale inquietudine che impregnava la casa di aspettative incandescenti. Una sua rabbia era una grande rabbia, una sua gioia una grande gioia, a questi temporali emotivi non c’era modo di sfuggire. Lucia Rea

«Fu il primo grido, da ieri sera, che Dumì apprese con la rete dell’anima, che gli tremò, fin nelle mani. Una scossa che gli travolse i pensieri di pace, come se gli si rigirasse il cervello nel capo. Capì che Cora non lo avrebbe ucciso [...] Che ragazza tranquilla era stata sempre. Egli ne aveva fatto un’affannosa di cuore, abbandonata, sempre in mezzo al letto, coi capelli lunghi fino alle mani nell’aspettarlo rincasare di notte. E piangeva e poi, davanti ai corpi di reato, scoppiava.»

Nofi, Napoli e provincia, tra il fascismo e la partenza degli Alleati dal Sud, sono lo sfondo dei dodici racconti che compongono questa silloge, pubblicata per la prima volta nel 1950. Sono storie che ci parlano di un’umanità dolente e affaticata colta nella sua quotidianità: la coppia che litiga scomposta, il mutilato finto-zoppo che sbarca il lunario sotto i fascisti, il mendicante che sfama i suoi rubando dalla cantina di un convento, la passione selvaggia e rovinosa di un contadino per una coetanea. Con una scrittura scabra ma trepidante, Domenico Rea illumina ora lo sguardo di un uomo, ora la tensione di un sentimento, ora il vociare di un cortile, riuscendo a fare appoggiare ogni racconto sul sottile confine che c’è tra tragico e comico.

Domenico Rea (Napoli, 1921 – Napoli, 1994), è stato operaio, stenografo, correttore di bozze. Collaboratore poi di alcuni quotidiani, tra cui la Repubblica e il Mattino, e della Rai. Nel 1996 da Ninfa Plebea Lina Wertmüller ha tratto l’omonimo film. Normal 0 0 1 367 2097 17 4 2575 11.1282 0 14 0 0

 

L’indice
Francesco Durante intervista Domenico Scarpa - Il Corriere del Mezzogiorno
Leggeretutti
Apollonia Striano - La Repubblica ed. Napoli
Marco Pacioni - Il Riformista
Sergio Pent - Ttl
I consigli della redazione - Internazionale
Stefania Nardini - Il Corriere Nazionale
Roberto Cicala - Avvenire
Goffredo Fofi - Internazionale
Gianfranco Franchi - Lankelot.eu
Giuseppe Leonelli - La Repubblica
Pietro Treccagnoli - Il Mattino